giovedì 15 aprile 2010

Dall'afghanistan non ce ne andremo


Sabato a Roma, a piazza Navona, alle ore 14,30 ci sarà una manifestazione per chiedere la liberazione degli operatori umanitari di Emergency - tre medici italiani e sei volontari afghani - arrestati sabato scorso e di cui non si sa più nulla. Ne parliamo con Milly Moratti, presidente della Fondazione Emergency.

Cosa chiedete con la manifestazione di Roma?
Abbiamo dato appuntamento sperando naturalmente che qualcosa di buona succeda prima. Nel frattempo giudichiamo incredibile il fatto che non vengano rispettati i diritti umani con i volontari arrestati, come essere interrogati davanti a un giudice piuttosto che avere l'assistenza di un avvocato. A Roma chiederemo la loro liberazione, sempre che non sia già avvenuta. E' un appuntamento che abbiamo lanciato per mettere insieme la gente intorno a valori e diritti che sono patrimonio di tutta una civiltà. Al di la della situazione contingente che riguarda Emergency, rintengo assurdo che ci sia stato un sopruso del genere e che non ci siamo subito curati di difendere questi nostri concittadini.
Il ministro degli esteri Frattini ha preso le distanze da Emergency, salvo poi fare una tardiva marcia indietro. Come giudica questo episodio?
Ho trovato incredibile che il ministro abbia privilegiato una notizia che aveva ampi margini di dubbio, come si è poi confermato. Il primo compito di un governo è difendere i suoi connazionali all'estero. Ed è un fatto ancora più grave che tutto questo accada in una situazione in cui il governo, con una visione che personalmente non condivido, appoggia il governo afghano per aiutarlo a portare nel paese una riforma più democratica, come sostiene. E pensare che il governo afghano si era impegnato con un altro nostro governo, di centrosinistra, proprio sulla riforma della giustizia.
Che clima sente intorno a Emergency?
Ho sentito in questi giorni un risveglio di coscienza. La gente è tornata a distinguere fra i valori veri e questo magma in cui sembra che il paese si sia assopito, nonostante fatti gravi come corruzione e malcostume. Sembrava ci fosse un'assuefazione a tutto e invece ora c'è un clima diverso. Mi fermano delle persone, persone che non sono assolutamente di parte, per parlarmi di valori importanti, come lo sono quelli di Emergency, una organizzazione che lavora per curare gratis la gente. E' un risveglio per il quale però si paga un prezzo troppo alto, perché in questo momento sono in pericolo degli operatori.
Può avere effetti questa vicenda sulla permanenza di Emergency in Afghanistan?
Nessuno, per adesso. E nessuno sta pensando di abbandonare il paese per troppa pericolosità. Si è lasciato l'ospedale di Lashkar-gah soltanto perché non si poteva fare altrimenti, per motivi di sicurezza. Vedremo come si evolveranno le cose.
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