mercoledì 19 maggio 2010

Finanziaria 2010: Il Grande Bluff di Tremonti


di Roberto Farneti (Liberazione del 19 maggio 2010) 

«Non metteremo le mani in tasca ai cittadini, non aumenteremo le tasse ma ridurremo la spesa pubblica lì dove è meno produttiva e dove non ha un effetto recessivo». Giulio Tremonti prova a rassicurare gli italiani, messi in allarme dalle drammatiche indiscrezioni filtrate nei giorni scorsi sui contenuti della manovra correttiva da 27,6 miliardi di euro che il governo si appresta a varare in fretta e furia dopo i richiami al rigore nei conti giunti da Bruxelles a seguito della crisi greca. Il ministro dell'Economia getta acqua sul fuoco: nessun taglio alle pensioni e agli stipendi dei dipendenti pubblici. «Chi deve preoccuparsi sono i falsi invalidi e i veri evasori», avverte Tremonti nella conferenza stampa tenuta a Bruxelles dopo la riunione dell'Ecofin. Precisazioni che, però, non convincono. Innanzitutto perché ancora non si capisce da dove il governo prenderà tutti quei soldi, così all'improvviso, dopo avere raccontato per mesi la favola che l'Italia non correva alcun rischio e che stavamo molto meglio degli altri paesi. Se è vero che «per l'Italia non cambia nulla rispetto ai numeri per cui si è impegnata in Europa» (il ministro ha confermato una riduzione del deficit sul Pil dello 0,8% per il 2010 e dello 0,8% per il 2011, quindi un totale dell'1,6% su due anni) allora perché adesso scopriamo che c'è bisogno di 27 miliardi per raddrizzare i conti? E' vero che i pozzi dai quali attingere non mancano. Come i 120 miliardi di evasione fiscale di cui ha parlato ieri la Cgil. Tuttavia, l'unica novità che per il momento si annuncia su questo fronte è che l'Agenzie delle Entrate sta per varare il nuovo Redditometro. Tra i nuovi parametri considerati per la determinazione del reddito presunto ci saranno l'acquisto di minicar, le iscrizioni a club e scuole esclusive, le spese per i viaggi all'estero, la stipula di polizze assicurative e le spese di ristrutturazione. Bene. Difficile però immaginare che il nuovo redditometro possa bastare da solo per imprimere quella svolta che serve nella lotta all'evasione. 
Tremonti ha quindi spiegato che nell'ambito della spesa pubblica «c'è una vasta e ampia area di spesa improduttiva. Per esempio, c'e la spesa per l'invalidità che dal 2001 ad oggi, col Titolo quinto che ha dato alle Regioni poteri di spesa ma non di presa, è salita da 6 miliardi di euro a 16 miliardi di euro, un punto di Pil. 
E poi ci sono trasferimenti dal ministero degli Interni ad una platea di Comuni che ammontano a 15 miliardi ogni anno. Ci sono dunque enormi margini di intervento - osserva il ministro senza che si producano effetti distorsivi o recessivi». Solo lotta agli sprechi? E allora perché ieri il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha detto che l'ipotesi che la manovra correttiva allo studio del governo contenga tagli alla sanità è "plausibile"? Anche sulle pensioni Tremonti è stato ambiguo: «In Italia - afferma - abbiamo il sistema previdenziale più stabile d'Europa. E se mi chiedete se stiamo stravolgendo il sistema pensionistico vi dico di no, perchè il sistema funziona». Parole che, però, non escludono l'ipotizzato dimezzamento delle finestre di uscita per la pensione di anzianità e per quella di vecchiaia nel 2011. 
Tremonti si sbilancia invece sul possibile taglio del 5% degli stipendi dei parlamentari: "Mi viene da ridere. Per me è solo l'aperitivo", dice. La assoluta mancanza di chiarezza da parte del governo fa imbestialire l'opposizione e i sindacati: «Non sappiamo nulla sui conti, bisogna chiedere ai servizi segreti», sbotta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Sulla stessa linea anche la Cgil, che per bocca del segretario Guglielmo Epifani chiede al governo «di uscire dalle incertezze di queste ore, dalle fughe di notizie che allarmano lavoratori e pensionati e aprire un tavolo di confronto sia con le organizzazioni sindacali sia in Parlamento», Per il momento, tuttavia, Corso Italia non pensa a uno «sciopero generale», che si fa «quando si proclama, e si proclama quando tutte le cose sono chiare e sono definite». Ma Epifani avverte: per fare una manovra di così grandi proporzioni serve equità «e il segno dell'equità - sottolinea - non dà la riduzione del 5% degli stipendi delle indennità dei parlamentari, cosa che pure può essere ammessa in un quadro generale, ma lo danno altre misure di equità sociale, quelle di cui il governo fino ad ora non parla».


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