mercoledì 14 aprile 2010

CPN Rifondazione L'intervento di Claudio Grassi

Eleonora Forenza nel suo intervento ha sostenuto che avrei sbagliato la collocazione sia al congresso di Venezia che a quello di Chianciano. Vorrei risponderle che a Venezia furono i sostenitori della mozione Bertinotti, tra i quali anche Forenza, a comettere grave errore. Infatti la scelta di quel congresso – che  io contrastai – fu quella di entrare nell’Unione e nel futuro governo Prodi a partire da un’analisi della fase che si è dimostrata completamente errata. Così come non credo di aver sbagliato a Chianciano perché se non avessi spinto per fare una unica mozione contro Vendola  oggi non ci sarebbe più Rifondazione Comunista.
Le elezioni regionali sono andate male, ha vinto la destra peggiore in una condizione che doveva essere invece favorevole per le forze d’opposizione. Ciò significa che le forze di destra hanno scavato nel profondo della società, sono diventate cultura diffusa e hanno sfondato anche in modo preoccupante nelle “cittadelle di sinistra”. Da questo punto di vista il successo della Lega Nord in Emilia Romagna, in Toscana e nel resto del centro Italia è molto significativo.
Sei mesi fa Berlusconi era in forte difficoltà. Oggi la situazione si è rovesciata e può aspirare a diventare Presidente della Repubblica e, ancor peggio, a diventarlo attraverso l’elezione diretta. Se questo è vero, allora vuol dire che la questione democratica diventa emergenza democratica con tutto quello che ne consegue e questa va di pari passo con l’emergenza sociale. In questo contesto baluardi fondamentali, fino a qualche anno fa considerati intoccabili, saranno più facilmente attaccati e messi in discussione, come il contratto nazionale di lavoro.
Allora noi dovremmo tutti  valorizzare la proposta politica, che abbiamo avuto l’intelligenza  di mettere in campo nei mesi scorsi: quella della costruzione di una grande coalizione democratica per battere Berlusconi. La nostra proposta di unità è per conseguire un obiettivo: la destra e Berlusconi non devono governare. La base  di questa intesa, per quanto ci riguarda, si sostanzia nella Difesa della Costituzione,  in una legge sul conflitto d’interessi e nell’impegno a modificare l’attuale legge elettorale in senso proporzionale. Questa nostra proposta va rilanciata con forza poiché non dobbiamo lasciare a Di Pietro l’esclusiva dell’antiberlusconismo.
Sul nostro risultato alle elezioni regionali: 620.172 voti, in questo contesto così difficile e di oscuramento totale, sono un fatto importante, come ritengo sia importante avere eletto 17 consiglieri e 5 assessori. Tuttavia dobbiamo riconoscere l’arretramento. Continua una erosione preoccupante del nostro consenso. Quindi qualcosa dobbiamo fare per invertire la tendenza.  In primo luogo dobbiamo leggere correttamente il risultato elettorale. È difficilmente contestabile il fatto che, in generale, siamo andati meglio dove ci siamo presentati in coalizione e siamo andati peggio dove siamo andati soli e quando siamo andati da soli andiamo meglio quando facciamo coalizioni di sinistra (vedi le Marche). Lo dico non perché dobbiamo fare ovunque alleanze ma perché nel nostro dibattito interno, nei mesi scorsi, siamo stati sollecitati a non fare alleanze praticamente da nessuna parte perché – si diceva – saremmo andati meglio da soli. Obiettivamente non mi pare che sia così. Non oso immaginare che  riflessione saremmo costretti a fare oggi se fossimo andati da soli anche in Toscana, in Liguria, nella stessa Calabria, dove l’Italia dei Valori, che doveva essere premiata per la sua scelta di autonomia, ha dimezzato i voti e ha conseguito il suo peggior risultato nazionale.
Sulla Campania dico una cosa sola: per come sono andate le cose non potevamo fare una scelta diversa e ringrazio il Segretario per l’impegno che ha profuso in una condizione difficilissima. Però non banalizziamo la posizione dei compagni che, sul territorio, non l’hanno condivisa. Nessuno ha proposto di sostenere De Luca.  I compagni della Campania proponevano, come per la Bonino, un accordo elettorale. Certamente questa scelta  avrebbe avuto un riverbero negativo sul piano nazionale, ma altrettanto lo ha avuto appoggiare Emma Bonino nel Lazio, visto le sue posizioni sulla guerra, il lavoro e la Palestina. A questo aggiungo che dobbiamo riconoscere qualche errore di gestione anche nella fase preparatoria della campagna elettorale. Avevamo proposto come candidato presidente della Federazione, prima di Ferrero, Villone, autorevole esponente di Socialismo 2000, che il giorno dopo dichiarava ai giornali che avrebbe sostenuto De Luca; avevamo valutato che avremmo raccolto il malessere forte che esisteva tra i bassolininani e nella stessa Italia dei Valori che era spaccata a metà. Di questo malessere purtroppo nel voto non c’è stata traccia, e ciò vuol dire che avevamo una rappresentazione non perfettamente centrata di quella regione.
Che fare, dunque, per invertire la tendenza e risalire la china?
In primo luogo una campagna politica di primavera che ci riporti nella società a partire dai referendum su acqua, nucleare e precarietà. Se questi referendum non fossero in campo noi dobbiamo comunque lanciare una campagna sociale che mobiliti il partito e la Federazione con una nostra proposta contro la crisi e che dia una risposta ai bisogni che emergono dai soggetti sociali colpiti dalla crisi stessa.
In secondo luogo la ricostruzione del partito. A partire da una campagna di ascolto nei territori sulle cause della sconfitta. Questo Cpn non deve essere la conclusione della riflessione, ma il suo avvio e il documento qui proposto dovrà essere arricchito dai contributi che verranno nel corso del dibattito e che deve puntare a coinvolgere tutti i nostri iscritti. Oltre  a ciò va continuato il lavoro di re-insediamento  del partito dove la scissione lo ha colpito curando particolarmente il  tesseramento (siamo 47.000) e  la costruzione di nuovi circoli. Occorre salvare Liberazione con un incremento della diffusione visto che è vicinissima al pareggio economico, strumento di cui non possiamo fare a meno. Infine la mancanza di finanziamento pubblico deve indurci a costruire un lavoro sull’autofinanziamento.
In terzo luogo: costruire la Federazione della Sinistra. È a tratti stucchevole la discussione che stiamo facendo: è credibile tornare indietro? Dopo che ci siamo presentati assieme alle europee e alle regionali? È credibile rimandare il tutto, come viene chiesto anche in questo dibattito, riportando il Prc, il Pdci e gli altri soggetti che hanno aderito a questa impresa, a discutere a casa propria e a fare ognuno le proprie iniziative? A mio parere sarebbe devastante e il rischio di uno sbriciolamento in tanti pezzetti insignificanti diventerebbe immediata realtà! Allora concretizziamo gli impegni che ci siamo presi, costruiamo subito la Federazione nei territori aprendola anche ad altri soggetti e dopo l’estate facciamo il congresso costitutivo che chiuda questa fase di transizione e che dia un messaggio di unità, seppure ancora insufficiente, alla nostra gente.
Infine un’offensiva unitaria nei confronti di ciò che sta alla sinistra del Pd. Guardate: io non sono mai stato vendoliano a differenza di molti che oggi mi accusano di esserlo, e non ho nessuna intenzione di diventarlo!  Ho sempre riconosciuto a Vendola grandi capacità, ma non penso che con le sue suggestioni si possa uscire dalle difficoltà della sinistra. Tuttavia, compagni e compagne, non dovrebbe sfuggirci che nella realtà Sinistra Ecologia e Libertà ha i nostri stessi voti, è votata da una parte significativa di popolo della sinistra, cioè persone che votando SeL ritengono di votare a sinistra del Pd e che quindi, come i nostri elettori, non apprezzano il Partito Democratico, ma nemmeno l’IDV e altre opzioni politiche. È vero, hanno una proposta diversa dalla nostra ma hanno anche loro le loro contraddizioni! Allora vi chiedo: dobbiamo semplicemente prendere atto che sono altro da noi e lasciarli andare per la loro strada oppure dobbiamo incidere sulle loro contraddizioni, aprire un’offensiva unitaria e provare a fare massa critica? Altro che vendolismo, altro che accettazione del bipolarismo! Almeno tra di noi prendiamoci seriamente. Non propongo né un nuovo Arcobaleno né fusioni, ma la possibilità concreta di un’unità possibile, altrimenti la dispersione diventerà irreversibile.
Federazione della Sinistra, unità della sinistra a sinistra del Pd e grande coalizione democratica contro Berlusconi. Se lavoriamo bene attorno a questo progetto assieme ad una forte iniziativa sociale, forse possiamo ricostruire quella credibilità che questi anni di scelte sbagliate e di continue divisioni ci hanno fatto perdere
 
 

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