domenica 23 maggio 2010

23 maggio 1992. La strage di Capaci.


La Strage di Capaci è l'espressione di lingua italiana, coniata dai Media e ormai di uso comune, con cui si indica l'attentato mafioso in cui il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci e a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, e tre agenti della scorta, Vito SchifaniRocco DicilloAntonio Montinaro.[1]

L'espressione "Strage di Capaci" è in effetti errata: è vero che la strage avvenne nei pressi dello svincolo autostradale di Capaci ma il luogo si trova nel territorio del comune di Isola delle Femmine. In siciliano l'espressione utilizzata per indicare l'eccidio è "l'attintatuni", "il grande attentato".
Nel tragico attentato sono rimasti illesi altri quattro componenti del gruppo al seguito del magistrato: l'autista giudiziario Giuseppe Costanza (seduto nei sedili posteriori dell'auto blindata guidata da Falcone) e gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.[2]
Gli esecutori materiali del delitto furono almeno cinque uomini (tra cui Pietro Rampulla che confezionò e posizionò l'esplosivo[3] eGiovanni Brusca, che fu la persona che fisicamente azionò il telecomando al momento del passaggio dell'auto blindata del magistrato, che tornava da Roma)[4]
albero Falcone, Palermo
I mafiosi avevano riempito di tritolo un tunnel scavato sotto l'autostrada (per assicurarsi la buona riuscita del delitto, ne misero circa 500 kg, come punto di riferimento gli attentatori presero un frigorifero bianco posto ai lati della strada) nel tratto che collega l'aeroporto di Punta Raisi (oggi "Aeroporto Falcone-Borsellino") al capoluogo siciliano. [5] A tutt'oggi sono conosciuti soltanto i nomi degli esecutori materiali della strage, poiché le indagini mirate a scoprire i mandanti ed eventuali intrecci di natura politica non hanno prodotto risultati significativi.[6][7].
La strage di Capaci, festeggiata dai mafiosi nel carcere dell'Ucciardone[8]ha segnato una delle pagine più tragiche della lotta alla mafia ed è strettamente connessa al successivo attentato di cui rimase vittima il giudice Paolo Borsellino, amico e collega di Falcone.
Le stragi provocarono una reazione di sdegno nell'opinione pubblica[9], oltre che l'intensificazione della lotta antimafia, con il conseguente moltiplicarsi dei pentiti e la cattura di latitanti quali Totò Riina [10][11][12] [13]
piazza della Memoria, Palermo
Per la strage sono stati riconosciuti colpevoli nel maggio del 2002 24 imputati[14], mentre nel 2008 la prima sezione penale della Cassazione ha condannato 12 persone in quanto mandanti di entrambe le stragi: Salvatore Montalto, Giuseppe Farinella e Salvatore Buscemi, Giuseppe Madonia, Giuseppe Montalto, Carlo Greco, Pietro AglieriBenedetto SantapaolaMariano Agate, Benedetto Spera, Antonino Giuffrè e Stefano Ganci. [15]








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