venerdì 30 aprile 2010

FERMO: Collettivo antifascista cacciato dall'ANPI per questo volantino.

Il 25 aprile di quest'anno si presenta denso di significati per gli antifascisti e le antifasciste di questa città. Non si tratta di una semplice ricorrenza, né di una celebrazione che fa riferimento al passato.
L'insegnamento lasciatoci dai vecchi Partigiani/e risulta quanto mai utile ed attuale in questo clima segnato da deriva autoritaria, populismo mediatico, razzismo istituzionale e squadrismo fascista.
Intendiamo perciò festeggiarlo con lo spirito di coloro che sono stati protagonisti della Resistenza prima e della Liberazione dopo, e non di quelli che si sono auto-eletti capi della Resistenza e che in seguito sono stati protagonisti di epurazioni, saccheggi della cosa pubblica o di becere attività clientelari. Ci domandiamo cosa c'entrino con la Liberazione dal Nazifascismo le messe solenni, le associazioni combattentistiche e di reduci, i saluti di un sindaco nostalgico del fascismo come Di Ruscio; ci chiediamo perché l'Anpi della neo provincia di Fermo si ostini a partecipare a retoriche celebrazioni che vedono come co-protagonisti simili individui e associazioni e perché sia di moda proprio in questo momento la difesa della Costituzione, mentre in passato, quando la coppia Berlusconi - D'Alema era in procinto di modificarla sostanzialmente, non si sia alzato nemmeno un dito. Dinanzi al tradimento dei valori della Resistenza da parte di partiti come il PD e difronte all’amnesia storica che sembra aver colpito la maggior parte degli italiani, per noi la Resistenza non è solo memoria, tutt’altro; significa fronteggiare quotidianamente gli attacchi che questo governo repressivo, neoliberista, clericale ed omofobo lancia ai lavoratori e alle lavoratrici tutte, come ai migranti rinchiusi nei Cie, ai precari di questo paese come agli studenti, alle donne e agli omosessuali, etc.
A Fermo, territorio aristocratico e clericale per eccellenza, assistiamo alla presenza/invadenza dei neofascisti di Aries, ai quali il sindaco ha persino concesso uno spazio, alle gang di quartiere che si autoproclamano controllori del territorio; questi schifosi personaggi non sono altro che manifestazioni della progressiva fascistizzazione a cui sta andando incontro la società italiana. Le attuali forze politiche, infatti, hanno eletto a valori fondanti il tessuto sociale la sicurezza, la difesa della razza e della famiglia patriarcale, il lavoro inteso non più come diritto, ma come asservimento ad un padrone; inoltre, gestendo la crisi economica e finanziaria degli ultimi tempi in senso autoritario ed indicando al contempo la popolazione migrante come capro espiatorio, hanno provveduto a ridurre il conflitto sociale a problema di ordine pubblico.
Come si vede si tratta di temi strettamente legati al concetto di “fascismo”. Ma NOI NON CI STIAMO! La nuova resistenza parte da qui, dalla nostra capacità di connettere le lotte sociali dentro percorsi di liberazione condivisi.
Oggi vogliamo “esercitare” la nostra Resistenza civile e il nostro Antifascismo, scegliendo di parlare e di far parlare LE DONNE. Queste, partecipando alla Resistenza con ruoli diversi e con una diversa consapevolezza, hanno tutte avuto come comun denominatore la lotta all'omologazione, all'indolenza, alla passività, al fascismo e alla paura, ma soprattutto ad una storia che non poteva essere solo subita, ma determinata dalla propria volontà...dentro percorsi di liberazione condivisi, appunto.
Per questo abbiamo scelto di festeggiare il 25 Aprile con chi ha raccolto le loro testimonianze e le ha intervistate, contestando l'ipocrita deposizione di una corona o l'utilizzo di uno sbiadito tricolore che evocano piuttosto un uso strumentale di questa importante ricorrenza civile.

“Soltanto a noi che fummo gli unici protagonisti di quei giorni sul colle S. Marco spetta il diritto e il dovere di giudicare, perché noi ci trovammo sul campo di battaglia, faccia a faccia con i tedeschi e non coloro che credono di sapere la verità quando questa è una sola: REAZIONE, MONARCHIA, FASCISMO, queste sono le ragioni egregio signor sindaco...” Ten. Spartaco Perini


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1 commento:

  1. pare che le parole usate dal presidente dell'ANPI di Fermo siano "i giovani non capiscono un cazzo"
    Da non giovane, probabilmente non capisco un cazzo nemmeno io, se cortesemente ce lo vuol spiegare... gli lasciamo lo spazio per farlo.

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