domenica 6 dicembre 2009

siamo veri siamo tanti


Da Ilmanifesto
Alle cinque della sera venivano ancora su da via Merulana. Entravano in piazza San Giovanni dietro lo striscione viola «Buffone fatti processare» nel più limpido dei tramonti romani, e la loro non era nemmeno la coda del corteo, ché un altro fiume di gente si perdeva intanto nella prospettiva lontana del grande viale alberato. Tanto caro a Carlo Emilio Gadda, come si sa, e a un signore del quarto piano che a via Merulana ci abita: ha aperto la sua finestra sopra il corteo, come si usava una volta, acceso a tutto volume lo stereo: «El pueblo unido jamas serà vencido». Nientedimeno.
Avevano avuto il loro bel daffare gli steward in casacca gialla e walkie talkie che dalle due del pomeriggio scortavano il primo striscione in viola diretto a San Giovanni, insomma la testa, a tenere dritta la barra del corteo. Diceva lo striscione: «La politica va fatta/ con le mani pulite», e il concetto si ripeteva ritmato in uno slogan. Forse un po' tirato per i capelli, ma pure quello era il senso della giornata. Missione degli steward ben presto fallita, comunque.Nel lungo pomeriggio del nobday ragazze e ragazze, signori e signore, bimbi, compagni, amici e sconosciuti, hanno avvolto i boulevard ottocenteschi attorno a San Giovanni con un onda pacifica, disordinata, più silenziosa che caciarona, più be-in che corteo. E come diceva quella canzone dei Sex Pistols? «Non so cosa voglio, ma so come ottenerlo». Tutti a piazza San Giovanni.
«Ma-fio-so, ma-fio-so». «Berlusconi dimissioni» «Chi non salta/ Berlusconi è». Stretti attorno alle macchie viola che punteggiavano l'enorme passeggiata, soprattutto ragazzi con lo zainetto e l'aspetto un po' centrosociale. Quelli a quali si ascriverebbe l'anima Facebook della cosa. Dalla Rete al Reale: a Roma c'erano arrivati e probabilmente si vedevano in faccia per la prima volta come in un blind-date che sarà stato emozionante per qualcuno, spiazzante per altri. Impegnati fino in fondo i viola, non avevano dimenticato di appuntarsi una seppur minima partitura: «Berlusconi non ti incazzare/ l'importante è farsi processare». «Berlusconi la vede nera/ si avvicina la galera». «Berlusconi delinquente/ non sei il nostro presidente». Cose così. Altri ricorrevano, come si è detto, ai vecchi hit: «Abbiamo un sogno nel cuore/ Berlusconi a San Vittore». Strada facendo abbreviavano tranquillamente «in galera!», tipo 1992/93, e sarebbe stato bene in bocca al vecchio Giorgio Bracardi. Che invece non si è visto. Almeno credo. In definitiva pescavano nella memoria collettiva dei rebelot questo paese, nella memoria di Mani Pulite, dell'uno-due-tre casino! Il grado zero della politica? Berlusconi vaffanculo. Che altro?
Quanti indumenti, accessori, robe viola esistono in natura? Soprendentemente parecchi. Sciarpe, cappellini di lana, maglioncini, felpe, cravatte (poche) non sarà stato difficile trovarne. Visti un paio di stivaletti viola shocking, giustamente dimenticati da anni in un armadio. Vista una frugoletta viola dalla testa ai piedi (per i bimbi è tutto più semplice). Vista una signora con la frezza orgogliosamente passata di spray. Direttamente dal carnevale la maschera di B. con i buchi sugli occhi e il naso ritagliato. Viola. Quelli di Di Pietro si erano fatti le t-shirt viola con su scritto «Noi ci siamo al nobday». Visto il venditore di pashimine che ha fiutato l'affare e ha portato in piazza tutte quelle viola che ha trovato. Ombrelli viola: un ragazzetto, con lo spray bianco, ha scritto sopra il suo «basta», una lettera per spicchio. 

All'angolo di piazza Santa Maria Maggiore raccogliamo il definitivo commento di tre ragazzi emiliani: «Cosa si celebra, il funerale di Berlusconi?» E perché no? Il viola è sempre andato poco di moda, tranne che ai funerali, e mister B. è pur sempre un tipo scaramantico. A proposito di hit, a via Merulana un sound system montato su un camion mandava in visibilio tutti sparando a palla Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano. Di seguito, la versione del fuorionda di Fini appena musicata da Elio e le storie tese, sulla musica di Just a gigolo. Sentita pure La luna bussò di Loredana Bertè. Il tutto in duplex con le bandiere di Rifondazione, e generalmente rosse, che dopo la prima ondata viola si incaricavano di rendere il corteo un tantino più familiare. 
Ma, onta delle buone intenzioni degli organizzatori, sventolavano pure le bandiere bianche di Di Pietro, strette strette, piantate sopra famigliole multigenerazionali, spesso accompagnate da palloncini dello stesso colore. Poche le bandiere tricolori, pochissime le bandiere della pace, due o tre bandiere palestinesi. Una sola bandiera dei pirati: nera con il teschio e le ossa incrociate, tanto per scherzare con la simbologia funeraria. Carnevalesca, mai cupa e neppure dark, beninteso salvo per una t-shirt della band heavy metal Twisted Sister vista addosso a un tizio, casualmente alla svolta di un viale. Finché i fantasmi veri sono arrivati dalle parti di piazza Vittorio quando quattro bandiere del Pd che sono entrate educatamente nel corteo. C'erano anche loro. Benvenuti, ci mancherebbe altro.
Alla creatività individuale è dedicato il finale di questo taccuino. Allo striscione viola con scritto sopra «No Tinto Brass», con l'ombra di un perbenismo subito fugato da una lettura più attenta della scritta: «No Tinto Bass», stile Travaglio. E le signore che si facevano scudo col Fatto Quotidiano. E il signore che si faceva scudo col libretto della costituzione italiana. Lo striscione bianco che ondeggiava languido «Mi voglio scurdà de te». Quello che ricorreva a un più televisivo «Silvio sei stato nominato». Mancava l'X factor, meglio così. Sulla pagina Facebook del nobday, nel frattempo, ci si poteva appendere un bel cartello «torno subito». Trascrivo l'ultimo messaggio di Claudio: «Sono rimasto a piedi da Milano! Avete soluzioni da propormi?».

Chissà se poi c'è arrivato, a Roma

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