Vi presentiamo una piccola "storia con la S minuscola", trovata un po' di tempo fa, tra uno dei milioni di gruppi di facebook. Una piccola storia, che noi, crediamo importante. Una piccola storia, che unita a tante altre piccole storie, fanno il racconto della Liberazione. Una piccola storia scritta in punta di penna ché renda vero l'agire e vivo il ricordo. Una piccola storia che a noi, ha scaldato il cuore. Ve la lasciamo qui. In silenzio.
"Questa che vado scrivendo non è una storia con la S maiuscola; non è la storia di un grande condottiero, o di un personaggio che incontrerete nei libri (almeno finchè non lo scriverò, sto benedetto libro...) ...E' la storia del fratello di mio nonno paterno, che io ho sempre definito "zio", Marchetti Vittorio. Nato il 31 gennaio del 1921, viene richiamato alla guerra nel 1940, dove presta servizio nella Guardia Alla Frontiera nel distretto militare di Saluzzo; la famiglia è antifascista da sempre (alcuni parenti, causa le aggressioni operate da loro stessi nei confronti dei fascisti locali, dovranno emigrare in sud America per evitare le ritorsioni delle camice nere), difatti all'8 settembre lui decide di tornare a casa, in Versilia, dove prende contatti con gli antifascisti locali, guidati dal sotto Tenente del Genio Aeronautico Gino Lombardi, che organizza un primo gruppo di partigiani chiamandolo i "Cacciatori delle Alpi". Dopo la morte del Lombardi, e il successivo disciogliersi del movimento partigiano, vengono costiutite altre formazioni; sicuramente viene a far parte dell formazione Garibaldi "Marcello Garosi", intitolata al valoroso comandante caduto nella battaglia di Forno del 13 giugno del 1944: fa parte della III compagnia della Brigata Garibaldi "Gino Lombardi", la quale si vide costretta a combattere per tutto il mese di luglio contro le SS e le forze repubblichine, impegnate nell'operazione di rastrellamento; i primi giorni di agosto, la I squadra viene eliminata alla Foce di Compito, e tutta la Brigata viene disciolta, e i partigiani raggiungono gli Americani nel Lucese, nel tentativo di riorganizzarsi e tornare a colpire di nuovo; è in questo lasso di tempo, che avviene la tristemente nota strage di Sant'Anna, dove vengono trucidai 560 civili innocenti, in quello che rientra nel piano di "Guerra ai Civili" promosso dai generali del III Reich e già sperimentato in Russia e in Yugoslavia. Mio zio è ancora nella Formazione Garosi, con la quale parteciperà alle operazioni di avanguardia nella liberazione dei centri nevralgici della Versilia. Giunta la Liberazione parziale della Versilia, dato che Seravezza è si libera dalla presenza nazifascista, ma in realtà questi si trovano asserragliati sui monti sopra la cittadina, avamposti della Linea Gotica. Lui allora torna al paese natale, Basati, e da lì fa da guida ai soldati della 92°DIv. "Buffalo", composta da soldati e sottufficiali di colore; nel mese di novembre 1944, partecipa agli assedi delle postazioni della Monterosa, partendo dal Canal delle Lame, sotto Pian di Lago; purtroppo gli attacchi costeranno molte vittime, tra gli Americani e i partigiani. Per conto della formazione, poi, raggiunge l'Emilia, dove prende in consegna del denaro che servirà poi per soddisfare le esigenze più importanti dei patrioti. Con l'avanzata del fronte, e la smobilitazione delle formazioni partigiane, non si placa il suo desiderio di portare avanti la lotta di Liberazione Nazionale, così come dei suoi compagni: molti si arruoleranno nei Gruppi da Combattimento del Corpo Italiano di liberazione, altri seguiranno da vicino le truppe Alleate, come nel suo caso, il quale si unisce alle truppe della F.E.B. (Força Expedicionária Brasileira ), con la quale raggiunge i paesi di Porretta Terme, Montese, Gaggio Montano, arrivando fino a Bologna; la famiglia lo vedrà tornare a casa solo a maggio del 1945. Deve però terminare il servizio di leva, e torna a casa dopo essere ripartito nel 1946. Ma... Viene ingiustamente accusato di aver preso parte ad una rapina, contro il portavalori che aveva con se le paghe degli operai dell'Henraux. Si aprono per lui le porte del carcere di San Giorgio di Lucca nel maggio del 1947, da cui uscirà innocente, con il processo d'appello dopo 22 mesi di carcere.. i veri rapinatori, tre carabinieri e una falsa testimonianza data da un complice, questi però non si fanno un giorno di carcere... è cominciata la caccia alle streghe, col ritorno dei macellai di Salò e del regime fascista, ai loro posti di lavoro, cosa questa che si è prolungata fino ad oggi: i partigiani vengono arrestati, accusati, infamati, distrutti. Mio zio muore nel 1988; la sua storia l'ho ricercata nella voce di suo fratello Mario, all'epoca della guerra sedicenne, nei miei parenti tutti che di lui hanno ricordi diversi e simili, negli archivi militari, da cui ho fatto richiesta per la Croce al Merito di Guerra, concessagli nel 2007 per attività partigiana, con la lettera di ringraziamento da parte delle Forze Armate della Repubblica Italiana, che anche lui ha contribuito a creare, assieme a tanti altri compagni. Spero di non averti dato tedio, con questo mio scritto... forse sarò un sognatore, un illuso, un anacronista... ma io tutti i 25 aprile, lascerò sempre una rosa rossa con la coccarda tricolore, davanti alla lapide di mio zio Vittorio. Sempreda facebook, dal gruppo piccola storia di un partigiano
domenica 22 novembre 2009
Una piccola, storia.
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Ciao Compagni :-)
RispondiEliminaSono il nipote di Vittorio
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