lunedì 19 aprile 2010

Chiuso il congresso Arci "ma ora il centrosinistra ci deve rispondere"


News imageIl leader Paolo Beni ringrazia gli ospiti ma rilancia: La politica di oggi è brutta, bisogna ripartire da cultura civile e cittadinanza

di Riccardo Chiari (ilManifesto del 19 aprile 2010)
La responsabile locale dell'associazione, Marcella Bendoni, che racconta ad una platea emozionata L'Aquila che i telegiornali non fanno vedere: una città terremotata-nel corpo e nello spirito, che chiede di rinascere ma oggi come oggi può soltanto «far vivere una speranza». Il rifugiato eritreo Abdul Aziz Mohammed che racconta le odissee e le condizioni di abbandono in cui vivono anche gli stranieri che si vedono riconosciuto lo status di rifugiato, e che chiude il suo intervento così: «Questo è un paese in cui formalmente ti può essere riconosciuto un diritto, ma poi non c'è modo dì farlo valere». E ancora il via libera all'ordine del giorno dei compagni liguri, sempre in cerca di verità e giustizia per Carlo Giuliani e i suoi genitori, e solidali con i giornalisti di Liberazione (Checchino Antonini e l'ex direttore Sansonetti) condannati in primo grado per aver scritto degli avanzamenti di carriera di chi a Genova nel 2001 non aveva garantito né l'incolumità personale dei manifestanti, nè tantomeno la libertà di manifestazione. E'in questi tre flash che l'Arci sembra declinare nella pratica la sua denuncia di una «brutta politica», troppo lontana e oggi non in grado di riprendere il contatto con la vita reale. Quella dei circoli, e delle tante attività di promozione sociale portate avanti in mezzo a mille difficoltà.
Nel terzo giorno del congresso nazionale dell'associazione, dopo Pierluigi Bersani e Nichi Vendola interviene anche l'ultimo leader di un'area politica storicamente vicina all'Arci. Da Paolo Ferrero della Federazione di sinistra, alcune secche osservazioni sulla mancanza di una opposizione reale al governo Berlusconi, e sull'assenza di quello che pure nei giorni di Genova («in una situazione politica non diversa da quella di oggi») era stato costruito: «C'era stata la capacità di far nascere reti di partecipazione politica, reti che sono poi diventate soggetto politico di opposizione. Oggi dobbiamo provare a rifarle, e recuperare la capacità di indignarsi per muovere ad una rivolta morale nel paese. Questo può rimetterci assieme, in un rapporto fra pari dove nessuno può dire di avere la verità in tasca». Viene applaudito Ferrero, quando guardando alla corsa solitaria dell'Idv in tema di referendum sull'acqua denuncia: «Facendo così si va a rotoli». Infine, con lo sguardo rivolto all'America Latina, arriva la sua chiave di lettura dell'unità a sinistra, con una citazione di Vittorio Foa: Tessere e federare. Mettere insieme le diversità rispettando le differenze, perché compito della sinistra è quello di insegnare ai cittadini a governarsi da sé».
A sera tira le somme di un buon congresso Paolo Beni: «Come hanno risposto i politici alla nostra denuncia? Ci hanno dato ragione, tutti quanti. Le loro parole sono state buone, ora però devono passare dalla teoria alla pratica. Senza supponenza, noi lo stiamo già facendo. Abbiano i nostri tempi e i nostri strumenti, entrambi diversi da quelli della politica. Ma l'importante è che qualcosa si muova. Noi continueremo a lavorare sulla cultura civile e la cittadinanza, che sono i presupposti della politica, e andremo avanti facendo il nostro mestiere. Di fronte al quale il mestiere della politica, che oggi è abbastanza lontano, dovrebbe avvicinarsi. Dobbiamo essere più vicini». Una convergenza che anche Dario Vergassola, applauditissimo ospite, ha auspicato segnalando con acuta ironia: «E' meglio che un assessore confuso torni a lavorare all'Arci, piuttosto che qualcuno confonda l'Arci per diventare assessore».

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