venerdì 30 aprile 2010

Lodo costituzionale e intercettazioni: il senato frena tutto

In piazza Navona la protesta dei giornalisti contro il disegno di legge sulle intercettazioni, di là dalla strada, nella commissione giustizia e nei corridoi del senato della Repubblica, un doppio stop ai provvedimenti sulla giustizia in cima alla lista dei desideri di Silvio Berlusconi. La legge sulle intercettazioni slitta di una settimana perché anche nella maggioranza ci si rende conto che qualche correzione è indispensabile. E la versione costituzionale del Lodo Alfano, prevista dalla legge sul legittimo impedimento, annunciata dal ministro della giustizia e già firmata dal capogruppo Gasparri e dal suo vice Quagliariello, resta nei cassetti per una verifica supplementare con gli alleati della Lega.
Una giornata con la marcia indietro a palazzo Madama. L’emendamento «D’Addario», quello che aveva introdotto nella legge sulle intercettazioni il
carcere fino a quattro anni per chi registra senza autorizzazione una conversazione, era già stato accantonato dal relatore. Ma il senatore Centaro ieri ha spiegato di non aver cambiato completamente idea: «Il principio non si tocca». Eppure era stata la stessa commissione affari costituzionali, con il voto della maggioranza di centrodestra, a giudicare eccessiva la pena prevista. I senatori della prima commissione avevano evidenziato anche un altro problema, più difficile da risolvere per il Pdl: nella legge sulle intercettazioni la competenza a decidere sulle intercettazioni è del tribunale in composizione collegiale e non più del gip. Una previsione che stravolge l’ordinamento generale: nel codice di procedura penale, infatti, all’articolo 328 (lo hanno fatto notare i senatori di opposizione Casson e Li Gotti, ma anche il senatore di maggioranza Valentini) c’è scritto che tutti gli atti del pm sono di competenza esclusiva del gip. Un impiccio, giustificato secondo Centaro dall’esigenza di «mettere una certa distanza, anche psicologica, fra il pubblico ministero richiedente e il giudice che autorizza». L’impasse ha costretto il presidente
della commissione giustizia Berselli a rinviare l’esame del disegno di legge a martedì: la motivazione ufficiale è che manca il parere della commissione bilancio (la legge prevede un tetto di spesa per le intercettazioni), il testo sarà modificato, la maggioranza spera di passare all’aula entro metà maggio.
Il lodo «costituzionale», invece, dovrebbe essere composto di tre articoli che tengono finalmente conto delle osservazioni della Consulta, che ha già bocciato due «lodi», quello Schifani nel 2004 e quello Alfano l’anno scorso. Si tratta di una legge studiata per sostituire in corsa il legittimo impedimento, di cui è probabile una dichiarazione di incostituzionalità, e infatti il nuovo lodo si riferisce solo al capo dello stato e al governo, non ai presidenti di camera e senato (che, aveva notato la Consulta, non possono godere di uno status diverso da quello dei parlamentari).
La legge non introdurrebbe uno stop automatico dei processi, piuttosto la possibilità per il parlamento, entro 90 giorni dalla comunicazione di avvio del processo, di disporre la sospensione fino al termine del mandato. Qualcosa di simile a un’autorizzazione a procedere che l’opposizione non ha bocciato subito nel merito (eccezion fatta per Di Pietro). La capogruppo Pd al senato Finocchiaro ha solo messo in evidenza come «questa è la prima riforma che interessa al presidente del consiglio». Qualche problema più serio per il Pdl c’è stato nel rapporto con gli alleati della Lega che non erano stati informati e probabilmente con gli stessi avvocati del premier. E anche il lodo è stato rimandato.

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