giovedì 10 dicembre 2009

Grasso: la legge sui pentiti non si tocca


MILANO - La legge sui pentiti va bene così com'è, basta applicarla. È l'opinione del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, intervenuto a Roma alla presentazione del libro «Mafia export» dell'ex presidente della commissione antimafia Francesco Forgione. Pochi giorni fa era stato il leader della Lega Umberto Bossi a paventare la necessità di rivedere la legge 45 del 2001 ma Maroni aveva replicato: «La normativa va bene com'è. Basta applicarla». «Sui pentiti si può intervenire, aumentando i termini di 180 giorni, in modo tale da consentire agli inquirenti di avere più tempo per raccogliere le loro dichiarazioni - spiega il procuratore -. Però, sono d'accordo col ministro Maroni quando dice che la legge sui pentiti va bene così, io mi accontento di lasciarla così com'è».
CONCORSO ESTERNO - Grasso tocca poi un altro argomento all'ordine del giorno: il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, bollato un paio di giorni fa da Dell'Utri «come il reato di lesa maestà: serve per incriminare un non criminale». Il superprocuratore è netto: «Non si può abolire nemmeno volendo perché fa parte del sistema processuale: bisognerebbe abolire prima il concorso di persona nel reato». «Si può tentare di tipicizzare - continua -, di trovare altri reati, di utilizzare ad esempio il favoreggiamento aggravato che è anche più facile da sottoporre al giudice per ottenere delle condanne, ma, dati alla mano, quello sul concorso esterno è un clamore ingiustificato. La polemica e lo spauracchio sul reato di concorso esterno in associazione mafiosa io lo ridurrei a nulla. Negli ultimi dieci anni sono pochissime le condanne per questo reato e il clamore è dovuto a quelle che sono finite nel circuito mediatico, determinando lo spauracchio che si possa essere condannati per mafia anche quando non si è mafiosi, ma posso garantire che questo non è mai avvenuto».
ATTENZIONE MEDIATICA - Il superprocuratore risponde poi al ministro della Giustizia Alfano (che al Senato ha invitato i magistrati ad andare meno in tv e arrestare più latitanti): «Visto che si è parlato di attenzione mediatica e di attenzione pubblica, vorrei dire che se le indagini le facessero l'opinione pubblica e i giornalisti, forse allora sarebbero distolti dalle indagini sulla mafia, ma siccome le indagini le fanno le forze dell'ordine e la magistratura, che non si fanno distogliere, ma anzi continuano sempre più efficacemente il contrasto alla criminalità organizzata, questo pericolo non c'è assolutamente».
«RISCHIAMO DI ESSERE STROZZATI» - Alla presentazione del libro di Forgione, dove erano presenti anche l'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti e don Luigi Ciotti, c'è stata anche l'occasione per una battuta. «Non so se oggi parlare di mafia possa provocare dei problemi, si rischia di essere strozzati e anche altro, ma... corriamo questo rischio!» scherza Grasso. La scorsa settimana il premier Berlusconi aveva detto di voler strozzare chi manda all'estero l'immagine dell'Italia come Paese terra di mafiosi, scrivendo libri o realizzando film e fiction. «È vero che l'immagine dell'Italia all'estero è anche quella della mafia, ma è anche vero che io, tutte le volte che sono stato all'estero, ho ricevuto parole di ammirazione per la nostra azione di contrasto e per una legislazione che tutto il mondo ci invidia - ha detto il procuratore -. Da Falcone in poi si è sviluppato un sistema normativo che ci ha consentito grandi risultati: contro l'esplosivo abbiamo schierato le leggi, non campi di concentramento, e nelle nostre carceri non ci sono stati suicidi di massa. È in atto, da anni, un contrasto efficace che non si è mai fermato»

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