Era una semplice società a responsabilità limitata l'Agrideco di Scarlino. Una piccola srl nell'alta Maremma, con un capitale sociale di non più di 100 mila euro, e che però lavorava su un settore merceologico assai delicato ma al tempo stesso assai remunerativo come quello della gestione e dello smaltimento dei rifiuti speciali. Riuscendo ad avere ottimi contratti e intensi rapporti di lavoro con multinazionali e grandi industrie italiane come Lucchini e Marcegaglia, nonché con più di una municipalizzata. Con fatturati, per almeno tre anni, di trenta milioni l'anno. Il tutto fino a quando, nell'estate di due anni fa, un terribile incendio distrusse la fabbrica. Nel rogo un operaio rimase gravemente ferito, e un altro operaio padre di famiglia, Doru Martin, migrante rumeno, morì bruciato vivo. Una vittima del malaffare, visto che già le prime indagini accertarono che Martin era morto mentre all'Agrideco si stata «trattando» uno stock di bombolette spray esauste, targate Procter&Gamble, per la lavorazione delle quali non c'era alcuna autorizzazione.
Insomma ci sono tutti gli ingredienti di una patologica storia italiana nell'inchiesta della procura di Grosseto per un gigantesco traffico illecito di rifiuti inquinanti e pericolosi che ieri mattina ha portato i carabinieri del Noe a eseguire ordinanze di custodia cautelare, notificare denunce, fare perquisizioni e sequestri in mezza Italia, dalla Toscana al Friuli Venezia Giulia, dalla Lombardia al Trentino Alto Adige, e ancora Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna. L'indagine fra gli altri vede coinvolto un personaggio di rilievo come Steno Marcegaglia, padre dell'attuale presidentessa di Confindustria. E vede tornare di attualità i fanghi e la colmata di Bagnoli, il monumentale residuo della dismessa acciaieria Ilva, rifiuti contaminati e parecchio inquinati che, visto l'insuccesso dei metodi legali, qualcuno aveva deciso di smaltire in modo illegale.
L'operazione del Noe è stata chiamata «golden rubbish», spazzatura d'oro. Il motivo è lampante, visto che il traffico di rifiuti accertato è stato stimato in circa un milione di tonnellate, con un guadagno di parecchi milioni di euro, gravi danni all'ambiente, e anche un consistente danno all'erario per l'evasione dell'ecotassa. Le persone denunciate sono 61, e per quindici di loro il gip ha deciso ordinanze di custodia cautelare, sei in carcere e nove ai domiciliari. Si tratta di legali rappresentanti, presidenti di cda, direttori generali, responsabili tecnici, soci, responsabili di laboratorio, chimici e dipendenti delle società coinvolte nel maxi traffico illecito. Le accuse, a vario titolo, vanno dall'associazione per delinquere all'omicidio colposo, a lesioni personali colpose, incendio, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsità in registri e notificazioni. Sequestrati, va da sé, laboratori di analisi e automezzi per il traffico.
La struttura organizzativa dell'associazione per delinquere, secondo i carabinieri del Noe e la procura grossetana, era imperniata proprio sul ruolo della Agrideco srl, che oltre al suo impianto di trattamento poteva contare su produttori, trasportatori, laboratori di analisi, altri impianti di trattamento, siti di ripristino ambientale e discariche. Il tutto per gestire i flussi dei rifiuti inquinati con una sistematica falsificazione di certificati di analisi, formulari di identificazione e registri di carico e scarico per dare codici di rifiuto non corretti, così che questi ultimi potevano essere dirottati in siti «compiacenti» di destinazione finale in Toscana, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna.
Fra i laboratori sequestrati quello di analisi di Mantova della Made Hse, del gruppo Marcegaglia, dove venivano redatti falsi certificati di analisi sui rifiuti da smaltire provenienti dall'industria siderurgica di Ravenna dello stesso gruppo Marcegaglia di Ravenna, il cui ex direttore, il piombinese Mauro Bragagni, è stato arrestato. In quanto all'Agrideco, che dal giorno dell'incendio aveva chiuso i battenti, sono stati arrestati il presidente del cda Stefano Rosi, il vice Luca Tronconi, e i due componenti del cda Paolo Meneghetti e Federico Lattanzi. Arrestato anche il collaboratore della società Giovanni Consiglio.

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