venerdì 9 aprile 2010

Una riflessione collettiva di alcuni compagni e compagne dei Comunisti Uniti

Una riflessione collettiva di alcuni compagni e compagne dei Comunisti Uniti...

Dopo l'ennesima sconfitta elettorale...
Comunisti e comuniste cominciamo da noi, prima che sia troppo tardi!
Alcune riflessioni e proposte dei Comunisti Uniti

Questa tornata delle Regionali 2010 sembra essere stata caratterizzata da alcuni elementi che vanno valutati e incrociati tra loro:
1) C´è stata un´astensione tra le più alte di sempre (quasi 3.500.000 di votanti in meno), come altra faccia della medaglia dell´antipolitica e della crisi di scollamento politico in atto nel paese. C´è anche un altro dato molto interessante e significativo e forse più "politico". Parliamo del 1.100.000 di schede annullate (di cui 350.000 bianche) da sempre strumento di protesta e di boicottaggio più attivo della semplice astensione. Tanto per dare alcune cifre, in Piemonte il numero delle schede nulle rappresenta il 4,39% che, sommato alle bianche, sale a 5,72% pari a 133.928 schede. Più di tutti i votanti nella Provincia di Asti, tanto per capire la portata. Nel Lazio la percentuale di nulle e bianche è del 4,13%, in Campania è addirittura del 6,07%.
2) Siamo nel mezzo di un´onda lunga reazionaria che si alimenta nella crisi e che viene sapientemente utilizzata dalla destra alimentando una guerra tra poveri nelle classi popolari e solleticando gli istinti beceri dei ceti intermedi. L´operazione riuscita alla Lega Nord nel triangolo Piemonte, Lombardia, Veneto è stata quella di aggregare intorno ad una frazione della classe dominante (in questo caso la medio/grande borghesia locale dei distretti industriali), prima la piccola borghesia artigiana e commerciale e poi spezzoni consistenti di proletariato, strappando circa un milione di voti all´alleato-avversario Berlusconi. Ha quindi prima costruito il proprio "blocco sociale" e ha poi costruito una sua base di massa, intessendo legami e alleanze attraverso tutta una serie di "apparati egemonici": chiese locali, associazionismo di vario tipo (anche sportivo), giornali locali, ecc. Lo ha fatto, indubbiamente facendo leva sui bassi istinti di cui sopra e su soluzioni apparentemente semplici (per esempio la criminalizzazione degli immigrati). Ma la sua crescita non è riconducibile alla sola, pur importante, componente razzista retroterra e collante ideologico del leghismo. Le prime parole del neo-governatore Cota, oltre all´attacco al diritto all´aborto, sono state: "lavoro, lavoro, lavoro!", segno che il gruppo dirigente leghista ha ben presente quale sia la "madre di tutte le contraddizioni" seppure in chiave populistica.
Discorso analogo può farsi per la Polverini che ha stretto nel Lazio un´alleanza anche con i settori più retrivi della Chiesa e dei poteri forti della speculazione immobiliare. Entrambi (Cota e Polverini), hanno stravinto, peraltro, proprio nei distretti di provincia ad alta industrializzazione, sebbene polverizzata nelle provincie.
3) Vi è stata un´affermazione locale di partiti apertamente giustizialisti (l´IdV) o votati alla protesta che incarnano in parte il sentimento dell´antipolitica e della sfiducia verso i politicanti (Movimento 5 Stelle di Grillo 4% in Piemonte, 7% in Emilia Romagna). I grillini hanno saputo sfruttare l´opposizione alla TAV che in Val di Susa gli ha fatto raggiungere punte del 30% e, di fatto, hanno sancito la sconfitta elettorale della Bresso. Per certi versi anche il "grillismo" ha costruito una propria base di massa utilizzando il moderno e potente "apparato" della rete telematica e i social network. Questi sono fenomeni che vanno investigati attentamente perché tendono a occupare gli spazi lasciati vuoti da una reale opposizione sociale che questi movimenti non vogliono e non possono incarnare in forma coerente.
4) Le politiche di alleanze del PD guardano sempre più verso l´UdC (con la solita rincorsa all´occupazione del centro moderato insita nel bipolarismo), una SEL che prepara il terreno a una collaborazione più organica col PD (magari per preparare il terreno a Vendola per le primarie) e una Federazione della Sinistra allo sbando, incapace di presentarsi come un polo alternativo, credibile e visibile - da sinistra - ai piani di Bersani. Infatti, la FdS ha accettato con accordi diversificati tutte le alleanze proposte da pd, talvolta anche con l´udc, e si è presentata fuori da queste coalizioni solo dove gli è stato impossibile concludere gli accordi per per la chiusura nei loro confronti da parte del centrosinistra (vedi Marche e Lombardia) e non certo per pregiudiziali politiche.
Anche laddove c´è stata un´indubbia tenuta come in Toscana e Umbria (dato dovuto soprattutto alle particolari condizioni di organizzazione e radicamento di PRC e PdCI in quei territori o alla candidatura di compagni minimamente riconosciuti dai lavoratori come nelle Marche) questa è avvenuta comunque in un quadro di perdita forte di consenso sommando i voti di PRC+PdCI delle precedenti regionali si sono persi 4 punti percentuali in Toscana e altrettanti in Umbria (75.000 voti netti nella prima e 34.000 nella seconda) persino sommando impropriamente i voti della FdS con quelli di SEL.
5) Un´assoluta inconsistenza e scarsa capacità di incidere delle formazioni politiche a sinistra della Federazione travolte da un´invisibilità nelle lotte sociali oltre che da un indubbio oscuramento mediatico. Segno che non basta nemmeno marcare un´identità formale alternativa se non si è fatto un lungo lavoro di radicamento prima e se non si è in grado di essere promotori di un minimo di riunificazione di pezzi del mosaico comunista e anticapitalista.
6) Tranne rare eccezioni (oltre a quelle citate, una buon risultato in Calabria) c´è stato un progressivo ridimensionamento, in qualche caso la quasi scomparsa, dei comunisti dentro questo quadro di compatibilità con la perdita secca di un altro 30% dei propri consensi. Questo a nostro avviso proprio perché: a) non si sono investite energie a costruire e radicare un polo alternativo al bipolarismo in funzione di un´opposizione di classe (e non di mero governo) contribuendo a ricomporre il quadro alla propria sinistra (movimenti sociali e sindacali, diaspora comunista, movimenti per l´ambiente, ecc...); b) le scelte sono state contraddittorie e non comprese dall´elettorato di riferimento: in alcuni casi si è costretti ad appoggiare la Bresso, notoriamente a favore della TAV in Piemonte; altrove con la Bonino dell´attacco all´articolo 18 e fanatica della capacità autoregolatrice del libero mercato; in altri casi con Vendola in alleanza col PD; in altri ancora con Vendola fuori delle alleanze; in altri ancora si è andati da soli perché esclusi dal centrosinistra. Come si può pretendere di mandare un segnale chiaro e di essere capiti dai settori sociali di riferimento? c) PRC e PdCI sono in preda ad una crisi di identità e militanza sul territorio che rende ancora più debole la loro già fragile organizzazione e mette in crisi ciò che rimane del loro radicamento: questo rende impossibile controbilanciare l´oscuramento mediatico.
7) Tutto questo ha una causa principale: la totale assenza di rappresentanza per il conflitto sociale non solo da parte dei candidati dei partiti, ma anche e soprattutto nelle campagne e nei programmi elettorali. Se questo è ovviamente comprensibile per i due poli del sistema politico dominante, per la cosiddetta "sinistra radicale" questo è mortale. Il nocciolo prioritario della questione è la costruzione di un blocco sociale di riferimento. E questo si fa ricucendo e unendo con pazienza le lotte sparpagliate di resistenza alla crisi, alle ristrutturazioni padronali, all´aggressione al territorio e all´ambiente, agli attacchi antidemocratici del governo e alle politiche liberiste chiunque le sostenga. Questo blocco sociale può avere una funzione di opposizione di classe solo coagulandosi attorno a un programma minimo sulla base del quale valutare se e quali alleanze convengano. Fuori da questo c´è solo il tentativo della mera sopravvivenza alla giornata per superare uno sbarramento o elemosinare un assessorato.
8) Quindi, laddove il Centrosinistra ha fallito miseramente sullo stesso terreno della Destra (politiche liberiste e/o collusione col malaffare), l´elettorato lo punisce pesantemente e punisce pure la Federazione della Sinistra spesso persino dove questa è stata costretta fuori dall´alleanza col PD, proprio per queste ambiguità di cui si parlava prima e per aver partecipato in questi anni a queste giunte fallimentari (vedi tracollo in Campania della FdS dov´era candidato Ferrero). A questo punto non è remoto immaginare un nuovo abbraccio definitivo (mortale?) tra la FdS e SEL che riposizionerebbe tutto questo pezzo di sinistra nuovamente in funzione di alleanze col PD anche a livello nazionale.
Questo comporterebbe obiettivamente un´ulteriore marginalizzazione della questione comunista nel paese oltre alla perdita degli ultimi consensi sociali e politici.

Dobbiamo riconoscere che, pur critici con le scelte deboli, confuse e continuiste della Federazione della Sinistra, molte compagne e compagni si sono spesi generosamente nella campagna elettorale sperando di ergere un argine a questa caduta libera e per ostacolare una destra che alimenta la divisione di classe, il razzismo e la diffusione delle formazioni neofasciste sul territorio. Con questo obiettivo, in alcune regioni si è cercato di sostenere un appoggio esterno condizionato a un programma alternativo. Ma questo si è dimostrato insufficiente.
Tanti altri invece non ce l´hanno fatta a turarsi il naso e votare candidate come la Bresso o la Bonino. Alcuni di questi compagni e compagne hanno scelto il voto disgiunto, molti hanno scelto di non votare.
La diversificazione di queste posizioni è stata determinata anche dalla mancanza di una prospettiva di autonomia di classe in questo difficile contesto. Tuttavia da questi elementi vorremmo riaprire il dibattito sulle prospettive. Pena assuefarsi alla passivizzazione di massa e accontentarsi della pura testimonianza residuale o del "meno peggio" che, come ancora una volta i fatti dimostrano, non ci ha mai portato fuori dalle secche ma sempre verso il "pessimo".
Purtroppo anche in queste ore l´autolesionismo di alcuni dirigenti - che continuano ad autoassolversi, fornendo analisi minimizzanti di quella che è una vera e propria catastrofe - sembra alludere a una nuova giravolta e, come dicevamo, a un tentativo di rattoppare le debolezze attraverso una riunificazione/riavvicinamento con SEL. Un riavvicinamento che porterà ad accettare il ruolo salvifico e personalistico di Vendola funzionale a nuove alleanze col PD (e l´UdC) anche a livello nazionale.
A nulla però servirà questa "nuova sinistra" come a nulla servirà, diciamolo da subito, riscoprire un po´ di tinta rossa e il comunismo di facciata se non si rompe la subalternità al PD nel costruire un progetto di opposizione di classe nel paese.
Le elezioni e le capriole tattiche non sono la causa delle sconfitte politiche né la soluzione ai profondi disagi sociali nella classe nel mezzo di una profonda e strutturale crisi del capitalismo. Sono semmai solo un piccolo specchio e termometro di quello che è il Paese. Si raccoglie una parte di quello che si è seminato e nemmeno fino in fondo. Quindi nulla si raccoglie, perché nulla si è seminato.

Se non si fanno i conti con le ragioni profonde di questa ennesima sconfitta, che poi sono le ragioni della marginalità in cui comunisti e comuniste OVUNQUE COLLOCATI sono stati relegati, diventa difficile individuare anche solo generalmente delle prospettive dalle quali ripartire. Come ricostruire un blocco sociale proletario e una base di massa anticapitalista come condizione necessaria per la ripresa di un´opposizione sociale e politica alternativa ai due poli del bipolarismo? Di conseguenza, come ricostruire e praticare una linea che disgreghi quelle basi di massa, quei legami egemonici, del leghismo, del berlusconismo, del post-fascismo finiano, ma anche delle politiche cosiddette liberiste più in generale?
Ora è il momento di rompere gli steccati delle correnti, mettere da parte gli equilibrismi, tirarsi su le maniche e autoconvocarsi in maniera permanente per ricostruire tra i referenti sociali la nostra credibilità e internità. INDIPENDENTEMENTE DALLA COLLOCAZIONE ATTUALE DI CIASCUNO DI NOI.

Nell´appello Comunisti Uniti 2.0 scrivevamo:
"Gli spazi politici istituzionali in senso stretto sembrano oggi schiacciati dal sistema bipolare/bipartitico, sostenuto tanto dal PDL che dal PD, e non possono essere riconquistati con escamotage organizzativistici o elettoralistici.
Occorre ricostruire anzitutto una credibilità e un ruolo dei comunisti là dove ci sono ancora ampi spazi di azione politica, sia sul piano sociale e politico-sindacale (ricostruzione di una forza sindacale di classe e non concertativa, ricucitura delle molteplici esperienze di lotta oggi in campo sui territori, precariato e migranti, etc.) che su quello culturale (dove si tratta di coniugare l´eredità critica dell´esperienza del comunismo internazionale del Novecento con una comprensione delle trasformazioni della società e un aggiornamento degli strumenti concettuali del marxismo).
Vogliamo incontrarci con chiunque condivida i punti chiave della nostra impostazione e li voglia praticare in maniera critica e autonoma, dentro i partiti e fuori di essi, nelle rappresentanze sindacali, nei luoghi di studio e di lavoro, in quelle associazioni politico-culturali delle quali riconosciamo un ruolo nella ricostruzione di una teoria all´altezza dei tempi e delle quali rispetteremo l´indipendenza.
A prescindere da dove siamo collocati, occorre mettere al centro del nostro dibattito e di una nostra azione coerente la questione del partito, quella delle alleanze e quella della linea sindacale."

I fatti di questi giorni ripropongono in maniera drammatica questi nodi e non possiamo perdere altro tempo, magari in attesa della prossima tornata elettorale (comunali 2011, per esempio, a Torino) in attesa del prossimo pastrocchio col PD, in attesa della prossima sconfitta...
E´ ora che i compagni e le compagne del PdCI, del PRC e i tantissimi senza tessera decidano una volta per tutte se vogliono perseguire una strada di riconquista della propria autonomia politica e culturale o se imboccare ancora la strada della subalternità che ci ha portato in queste secche.
A questo punto per discutere e praticare questi obiettivi, perché non autoconvocare assemblee regionali composte da tutti i comunisti disponibili? Quelli che sono nel PRC, quelli nel PdCI e i tantissimi delusi o senza tessera...tutti con pari dignità, ma con la definizione di alcuni obiettivi comuni. Obiettivi che potranno essere praticati nella Federazione e fuori di essa senza intralciarsi a vicenda, ma rafforzandosi reciprocamente verso la ricomposizione dei comunisti oggi frantumati in mille rivoli ciascuno da solo incapace di incidere e di dare una svolta.
E´ un compito difficile e di cui non conosciamo i tempi di risoluzione, ma al quale non ci possiamo sottrarre se vogliamo veramente riaprire la strada verso un Partito per tutti i comunisti ovunque oggi collocati, radicato nella classe ed efficace nella lotta politica.

Ciro ARGENTINO, ex-operaio ThyssenKrupp e segr.ria prov. PdCI Torino; Gualtiero ALUNNI, CPN-Resp. Naz. Trasporti PRC; Andrea FIORETTI, assemblea lavoratori autoconvocati Roma; Stefano AZZARA´, docente filosofia L´Ernesto di Urbino; Alessandro PERRONE, cassintegrato Fiom Eaton Monfalcone; Pio DE ANGELIS, Presidente CPR PRC Friuli Venezia Giulia; Alberto PANTALONI, Comitato comunista "T. Noce" Torino; Federico GIUSTI, RSU Cobas Comune di Pisa; Mirko SOLERO, ex-PRC L´Ernesto Torino; Katia SILVESTRINI, Segretaria PRC Fabriano; Massimo MURGO, RSU Marcegaglia Sesto S. Giovanni (MI); Nicola IOZZO, coordinatore PdCI Vibo Valentia; Vincenzo GAGLIANO ex-segretario PdCI Campania; Vincenzo SANGIOVANNI ex-segretario PdCI Napoli Riccardo DI PALMA, assemblea lavoratori autoconvocati Novara; Alberto BASSO, cassintegrato Milano; Saro TRAINA, vicepresid. Prov.le ANPI di Monza e segretario PdCI Varedo-Limbiate; Gabriele Attilio TURCI, RSU Cobas Scuola ex-PRC, Forlì;  Laura SCAPPATICCI, Federazione prov.le PdCI di Frosinone;
Daniele CANESCHI, FGCI Federazione di Pisa; Leonardo PEGORARO, Giovani Comunisti Urbino; Francesco PAPPALARDO, CPF PRC Val di Cornia - Piombino (LI); Raffaele COPPOLA, Federazione prov.le PdCI di Salerno; Antonello Tiddia, RSU Carbosulcis Rete28Aprile.

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