venerdì 9 aprile 2010

Stefano Cucchi: secondo gli esperti del Pm è morto perché non è stato curato


Non fu pestato e nemmeno era disidratato. Anzi, poteva essere salvato se solo, Stefano Cucchi, non fosse stato ricoverato nel “repartino” del Pertini, il padiglione penitenziario e gli fosse stata somministrata una terapia idonea. Paolo Arbarello, direttore dell'istituto di Medicina legale della Sapienza ha illustrato stamattina in una conferenza stampa le conclusioni della consulenza elaborata da un pool di esperti incaricati dai pm che conducono l’inchiesta sull’omicidio del trentunenne romano morto a sei giorni dall’interrogatorio e dall’arresto.
Il pool punta l’indice su omissione e negligenza: «In ospedale non è stata colta la gravità della situazione e determinante per la morte è stata l'omissione di un piano terapeutico adeguato». Stefano aveva la vescica piena perché la sera prima di morire aveva bevuto tre bicchieri di acqua. I pm della procura di Roma smentiscono le conclusioni della commissione Marino anche sulla quantità di peso perduta dal ragazzo mentre era in consegna al servizio sanitario nazionale e all’amministrazione penitenziaria. Delle due fratture alle vertebre solo una sarebbe recente e a determinarla sarebbe stata una caduta di sedere, si dice podalica. Non ci sarebbero neppure segni di pugni o di colpi diretti ma anche il pool ammette che avrebbe potuto essere stato spinto violentemente contro un muro o sul pavimento, tanto da provocare la frattura. Ma loro non ci possono fare niente. Al contrario, è stato scavato parecchio nella storia del paziente scovando, dal 2000, 17 ricoveri al pronto soccorso ma senza trovare le fratture antiche di cui gli esperti del pm avevano fatto fantasticare la stampa. Si enfatizza un quadro composto da alcune patologie croniche di Stefano – al fegato, ad esempio – e dalla sua magrezza eccessiva che si sarebbero combinate con una brachicardia indotta dallo stress determinato dal suo arresto. Non avrebbe perso molto peso, solo 4 chili e non 10 come aveva detto Marino, ma il suo cuore batteva solo 42 volte al minuto. Malasanità, insomma, di questo si dice nelle conclusioni dei periti dei pm che hanno iscritto al registro degli indagati, finora, nove nomi: sei di dottori, tre di guardie carcerarie. Gli uni per omicidio colposo, gli altri per un omicidio preterintenzionale che, forse, si vorrebbe stemperare. La famiglia di Stefano non ci crede e sabato farà parlare i suoi consulenti

Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

Nessun commento:

Posta un commento

Ultime Notizie

Ultime News

Notizie di Politica

Roba Comunista