domenica 11 aprile 2010

Dopo elezioni- Rosa Rinaldi (PRC) non è più tempo di scelte solitarie

Non è più il tempo delle ricerche solitarie

di Rosa Rinaldi*
La crisi di senso e di consenso della sinistra sancita, ancora una volta, dal risultato elettorale non nasce oggi. Infatti, già all’indomani del voto del 2006 la sinistra avrebbe dovuto considerare con più preoccupazione il dato delle urne. Avevamo registrato 24.000 voti più del centro destra, guardavamo alla vittoria, ma avremmo dovuto più realisticamente registrare di non aver perso. Un risultato non in grado di garantire il programma sul quale avevamo ottenuto il consenso. E’ stato sbagliato non considerarlo allora, lo sarebbe di più oggi se non aprissimo un confronto senza steccati e soprattutto senza atteggiamenti giustificatori e autorassicuranti. E’ una crisi che riguarda in particolare la sinistra, nonostante la discesa in campo di un forte movimento, persino inedito nelle sue forme, “il popolo viola”, che ha dispiegato il 5 dicembre una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni in difesa della Costituzione, contro il legittimo impedimento, in difesa della democrazia, nonostante una grande manifestazione unitaria di tutte le forze del centro sinistra per la democrazia e lo sciopero generale indetto dalla Cgil. Nonostante le condizioni di vita delle persone sia peggiorato in ragione della crisi economica e dell’aumento della disoccupazione, nonostante l’approvazione del ddl collegato alla finanziaria che modifica in radice l’art. 18 dello statuto dei lavoratori e la contrattazione, nonostante tutto, vince Berlusconi e vince il governo, e a poco serve dire che il Pdl ha subìto un calo di voti notevole dall’astensione, perché credo si tratti del problema, non della soluzione. Occorre domandarsi perché oggi, il centro destra vince. La Lega guadagna una vittoria politica pur perdendo 150.000 voti rispetto alle europee e li perde in Piemonte, Lombardia e Liguria mentre ne guadagna in Veneto, Emilia, Toscana e Marche, aumenta il suo peso politico giacché non governava nessuna regione e ora ne governa due Piemonte e Veneto. Come è potuto accadere che non ci sia stata percezione di tutto ciò? Anzi, si era convinti di una possibile inversione di tendenza ed invece la tendenza è opposta a quella attesa? A questa domanda dobbiamo rispondere se vogliamo individuare il punto di ripartenza.
Il movimento dei lavoratori è sconfitto. Noi siamo dentro la crisi del centro sinistra, anzi, i partiti più piccoli appaiono marginali, non utili, rissosi, capaci di dividersi e incapaci, viceversa, di ricostruire legami sociali e unità. L’esperienza delle elezioni regionali in Francia è una lezione che non abbiamo compreso. Lì, alla crisi la sinistra ha risposto unitariamente, i lavoratori si sono coalizzati nella protesta verso il governo e la lotta e l’unità fanno guadagnare un grande consenso elettorale. E l’astensione, anche lì di proporzioni gigantesche, sottrae consenso alla destra e al governo. In Italia la crisi economica, il malcontento, la perdita di posti di lavoro, gli scandali, le veline, le intercettazioni producono un “plebeismo” popolare, piuttosto che una riscossa delle coscienze.
Sarebbe del tutto fuorviante prendersela con il movimento di Grillo. C’è piuttosto la necessità di comprendere a fondo la dimensione e le ragioni dell’astensione. Una dimensione di popolo che ritiene inutile votare, una passivizzazione che più di altre ci parla di una lesione dell’esercizio democratico del voto. I partiti, la politica allontanano milioni di persone dalla partecipazione, un vero e proprio schiaffo sulle nostre troppe certezze! Qui sento un allarme che ci riguarda, una forma di rivolta attiva contro le classi politiche del Paese. Nel movimento di Grillo ci sono ancora anticorpii alla passivizzazione che ormai riguarda milioni di persone. Altrettanto fuorviante è ritenere che questo movimento sia di sinistra. Esso è più probabilmente contro tutta la politica compresa la nostra. Nessuna lettura pacificante quindi ci è consentita! Occorre domandarsi perché, nonostante siamo parte dei movimenti contro gli inceneritori, per l’acqua pubblica, contro la Tav, non capitalizziamo un risultato in termini di consenso e loro invece sì. Il movimento di Grillo non è il mio movimento, tuttavia è necessario che proviamo a capirne le istanze partendo dai nostri limiti ed errori che, a descrivere quelli degli altri siamo sin troppo capaci! Insomma, nessuna sottovalutazione snobistica ci è consentita. Presidenzialismo e federalismo fiscale sono già nell’agenda del governo e muteranno l’assetto costituzionale del Paese.
La Lega è il partito più strutturato della destra italiana anche in Europa e si caratterizza per il suo poujadismo: un partito corporativo antisistema contro la fiscalità generale, il contrario di un paese solidale; una destra regionalista che, come ha scritto recentemente Giorgio Bocca, “vuole il federalismo fiscale che gli italiani e i leghisti colgono per quello che è: le province ricche sempre più ricche, quelle povere rassegnate al loro degrado”.
Non è più il tempo di ricerche solitarie, né quello dell’autosufficienza, è necessario che facciamo la nostra parte con generosità e umiltà, abbandonando difese di suoli ormai aridi, accelerando la costruzione della Federazione, chiedendo a tutta l’opposizione, a partire da SEL, di costruire insieme l’alternativa possibile senza essere solo spettatori delle evoluzioni nel PD, altrimenti non saremo adeguati né ad opporre resistenza né tantomeno a indicare l’alternativa, presi come siamo dentro discussioni autoreferenziali. Non ci sono formule salvifiche per nessuno. Non propongo scioglimenti né nuovi partiti. Propongo più modestamente che noi si faccia la nostra parte, perché le nostre battaglie in difesa della democrazia, per la difesa dell’articolo 18 e della contrattazione, per l’acqua pubblica, contro il nucleare, per i diritti civili, per la scuola pubblica si accompagnino alla necessità di una ricomposizione politica e sociale necessaria se vogliamo provare a battere il berlusconismo.
*Segreteria Prc

da liberazione.it

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