La violenza dello Stato dilaga. La realtá è che qualsiasi suo rappresentante, dal parlamentare filogovernativo al poliziotto di quartiere (ma anche un sindaco o un vigile urbano) fa della violenza fisica e verbale il nuovo credo. Basterebbe rileggere alcuni discorsi del fu Duce per ritrovare la veemenza e la stupiditá delle recenti affermazioni dei vari La Russa, Santanchà, Giovanardi. Basta rivedere spezzoni di Novecento per capire e snidare l'assurdo potere di sbirri e sgherri e l'assoluta legittimitá della violenza di Stato, dei morti sul selciato, dei Federico, degli Stefano. Ma non solo. La consapevole indifferenza nei confronti delle "zecche" dei "puciosi" dei "rossi" dei "froci, ricchioni, travestiti, finocchi, buconi..." aggrediti e malmenati in tutta Italia, dalle Alpi a Lampedusa, da Cagliari a Otranto. Le forze dell'ordine sembrano aver capito la parte storica che dal governo gli è richiesta e la svolgiono in maniera ineccepibile. Il livello di repressione e di terrore viene aumentato a piccole dosi, senza dare troppo nell'occhio.
E' un Paese strano il nostro, un Paese dove un Governatore COCAINOMANE diventa un povero cristo mentre un consumatore di hascish e di eroina, pronto a tornare in comunitá, un tossico che di fatto ha scelto di morire e a cui possono essere negati i diritti civili e di difesa. E' il Paese del contrario dove un puttaniere diventa Santo e INTANGIBILE e gli operai semplice scarto da catena di montaggio da poter malmenare e cacciare dal posto di lavoro, posto a cui sono aggrappati per non cadere nel baratro della miseria e della povertá. Tutto questo accade nel vuoto pneumatico di una societá assopita e stanca, disillusa e perlplessa, indaffarata e incapace di agire. In Italia è sempre piú chiaro che siamo di fronte ad un nuovo fascismo. Un fascismo non centralizzato ma diffuso. Una macchia di petrolio che si estende sulle nostre coscienze e nelle nostre comunitá.
Per fermarlo non basta una sterile opposizione istituzionale, non serve un giustizialismo antiberlusconiano (e molte volte ipocrita). Quello che manca in questo Paese è un'opposizione sociale, che non si inventa ma si costruisce. Lo si fa su tutti i piani, non solo stando nelle vertenze, ma cercando di dare un contributo concreto che esuli il semplice presenzialismo. Vale su tutte le questioni centrali nel Paese (da quelle ambientali, a quelle sociali, dalla difesa e l'estensione dei diritti civili allla lotta per un'informazione libera e plurale.) Non sono e non devono essere piú soltanto slogan (siamo tutti stanchi degli slogan). Servono, piú che altro, come stimoli -impulsi, buttati lì ma comunque pronti ad essere recepiti e meglio specificati e "estesi".
A quanti ci chiedono di non far vincere il centrodestra dobbiamo ricordare che il nostro obiettivo è molto piú ampio ed esteso, e che la nostra è un'opposizione SISTEMICA e non contingente. Questo non significa che siamo nel paese di Utopia o viviamo nelle nuvole. Il nostro realismo infatti puó e deve spingerci anche verso scelte a volte dolorose e faticose, ma sempre tenendo salvo il nostro protagonismo sociale. Per fare questo mi sembra chiaro, e autoevidente, che non basta una nomenclatura nuova o una fusione di atomi. Serve una costruzione progressiva dal basso di esperienze politiche piú mature e consapevoli. Personalmente guardo con positivitá quei processi autonomi che vedono sul territorio il diffondresi delle cosiddette Federazioni della Sinistra. Sono spontanee aggregazioni che peró niente hanno di spontaneistico. Le iniziative nel web poi rafforzano questo processo dal basso. Credo che tale debba essere anche il nostro prercorso a livello locale, un processo che rispettando le peculiaritá e lo Statuto del Partito, porti ad immaginare l'esperienza della Federazione della Sinistra come "comune casa dei comunisti e degli antagonisti" il risultato di un lavoro dal basso e non di somma aritmetica tra dirigenze. Credo fermamente che siamo l'unica forza capace di arrestare quest'ondata di violenza e fascistizzazione della societá italiana. In questo processo ognunio deve fare il suo pienamente e nessuno (se comunista si ritiene) è esentato dall'importante ruolo politico a cui è chiamato. Chiudo questo mio contributo, chiarendo che sono miei idee personali e semplici spunti di riflessione...una volontá di discutere e ragionare. Un insieme di banalitá, forse, che però vogliono evidenziare un nuovo protagonismo politico, personale e collettivo.
Giuseppe Quaresima
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