mercoledì 14 aprile 2010

Il Pd "federale" cresce in Sicilia


Il Pd federale, quello che piace a Prodi, in Sicilia è più di un progetto. Da mesi, a partire dalle primarie per la scelta del segretario regionale, il gruppo dirigente dell'isola non segue le indicazioni dei vertici romani e si muove in maniera autonoma, anche se scomposta. Quanto sta avvenendo rispetto ai rapporti col governo di Raffaele Lombardo ne è la prova evidente. Anzi. Come spesso avviene, la Sicilia è un passo avanti. L'inchiesta per concorso in associazione mafiosa a carico del presidente della regione, indagato dalla procura di Catania, ha scoperto i nervi del Pd, portando alla luce contrasti, antipatie, lobbies e faide. La missione di Maurizio Migliavacca, inviato a Palermo da Bersani per imporre la linea in merito alla questione Lombardo, è fallita.
Migliavacca è tornato a Roma dopo una riunione di routine, segnata da scarsa partecipazione e poca convinzione. Tant'è che linea del «no» all'ingresso nella giunta regionale con la conferma dell'appoggio esterno alle riforme è stata sconfessata il giorno dopo dai dirigenti ex Margherita che fanno riferimento all'ex ministro Salvatore Cardinale e all'ex segretario regionale, l'imprenditore dello Stretto Francantonio Genovese. I due, riuniti nella nuova associazione Innovazione, hanno manifestato apertamente il proprio sostegno a Lombardo, schiacciando l'occhio al partito del Sud e aprendo le braccia a Miccichè e Dell'Utri. Posizione agli antipodi rispetto a quella espressa da altri dirigenti, sempre di area ex Margherita, che fanno capo all'ex ministro Enzo Bianco e al parlamentare Giovanni Burtone, nettamente contrari a Lombardo. In mezzo c'è l'area rappresentata dal senatore Beppe Lumia e dal capogruppo all'Ars Antonello Cracolici, gli unici che già prima delle primarie, si erano schierati per il sostegno alle riforme e che hanno contribuito in modo deciso alla nuova norma sugli rifiuti che cancella i termovalorizzatori su cui Totò Cuffaro stava costruendo un business milionario. In questo quadro è molto debole la leadership di Giuseppe Lupo, il segretario che ha vinto le primarie col sostegno dell'area Franceschini. Il suo «no» a Lombardo s'è trasformato in un «ni» alle riforme, per poi tornare un «no» subito dopo l'inchiesta della procura sul governatore. Lupo è stato eletto anche grazie ai voti di Cardinale e Genovese, i quali durante le primarie facevano parte del partito del «no» a Lombardo, oggi invece ne sono i principali alleati. Rita Borsellino, con i suoi cantieri, alterna toni duri ad aperture. Domani, dopo che Lombardo riferirà all'Ars sull'inchiesta di Catania, si capirà quale ruolo giocherà il Pd.
Il caos totale che regna nel partito trova conferma se si analizza quanto sta accadendo a Enna e Gela, i due comuni più grossi che andranno al voto il 30 e 31 maggio. A Enna il senatore Vladimiro Crisafulli ha vinto per 700 voti le primarie, ma la sua candidatura a sindaco sarà boicottata dai fedelissimi di Beppe Lumia, «nemico» storico del collega parlamentare, accusato di fare una politica vecchia e clientelare. Crisafulli sarà sostenuto in campagna elettorale da una parte dei dirigenti dell'area Bersani; gli ex Margherita, invece, sosterranno il sindaco uscente Rino Agnello che si è autocandidato senza passare al vaglio delle primarie. Anche a Gela, la situazione è sfuggita di mano. Le primarie sono state vinte da Angelo Fasulo, che ha superato per 22 voti Lillo Speziale, presidente della commissione regionale antimafia. Speziale ha però impugnato il risultato, contestando un centinaio di schede, a suo favore, che non sarebbero state inserite nel computo. Il ricorso è finito a tarallucci e vino. Sia Fasulo sia Speziale, contro cui si è schierato l'ex sindaco Rosario Crocetta, sono candidati.


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