Intervento di Gianluigi Pegolo nella Direzione nazionale del PRC del 18 novembre.
Preliminarmente, vorrei precisare che non ritengo sia accettabile che i compagni della Direzione siano sottoposti ad una sorta di spada di Damocle all’insegna della necessità di far presto, pena il dissolvimento del progetto della Federazione. Attraverso questo metodo si mettono i compagni di fronte ai fatti compiuti per poi obbligarli a dare il loro assenso. In questo modo non c’è alcuna garanzia democratica.
Il compagno Ferrero ci chiede di pronunciarci sulla scelta della Federazione e poi sulle questioni di merito. Personalmente, come ho più volte detto, credo sia necessario un processo aggregativo, ma sappiamo bene come intorno al termine di Federazione si possano celare soluzioni politiche ed organizzative molto diverse. Pertanto il “come” si costituisce la Federazione non è irrilevante ed anzi questo “come” può finire con il mettere in discussione anche il “se”, se le modalità proposte non fossero accettabili.
Nel merito. Sono critico sul documento, ma la mia critica è ancora più significativa sul regolamento che considero di estrema gravità. Nel documento politico, il manifesto della federazione, in generale vi sono contenuti scontati, in diversi casi vi sono insufficienze. Più in generale, il profilo è piuttosto modesto. Ma non vorrei soffermarmi sui singoli dettagli. Mi soffermerò solo su due questioni, apparentemente poco rilevanti, ma a mio avviso assai indicative. La prima è la scelta di chiamare la federazione “federazione della sinistra” e non più “federazione della sinistra di alternativa”. Far passare questa scelta come una casualità o presentarla come dettata da esigenza di sinteticità mi pare davvero poco credibile. La scelta ha un senso preciso, annacqua l’identità per consentire altri ingressi. Non sono pregiudizialmente contrario all’allargamento della federazione, ma mi chiedo: quale è il profilo politico che le si vuole dare?
La seconda osservazione riguarda l’omissione del termine comunista nella indicazione della prospettiva della federazione. Sia ben chiaro, non sono così ingenuo da non rendermi conto che una Federazione della sinistra inevitabilmente ha dentro di sé anche soggetti non comunisti. Non è questo il punto. Mi chiedo perché l’unico riferimento sulla prospettiva sia quello dell’esperienza latino-americana del socialismo del XXI secolo. Perché la prospettiva comunista non è evocata come orizzonte di una ricerca politica e sociale? Ho l’impressione che il motivo stia nelle stesse ragioni di prima e, temo, sia il preludio di uno scivolamento moderato.
Il problema più serio, però, è quello relativo alla proposta di statuto, le regole della Federazione. Qui davvero il mio dissenso è grande. La sostanza è chiara. La Federazione tende ad assumere il profilo organizzativo di un partito. Non esistono più strutture autonome delle singole organizzazioni. Dal circolo in su esiste la Federazione e basta. Chi si iscrive si iscrive al circolo della Federazione, questo si dà un direttivo e un responsabile e ciò vale per i livelli superiori. Affermare, in questo quadro, che il Partito della Rifondazione Comunista resta per l’oggi e per il domani è privo di ogni ragionevolezza.
Ma anche assumendo che formalmente lo si volesse fare vi prego di immaginare la situazione di un circolo in cui, accanto agli organismi dirigenti della Federazione previsti in questo statuto, i compagni di Rifondazione volessero darsi anche delle proprie strutture. Pensate sia credibile che in uno stesso circolo si possa avere questa compresenza? La verità è che questo modello organizzativo semplicemente fa sparire il PRC in un nuovo partito. Che lo si chiami poi "federazione" od altro è irrilevante.
Le motivazioni con cui il segretario giustifica queste scelte non sono credibili. Si sostiene che in questo modo affluiranno altre forze. È il solito argomento che si usa quando si vuole superare una forza politica, ma se qualcuno immagina che avverrà questo si sbaglia di grosso. Questa scelta può concretamente determinare la dissoluzione del nostro partito, il che a sua volta può segnare la fine della stessa Federazione.
Vi possono essere alternative pur restando all’interno di uno schema federale? Certo che vi sono. Chi ci impedisce di mantenere i circoli di Rifondazione e fare riferimento a livello provinciale ad organismi di direzione collettiva che comprendano anche le altre forze della Federazione? Faccio anche presente che questa scelta è la più ragionevole nel momento in cui volessero associarsi altre realtà. Penso a comitati o quant’altro. Chi ci dice che questi siano disponibili a confluire nella Federazione se debbono perdere la loro autonomia entrando in circoli che sottostanno alle norme contenute nello statuto per la formazione dei gruppi dirigenti? Comunque la sia guardi, questa proposta è devastante e, pertanto, non è accettabile.
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