
Il prezzo di una scelta in una realtà asfittica e clientelare bloccata verso un potere fine a se stesso per fare soldi per se e i suoi assistiti, emarginando ghettizzando chi si oppone, e farne un sorvegliato speciale sia a livello sociale che personale, seguendone tutti i suoi percorsi formativi, questo avveniva nel potere DC degli anni 80.
Quale risvolto tale scelta né può scaturire:
1)La resa verso una corruzione diffusa, e assoggettarti ai signorotti del posto e mettere la tua intelligenza nelle mani del peggior ruffianismo.
2)Oppure scegliere un percorso contro tutti e tutto per far si di cambiare la realtà in cui vive.
Questo significa sposare la causa comunista o meglio il nostro modo di intendere il comunismo italiano.
L'essere io solo io dritto e fiero verso le mie idee e il mio modo di essere, mettere a rischio la propria esistenza dai grandi ricatti e piccoli ricatti: essere comunisti in un mondo lottizzato e ruffiano di un potere midollare DC significa, essere studenti di serie b, cittadini di serie b, pensionati di serie b, (con sorprese di sospensione). Questo significa metterti fuori dal mondo lavorativo dipendente, significa far di te un emarginato nella tua terra natia, accettare continue umiliazioni sia come persona e come famiglia. Questo era il costo di essere un comunista in quegli anni e in quel mondo.
Tutto questo per una battaglia sociale e di smantellamento di quel sistema che il decorso storico ci ha dato ragione, ha fatto di noi quegli esseri che dello stato non se ne sono mai accorti della sua esistenza e hanno impostato la sua esistenza solo ed esclusivamente con le sue forze.
Essere piccoli imprenditori comunisti e ancora subire l'ennesima umiliazione dai contrari e abbandonati da quelli della tua stessa parte, e per lo più in una città che non se ne accorgeva di te né come persona né come imprenditore costruire un clandestino nella tua terra , senza rendersi mai conto che la piccola imprenditoria e figlia della classe operaia evoluta e adattata a una condizione dell'imbarbarimento del lavoro dipendente e della contrattualistica generale e dello smantellamento del lavoro dipendente e dare sempre più potere ai grandi padroni, riducendo il lavoro dipendente in precariato, quella condizione ne vivi ne morti, ne lavori ne non lavori , ma serve solo a una classe politica corrotta per i sondaggi occupazionali.
fantilli silvano |
tutto questo potrà essere cambiato solo con una politica applicata di base, se ci sarà.
RispondiEliminail lavoro sotto il capitale segue, come è ovvio, la logica del capitale: massimizzazione dei profitti e minimizzazione delle spese, comprese quelle dei salari.
e, non bastasse, le contraddizioni interne insanabili tra fazioni capitalistiche producono regolarmente, alla fine di ogni ciclo economico, le inevitabili conseguenze: crisi, conflitto, guerra.
cosa provata dalla storia, e anche dall'attualità: siamo giusto immersi in una nuova ulteriore fase di guerre imperialistiche, volta ad affrontare la crisi del capitalismo internazionale, per cui dal 1991 siamo stati occupati a massacrare yugoslavi, irakeni, somali, afghani. il "noi" come soggetto sottinteso sta ad indicare che ciò viene fatto con i nostri soldi, con il denaro pubblico. quindi veniamo impoveriti per ammazzare allo scopo di dirimere le controversie capitalistiche entro la contesa internazionale per il possesso di mercati e risorse.
chi si può opporre a tutto ciò ?
questo lo ha già chiarito marx, e non si vede motivo per cambiare idea: solo il proletariato COSCIENTE della propria condizione e dello sfruttamento cui è sottoposto per arricchire i capitalisti.
solo il proletariato, dunque, a patto di essere consapevole delle dinamiche economiche e conseguentemente politiche che governano i fatti sociali, può avere la motivazione e la determinazione per ribellarsi, e rovesciare i rapporti di forza che lo schiacciano.
non certo il cretinismo parlamentare purtroppo di fatto sempre più evidentemente esecutore di logiche di dominio.
serve una riorganizzazione delle lotte sindacali di base, un movimento rivoluzionario che si batta veramente sullo scontro di interessi tra dominatori e dominati, tra sfruttatori e sfruttati, e serve un movimento che sia internazionale.
l'internazionalismo proletario non è un ideale romantico: è lo strumento necessario per la lotta organizzata contro il capitalismo internazionale ("multinazionali" è il giusto termine che descrive l'imperialismo industriale: gli affari si fanno sovranazionalmente, sovranazionali devono essere, dunque, le lotte).
c'è bisogno, dunque, di una nuova cultura marxista, dopo l'epoca dell'ideologìa neoliberista asfissiante, che ha illuso tanti individui.
cosa dovremmo farcene di una sedicente democrazia formale che è ormai una evidente democrazia barbarica, occupata a realizzare stragi terroristiche in asia, tramite la nato e l'isaf ?
questi fenomeni mostrano il vero volto del capitalismo sedicente democratico: lupi affamati disposti ad uccidere per i loro propri interessi.
la lotta di classe deve rinascere dalla coscienza di classe.
non vedo alternativa.