sabato 1 maggio 2010

Portella della Ginestra (archivio) Parla Casarrubea, storico, autore di cinque libri sulla strage.


Parla Casarrubea, storico, autore di cinque libri sulla strage.
C’ era un commando che sparò dall’ alto dietro quel massacro mafiosi e fascisti. E la probabile regìa occulta degli americani’
Giuseppe Casarrubea, 56 anni, storico, ha passato l’ ultimo decennio a studiare la strage di Portella della Ginestra. All’ avvenimento ha dedicato cinque volumi. Proprio per uno di questi libri, paradossalmente, Casarrubea è l’ unico imputato per quei fatti del 1947. Lo ha querelato il generale dei carabinieri Roberto Giallombardo. L’ ufficiale si è sentito diffamato per la ricostruzione della misteriosa morte in una caserma di Alcamo di Salvatore Ferreri, uno dei banditi di Giuliano conosciuto come frà Diavolo. Il generale sostiene di avere sparato per legittima difesa durante una colluttazione; lo storico ritiene che si sia trattato di un’ eliminazione per chiudere la bocca a un testimone che poteva “parlare” dei mandanti di Portella.
Professore, lei da tempo scrive che Giuliano fu solo uno strumento usato da altri per fini eversivi. Vuole spiegare la sua tesi?
“Negli atti del processo di Viterbo sulla strage ci sono numerose circostanze che fanno pensare a una manipolazione per coprire i veri responsabili. Le centinaia di documenti dell’ Oss rinvenuti nel 2002 dal ricercatore Mario J. Cereghino all’ Archivio nazionale degli Stati Uniti di College Park, dove ha trascorso sei settimane, ci forniscono nuovi elementi che porterebbero a una regia occulta americana”. Cosa accadde veramente quel Primo maggio a Portella? “Secondo la versione ufficiale Giuliano fu l’ unico esecutore della strage, invece fu solo un parafulmine. In realtà quella mattina interagirono diversi soggetti. Innanzitutto i mafiosi: tre giorni prima avevano tenuto un summit in una masseria vicina, ebbero loro il compito di controllare il territorio. Poi elementi fascisti si mossero dietro le quinte: per manovrare la banda Giuliano e per preparare militarmente il massacro. A Salvatore Ferreri, confidente numero uno del capo della polizia isolana Ettore Messana, fu ordinato di caricare i mitra e uccidere. Tanti soggetti interessati all’ “affare politico” di Portella ma una sola mente”. 
Giuliano ha sparato o no? 
“Si, ma in aria. I proiettili trovati sui corpi dei morti sono quelli del mitra Beretta calibro 9 che avevaSalvatore Ferreri, mentre il re di Montelepre era dotato di altre armi. Della presenza di frà Diavolo, documentata dai testi, non c’ è traccia negli atti investigativi. Giuliano cadde in una trappola: la mente della strage gli fece credere che quel giorno si sarebbe solo dovuto assassinare il capo dei comunisti Girolamo Li Causi. Oggi si può legittimamente ritenere che sul pizzo di fronte al pianoro, a lanciare quelle bombe-petardo non potevano che essere uomini di un commando militare. Poi c’ è un’ altra inquietante coincidenza nei sei mesi precedenti: si muovono con sincronia in Sicilia tre personaggi chiave: Lucky Luciano, Mike Stern e Salvatore Ferreri. E proprio in quei mesi le tante mafie diventano un’ unica potente mafia”.
Fu il primo eccidio nell’ Italia del dopoguerra
Quella di Portella della Ginestra è la prima strage del dopoguerra italiano. Il Primo Maggio del 1947 migliaia di contadini provenienti da San Giuseppe Jato e da Piana degli Albanesi, scesero nel pianoro per la festa dei lavoratori. I primi colpi di mitraglia partirono alle dieci, i morti furono 11 e i feriti 57. Il processo per la strage si aprì a Viterbo nell’ aprile del 1950 e si concluse con la condanna di vari membri della banda Giuliano. Tra questi anche Gaspare Pisciotta che, nel 1954, morirà avvelenato all’ Ucciardone. Il bandito Giuliano fu ucciso nel luglio del ’50.
La necessità del cinema
Il Primo Maggio del 1947, a Portella della Ginestra in Sicilia, qualcuno spara sulla folla: 11 morti e 27 feriti. Poche ore dopo la strage gli inquirenti fanno già un nome: il bandito Salvatore Giuliano. Ma, stranamente, la rapida inchiesta sul massacro di uomini donne e bambini avvenuto durante la Festa del Lavoro e la misteriosa uccisione del famoso bandito che avrebbe causato tale misfatto, verranno dichiarati dal Governo Italiano “segreti di Stato”.
Dopo anni di ricerche e studi dell’ampia bibliografia pubblicata sull’argomento delle testimonianze raccolte da Danilo Dolci, dei documenti desegretati dalla Commissione Parlamentare Antimafia, degli incartamenti relativi al processo depositati presso il Tribunale di Roma, e soprattutto grazie all’analisi sistematica della documentazione rinvenuta negli archivi dell’Office of Strategic Services di Washington (un materiale impressionante e tuttora inedito), Paolo Benvenuti presenta con “Segreti di Stato” una ricostruzione nuova di quel tragico evento. Il film prende le mosse dal 1951 quando durante il processo per l’eccidio di Portella della Ginestra, tenutosi a Viterbo contro i membri della banda Giuliano, un avvocato non convinto dei risultati dell’inchiesta decide di condurre segretamente una propria indagine sulla strage.
Lei ha costruito Segreti di Stato attraverso migliaia di documenti raccolti dal sociologo Danilo Dolci e attraverso le centinaia di carte desecretate dalla Commissione antimafia e dal governo americano. Cosa ha scoperto?
La strage della Portella della Ginestra non fu un atto banditesco, come disse l’allora ministro degli interni Mario Scelba, bensì un eccidio organizzato dai servizi segreti americani. Dieci giorni prima della strage, il 20 aprile, i socialcomunisti avevano ottenuto la maggioranza relativa alle elezioni regionali siciliane e quella di Portella deve essere considerata la risposta politica a tale voto. La guerra fredda era incominciata ufficialmente da pochi mesi, ovvero dal marzo del 1947. Gli americani non potevano pensare che la loro ‘portaerei nel Mediterraneo’ ovvero la Sicilia, venisse governata dai comunisti, ovvero dagli alleati di Mosca. Non è un caso, quindi, che il 12 maggio i comunisti escano dal governo di unità nazionale. Togliatti aveva capito perfettamente il messaggio e le elezioni del 1948 non furono perse ‘per caso’. Una vittoria comunista, avrebbe precipitato il nostro paese in una spirale di sangue senza fine.
Togliatti ha voluto perdere le elezioni?!?
Certo, perché aveva capito che non era possibile vincerle. Yalta aveva sancito una certa divisione del mondo che non poteva essere alterata da nessuno: l’Italia era di qua e Stalin non avrebbe mosso un dito per aiutare i comunisti italiani. Avrebbe lasciato che venissero massacrati come, esattamente in quei mesi, erano trucidati la maggior parte dei comunisti greci.
Alcuni ritengono che Portella della Ginestra sia stata, invece, propedeutica alla cosiddetta lotta per l’indipendenza della Sicilia dall’Italia…
È una sciocchezza. L’indipendentismo siciliano era finito da un anno. Il 2 giugno 1946 questo partito era quasi scomparso. Gli americani all’inizio lo avevano appoggiato, ma poi – su consiglio di Sturzo che all’epoca si trovava negli Usa – avevano lasciato perdere. Se la Sicilia fosse diventata indipendente dall’Italia, i voti in meridione si sarebbero squilibrati in favore dei comunisti. Sturzo stesso aveva fatto notare a Washington che un’Italia senza la Sicilia sarebbe diventata facilmente un feudo rosso. Nel giugno del ’46 improvvisamente il fronte separatista crolla, e nel1947 è solo Giuliano a credere ancora nell’indipendentismo.
Cosa pensa di Giuliano?
Nel mio film gli do uno spazio minimo. Giuliano è il Lee Oswald della situazione. Joseph Jesus Angleton, l’anima nera del maccartismo americano, nonché probabilmente dell’omicidio Kennedy, fu il regista occulto della strage di Portella della Ginestra.
Cinematograficamente, la strage di Portella della Ginestra è stata già mostrata in Salvatore Giuliano di Francesco Rosi e ne Il Siciliano di Michael Cimino…
Non ho visto questi film e non me ne frega niente. Io non sono un regista vero, ma un ricercatore storico che anziché scrivere saggi, poiché ama il cinema, fa dei film. Il cinema è un linguaggio complesso che uso anche a scopo pedagogico per mostrare i risultati dei miei lavori di ricerca storica.
Teme le critiche?
No, perché ogni parola del film è stata soppesata da ben cinque avvocati. Ad ogni modo la prima nazionale di “Segreti di Stato” sarà a Pisa, in modo che se mi devono denunciare, valendo la prima uscita pubblica per il tribunale di competenza, gioco in casa…
Lei offre un viaggio nella memoria in un paese che, in nome della pacificazione, sembra avere dimenticato…
Io non sono un pacificato. Da 35 anni porto avanti la mia battaglia sulla memoria e il mio cinema è tutta un’indicazione di metodo. In Italia la memoria dura tre giorni, mentre io sono una voce fuori dal coro. Vengo fuori dalla scuola di Rossellini… non potevo fare altrimenti. Del resto se in Italia non ci fosse il cinema chi potrebbe tentare di ricordare il nostro passato? La televisione certamente no… La televisione è la scatola delle bugie. Io e mia moglie, la sceneggiatrice Paola Baroni ci siamo sforzati di rendere la trama di questo film accessibile ai giovani.
Il cinema civile italiano…
Che io non amo.
Perché?
Perché credo che questo tipo di cinema abbia spesso portato con sé delle menzogne ideologiche. Io non amo il cinema ideologico e non sono contento dei risultati del cinema civile. Ben altra cosa era il cinema di Rossellini di Paisà o Roma città aperta. Per me era più civile un film come “Catene” di Raffaello Matarazzo che “Todo Modo” di Elio Petri. C’era più civiltà, perché si cercava una maggiore comunicazione con le masse popolari italiane che in altre situazioni non erano affatto considerate. Fare un cinema civile, per me, significa che forma e contenuto abbiano lo stesso livello.

(archivio 2009)
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