domenica 2 maggio 2010

Il capitalismo è ormai solo un nauseante cadavere

Per il marxismo la storia è una successione di modi di produzione e dei rapporti fra gli uomini che essi determinano, dal comunismo primitivo, organico e naturale, alle società di classe. L’epoca capitalistica si affermò sulla base della tecnica produttiva moderna, che utilizza le scoperte della scienza e nelle grandi fabbriche concentra i lavoratori. Il proletariato moderno, privo di ogni mezzo di sussistenza, diventa un venditore della propria forza lavoro.

Ma il potenziarsi dei sistemi produttivi, anziché condizione di benessere, nel regime capitalista genera una crescente miseria e insicurezza. Lo spropositato accumulo di merci prodotte, nella quasi totalità inutili o dannose, che il mercato non riesce ad assorbire, genera quel fenomeno esclusivo del capitalismo che è la sovrapproduzione, la povertà nella ricchezza.

Inoltre, per il crescente impiego di macchine e la relativa diminuzione del numero di lavoratori, si determina la caduta tendenziale del saggio del profitto: il Capitale, più smisuratamente cresce e sembra ergersi potente sopra tutta la società, più riduce la sua forza e vitalità. Questo meccanismo della crisi economica la rende in nessun modo sanabile.

È questo stato agonico del capitalismo che costringe gli Stati al ricorso alla guerra imperialista: è solo per rimandare la propria fine che la mondiale classe borghese spinge, da una parte, all’aumento dell’estorsione di plusvalore dalla classe operaia, dall’altra, a precipitare l’umanità in una terza guerra imperialista, ove schierare i lavoratori gli uni contro gli altri.

La crisi del 1929 portò gli imperialismi a scontrarsi nel secondo macello mondiale: solo dopo distrutti uomini, città, macchinari, merci riuscirono a far ripartire l’accumulazione. Questo demente ciclo di crescita si è chiuso a metà degli anni settanta con l’inizio dell’attuale crisi.
La classe internazionale dei lavoratori può e deve liberarsene

Una sola forza esiste all’interno della società capitalistica che può dare il colpo finale a questo regime, la classe operaia, la classe che non solo già produce la totalità della ricchezza ma che anche, una volta liberatasi dalla sottomissione politica ed economica al Capitale, è portatrice della società nuova, il Comunismo, che dal guscio capitalista sempre più preme per venire alla luce.

Ma oggi, nonostante questa maturità oggettiva, la classe operaia in tutti i paesi, a causa del travagliato secolare percorso della sua emancipazione, è costretta a ripartire da zero.

Il travolgente tentativo rivoluzionario nei primi due decenni del secolo scorso aveva prodotto un partito comunista mondiale, la Terza Internazionale Comunista, impostata sulle tesi radicali ed intransigenti del marxismo originario di sinistra, ed era giunto alla vittoria in Russia e alla presa del potere, in nome della rivoluzione comunista mondiale.

Sconfitta in tutti i paesi quella ondata rivoluzionaria, che aveva fatto leva sul disfattismo proletario in pace e in guerra, la classe operaia da allora è stata investita da tradimenti e inganni da ogni lato che, peggiori di quelli che avevano portato alla degenerazione della Seconda Internazionale socialdemocratica e riformista, le facevano perdere ogni coscienza e ricordo di sé.

Stalinismo, maoismo, castrismo, con la teoria del socialismo in un solo paese, venivano a mascherare sotto le insegne del comunismo, ideologie, principi, partiti, Stati ed economie in tutto capitalisti e borghesi.

In parallelo si portava il movimento comunista ad allinearsi e confondersi con le rivendicazione della difesa della democrazia, che non può essere che borghese, e dell’anti-fascismo, facendo dei partiti comunisti degenerati i difensori ad oltranza dei parlamenti, delle Costituzioni e della legalità borghese.

Anche il movimento sindacale era trascinato in questa corrente di sottomissione agli interessi e alle istituzioni del capitalismo e portato a rinunciare alla prospettiva, che prima lo aveva informato, non solo della difesa del lavoro e del salario, ma della emancipazione della classe lavoratrice dal Capitale, indirizzo che solo ne rappresenta il proprio vero e pieno significato.
Necessità ed utilità della crisi

La crisi del Capitale non è la crisi della classe operaia, correttamente intesa, anche se è soprattutto questa a pagarne le conseguenze. È, propriamente, la crisi mortale del suo nemico storico e sociale, ed è la premessa per l’abbattimento rivoluzionario di questo regime, per la dittatura del proletariato.

Compagni, oggi dobbiamo ripartire da zero!

La classe operaia ha un suo bagaglio di teoria, una sua completa visione del mondo, ed un secolo e mezzo di lezioni da numerose sconfitte e da poche ma grandiose vittorie. Tutto quello che le è stato insegnato, dai nemici e dai falsi amici, negli ultimi ottanta anni si è dimostrato falsità e menzogna; il marxismo autentico invece non ha mai tradito né illuso e la giustezza delle sue previsioni sulla catastrofe del capitalismo sono sotto gli occhi di tutti.

Il compito dell’oggi è quello della riscoperta della originaria dottrina comunista e del partito comunista internazionale, che solo ne può essere il depositario e la può impugnare, al suo interno e nell’azione politica.

Sul piano della lotta difensiva immediata il proletariato internazionale troverà anche la forza di reagire all’attacco che sta subendo e di ridarsi una organizzazione sindacale di classe. Questa tornerà a rifiutare ogni corresponsabilità nei confronti della economia dei borghesi e delle loro nazioni, essendo il suo scopo la difesa incondizionata dei lavoratori. Questo sindacato, organizzato per categorie ma anche territorialmente, renderà possibile l’incontro fra lavoratori di diverse specializzazioni, nazionalità e opinione politica, occupati e disoccupati, oggi mantenuti separati nelle singole aziende. Questo favorirà l’unione e il coordinamento delle lotte sugli obbiettivi comuni.

Il compito che attende le nuove generazioni proletarie è entusiasmante e grandioso, così come la prospettiva dell’emancipazione comunista dell’uomo da questa società in putrefazione.
Partito Comunista Internazionale



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