Lo scontro pugliese fra il Pd dalemiano e Vendola, le altre situazioni critiche del Pd in tutta Italia e il (prevedibile) voltafaccia governista di Di Pietro cambiano la situazione a sinistra. Abbiamo l’occasione di far uscire i comunisti e la sinistra dalla situazione critica e minoritaria in cui sono piombati dopo la partecipazione catastrofica all’ultimo governo Prodi. Servirebbe però il coraggio di fare alcune operazioni.
1) L’alleanza Prc-Pdci dovrebbe avere il coraggio di dire No all’accordo col Pd almeno in qualche regione d’Italia, come per esempio in Campania dove c’è un candidato inaccettabile, anche per evitare di essere percepita come totalmente uguale agli altri. Paradossalmente, Vendola è tornato a farsi apprezzare dal popolo di sinistra e rischia di far crescere i consensi elettorali ad una Sel che era in crisi, anche per non aver ceduto all’arroganza del Pd e per aver aperto (e vinto) uno scontro frontale con Massimo D’Alema.
2) E’ necessario incalzare Sel, dopo le regionali, a dare coerenza al conflitto col Pd per costruire assieme un polo alternativo di sinistra e un movimento di lotta su alcuni comuni obbiettivi programmatici specificamente di sinistra, per affermare – diversamente dal Pd e dall’Idv – il valore dell’opposizione sociale e la critica al capitalismo, in particolare di fronte alla crisi economica verticale e mondiale e ai suoi effetti devastanti per milioni di persone. Questo è l’unico modo realistico per sottrarre consensi a Berlusconi e alla destra, diversamente dall’inefficacia, dimostrata dai fatti, delle ampie alleanze dei ceti politici senza contenuti sociali popolari.
3) Contemporaneamente, all’interno di questa sinistra più ampia della stessa Federazione, è indispensabile accelerare il processo di unificazione fra tutte le forze comuniste disponibili a superare le scissioni da Rifondazione Comunista rientrando nel Prc attraverso un percorso condiviso e con pari dignità, per ricostruire una forza comunista più consistente di quelle attuali, la cui autonomia sarà data necessariamente non per autoprocamazione, né da un nome e da un simbolo, ma dalla capacità di rifondare una teoria ed una prassi comunista e la stessa concezione del socialismo all’altezza dei tempi dopo i profondissimi cambiamenti del mondo e dell’Italia che vi sono stati negli ultimi 20 anni (a partire dal crollo dell’Urss e dallo scioglimento del Pci, le cui cause fondamentali non sono ancora state superate).
4) Per fare ciò è indispensabile rinserrare le fila di Rifondazione Comunista e dell’unità delle sue principali componenti interne, perché qui c’è il baluardo principale sia per una unificazione non minoritaria fra i comunisti, che per l’unità di una sinistra più ampia e di lotta.
Leonardo Masella
Direzione nazionale del Prc.
1) L’alleanza Prc-Pdci dovrebbe avere il coraggio di dire No all’accordo col Pd almeno in qualche regione d’Italia, come per esempio in Campania dove c’è un candidato inaccettabile, anche per evitare di essere percepita come totalmente uguale agli altri. Paradossalmente, Vendola è tornato a farsi apprezzare dal popolo di sinistra e rischia di far crescere i consensi elettorali ad una Sel che era in crisi, anche per non aver ceduto all’arroganza del Pd e per aver aperto (e vinto) uno scontro frontale con Massimo D’Alema.
2) E’ necessario incalzare Sel, dopo le regionali, a dare coerenza al conflitto col Pd per costruire assieme un polo alternativo di sinistra e un movimento di lotta su alcuni comuni obbiettivi programmatici specificamente di sinistra, per affermare – diversamente dal Pd e dall’Idv – il valore dell’opposizione sociale e la critica al capitalismo, in particolare di fronte alla crisi economica verticale e mondiale e ai suoi effetti devastanti per milioni di persone. Questo è l’unico modo realistico per sottrarre consensi a Berlusconi e alla destra, diversamente dall’inefficacia, dimostrata dai fatti, delle ampie alleanze dei ceti politici senza contenuti sociali popolari.
3) Contemporaneamente, all’interno di questa sinistra più ampia della stessa Federazione, è indispensabile accelerare il processo di unificazione fra tutte le forze comuniste disponibili a superare le scissioni da Rifondazione Comunista rientrando nel Prc attraverso un percorso condiviso e con pari dignità, per ricostruire una forza comunista più consistente di quelle attuali, la cui autonomia sarà data necessariamente non per autoprocamazione, né da un nome e da un simbolo, ma dalla capacità di rifondare una teoria ed una prassi comunista e la stessa concezione del socialismo all’altezza dei tempi dopo i profondissimi cambiamenti del mondo e dell’Italia che vi sono stati negli ultimi 20 anni (a partire dal crollo dell’Urss e dallo scioglimento del Pci, le cui cause fondamentali non sono ancora state superate).
4) Per fare ciò è indispensabile rinserrare le fila di Rifondazione Comunista e dell’unità delle sue principali componenti interne, perché qui c’è il baluardo principale sia per una unificazione non minoritaria fra i comunisti, che per l’unità di una sinistra più ampia e di lotta.
Leonardo Masella
Direzione nazionale del Prc.
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che dire? Poche idee ma straordinariamente confuse ...
RispondiEliminaE' la prima volta che sento proporre al PdCI di rientrare nel PRC attraverso un percorso condiviso. Sono d'accordo.
RispondiEliminaOccorre incalzare SL dopo le elezioni regionali: mi sembra giusto. Presentarsi in alternativa al C.S. in Campania: giusto. Dove starebbe la confusione? Oggi se si dicono cose ovvie e di buon senso, si sbaglia. Sembra che dobbiamo per forza avere un atteggiamento distruttivo..