lunedì 26 aprile 2010

PIACENZA 25 APRILE 2010: BANDITO E’ CHI DISSENTE.

Cronaca di una giornata di follia. 
Le vicende sono ormai note: la sinistra di alternativa piacentina fischia l’intervento del presidente di centrodestra dell’Amministrazione Provinciale, un ragazzo di sedici anni appartenente al movimento dell’Onda viene fermato a fine comizio perché si ritrova in mano (pare) una bandiera con un’asta bella robusta, tanto da essere equiparata ad un’arma impropria.
Poiché  siamo stati testimoni oculari del fatto possiamo affermare che si è trattato di un atto intimidatorio agito dalla Digos nei confronti di una persona che si è comportata in modo assolutamente tranquillo per tutta la manifestazione nel corso della quale, peraltro, non si sono registrati particolari momenti di agitazione.
A conferma di una gestione “singolare” dell’ordine pubblico durante l’iniziativa segnaliamo il sequestro di uno striscione dell’Onda che a seguito di una nostra ferma protesta è stato poi riconsegnato ed esposto dalle ragazze e dai ragazzi; un fatto che leggiamo non solo come abuso di potere, ma anche come tentativo di creare tensioni.
Fino a qui il racconto di una consuetudine purtroppo affermatasi nei 25 aprile nostrani di questi ultimi anni e cioè di un atteggiamento arrogante ed aggressivo delle forze dell’ordine nei confronti delle/dei compagne/i e delle/degli antifasciste/i.
La cosa che desta però perplessità ed indignazione è la reazione di gran parte del ceto politico e dell’entourage del PD che, non solo non ha offerto alcuna solidarietà ad un ragazzo ingiustamente accusato (ed ovviamente già condannato dai Democratici), ma anche la violentissima campagna di criminalizzazione verso Rifondazione per la sua contestazione a Trespidi definita “atto idiota”, “atto infame”, azione “contraria ai valori del 25 aprile”.
Insomma il mostro da sbattere in prima pagina è ancora una volta chi non china il capo e manifesta dissenso a coloro che per 364 giorni all’anno tentano di fare a pezzi la nostra Costituzione.
Si badi bene, può anche starci che ad una commemorazione ufficiale si chiamino le autorità istituzionali e che tra queste ci sia pure il sindaco o il presidente di centrodestra, ma ci sta pure che la sinistra manifesti dissenso fischiando i passi del comizietto che non condivide.
Questi sono i fondamentali della democrazia che alcuni attivisti del PD non hanno ancora ben assimilato.
Siamo stati accusati di aver rotto quel clima di patto repubblicano a difesa dei valori resistenziali che in questa giornata si era creato tra centrosinistra e centrodestra.
E qui siamo alla follia, per non dire alla stupidità più sublime.
Si confonde la retorica ipocrita espressa per un momento da un esponente del PDL con una visione conservatrice, ma liberale, che costoro non hanno neppure nell’anticamera del cervello.
Non vogliamo fare riferimenti lontani dal nostro territorio, ma si ricordano quelli del PD chi è Trespidi? Si ricordano quali esponenti della destra estrema hanno sostenuto la sua candidatura? Lo sanno che governa con quella Lega Nord che considera i bambini rom e migranti bambini di serie B (per non parlare del resto)? Ed ancora che posizione ha assunto il nostro presidente provinciale sulla rimozione della targa di piazza XXV aprile di Pecorara solo pochi mesi fa?
Questa non è una destra moderata, repubblicana e costituzionale, questa è la destra che da Roma a Piacenza vuol far tabula rasa dei valori forgiati dalla Resistenza antifascista.
E allora il gioco della democrazia vuole che chi non condivide l’ipocrisia del lupo travestito da agnello lo disveli e noi questo lo abbiamo simbolicamente fatto fischiando in piazza.
Se i “nemici” del PD diveniamo noi non ne siamo contenti, affatto; non perché nutriamo particolare stima in questo partito, ma perché il principale soggetto politico dell’opposizione dimostra coi suoi tatticismi, col suo politicismo, col suo vuoto di valori di non essere in grado di reggere l’offensiva brutale ed autoritaria della destra, di aver vanificato anche il “voto utile”.
Tempi bui ci aspettano - ne siamo consapevoli - ma non c’è alternativa se non quella di ricostruire una larga opposizione sociale a Berlusconi e al berlusconismo, rispettando l’avversario, ma sapendolo individuare e contrastare con radicalità, poco importa poi se ci chiamano banditi perché come recita una vecchia canzone “i giornali dei padroni chiamavano assassini i partigiani”
                    Bob Montanari
                    Segretario provinciale P.R.C.
Piacenza, 25 aprile 2010



Seguite le notizie de Il Comunista Quotidiano via feedfeed rss comunista quoridianoSubscribe in a reader

Nessun commento:

Posta un commento

Ultime Notizie

Ultime News

Notizie di Politica

Roba Comunista