sabato 24 aprile 2010

25 aprile, Appello "il salto nel buio"

25 aprile - APPELLO "Il salto nel buio"
Stiamo per entrare dentro l’ennesima, torbida, fase di attacco alla Costituzione democratica e antifascista. Ma, a differenza delle precedenti fasi, in particolare dell’ultima, a cavallo tra il 2004 e il 2006 (qualcuno ricorderà i famosi “saggi di Lorenzago” dove i nuovi “padri Costituenti” della destra progettarono il cambiamento della Costituzione), l’attuale ha al suo interno molti maggiori elementi di pericolosità.
In primo luogo per la dispersione, da oltre 2 anni, di quell’ampio schieramento democratico e progressista che si era aggiudicato tutte le consultazioni elettorali, amministrative e politiche, succedutesi nell’arco temporale 2002-2006 (sebbene d’un soffio le politiche del 2006) e, soprattutto aveva vinto, nettamente, il referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006.
E lì parve che la sconfitta della destra fosse avvenuta anche nella società, uscita provata e ulteriormente impoverita dall’illusionismo berlusconiano, ma ahimé, i fatti immediatamente successivi s’incaricarono di dimostrare che così non era. E in effetti, al contrario di quanto molti di noi pensavano o auspicavano che venisse posto in essere da parte dello schieramento progressista, cioè la valorizzazione e il consolidamento, politico e culturale, dell’eccezionale risultato referendario, e quindi la riaffermazione della Costituzione, venne imboccata, subito e scelleratamente tutt’altra strada: il rilancio nel campo della destra del tema delle “riforme costituzionali”!
Così facendo si dimostrava chiaramente – qualora non ci se ne fosse ancora adeguatamente convinti nel corso del tormentato quindicennio 1994-2008 – che gran parte delle nostre “classi dirigenti”, di fatto, avevano oramai assunto, nel profondo, assieme alle “coordinate” economico-sociali proprie della destra (il liberismo economico, l’assunzione, irriflessa e irrazionale, del tema del razzismo e conseguenti politiche securitarie…), anche la relativa e connessa “ideologia istituzionale” (accentuazione del momento decisorio di vertice – presidenzialismo nelle sue varie versioni, ridimensionamento della funzione delle assemblee elettive, centrali ma anche locali, dai propri compiti legislativo e di controllo, trasformazione radicale di quelle particolari associazioni di cittadini - i partiti politici, così come previsti dalla Costituzione all’art.49, che per tutta una lunga fase repubblicana avevano svolto un’importante funzione pedagogica per larghi strati della popolazione, quella “scuola gratuita di massa” secondo l’efficace definizione di Lelio Basso; il “ridimensionamento” dell’autonomia della magistratura..), dandone, tra l’altro, concreta prova nell’agire politico dell’ultimo quindicennio (modifica del Titolo V della Costituzione con i voti del solo centro-sinistra, aumento della precarietà del lavoro e connessa riduzione delle tutele, leggi elettorali restrittive della democrazia..).
Tutto ciò era avvenuto ben prima del tracollo elettorale del 2008, nel cui ciclo di emarginazione politica e sociale siamo tuttora immersi.
E adesso?
Il continuo degradarsi dello spirito pubblico e la connessa criminalizzazione del dissenso e della stessa agibilità democratica sono giunti a livelli quasi autoritari, sol che si pensi ai continui e quotidiani attacchi, rivolti da anni, dal capo del governo e dai suoi collaboratori, agli organi di informazione non ancora loro asserviti, e a tutti gli organi di garanzia e di autogoverno democratico e costituzionale.
Il Parlamento, di fatto ridotto ad organo di mera ratifica della volontà del capo e della sua coalizione di “bravi”; la Magistratura, la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura e il Presidente della Repubblica, continuamente sottoposti ad una pressione tipica di una “repubblica sudamericana anni ‘70”.
Ma è particolarmente nei confronti del Capo dello Stato, organo mediatamente politico e di garanzia costituzionale, che si sono realizzate, di fatto, le principali deformazioni, dal momento che la sua funzione costituzionale è stata subdolamente fatta apparire, e ovviamente “gradita”, non più come il garante supremo della Costituzione, la “viva vox constitutionis”, secondo la celebre formula di Calamandrei, bensì in quella, assai ridimensionata e volutamente ininfluente di notaio-certificatore, contro la Costituzione.
Il consolidamento della destra nelle sedi politiche ed istituzionali, nella società e nello stesso senso comune, rendono a nostro avviso concreto il realizzarsi, in questa legislatura, di quel cambiamento costituzionale in chiave autoritaria – cesarista, a cui mira, incessantemente da circa un trentennio (quantomeno a partire dal programma di rinascita democratica di Licio Gelli) la parte peggiore del paese.
Per questo riteniamo di trovarci dinanzi all’attacco finale e potenzialmente demolitore della nostra Carta Fondamentale, e insieme ad essa della repubblica democratica e antifascista così come concepite e volute dall’Antifascismo e dalla Resistenza liberatrice.
Senza timore di esagerazione, qualora ciò si avverasse vedremmo ulteriormente ridursi ed in maniera significativa il già degradato spazio politico e pubblico per le forze dell’alternativa, oltre che le sfere di libertà di ciascun soggetto, singolo e associato.
Siamo cioè consapevoli di trovarci dinanzi al serissimo e incombente scenario proprio di un cambiamento radicale di regime, connotato dal presidenzialismo del capo popolo e da un’autocrazia elettiva (maggioritaria) ad esso subalterna e connessa, al solo fine di cristallizzare, costituzionalmente, la sciagurata accoppiata data dalla deriva plebiscitaria-autoritaria del capo con il razzismo, ormai dilagante, della destra reazionaria e del leghismo.
Per questi motivi intendiamo invitare tutti i cittadini, singolarmente e nelle forme associative loro proprie, le forze politiche della sinistra e democratiche, le forze sociali e sindacali, ad incontrarsi nelle ricorrenze, del 25 Aprile, del 1° Maggio e del 2 Giugno, a Roma e in tutte le città italiane, rivolgendo loro un accorato e solenne invito ad unirsi per realizzare un Patto per la salvezza della Costituzione repubblicana e dello Stato democratico nati dalla Resistenza. Un ultimo, e ci auguriamo non tardivo, sussulto democratico al fine di scongiurare l’inevitabile baratro.
Pur consapevoli delle diversità politiche e culturali che esistono tra noi, riteniamo certamente prevalente la necessità di porre in essere, tutti insieme e da subito, ogni sforzo per la difesa attiva e intransigente della Costituzione e della democrazia del nostro paese.
Il senso della storia e dei suoi processi, e la relativa interpretazione dei fatti storici, così come tramandatici dai nostri Maggiori, sono ben vivi in tutti noi.
Per questo auspichiamo che questa consapevolezza storica possa nuovamente radicarsi nella coscienza civile del paese e, conseguentemente, nella riflessione politica e culturale in luogo della malapianta di una certa politologia e di un certo ingegnerismo istituzionale che, nella migliore delle ipotesi appaiono scevri del benché minimo connotato valoriale democratico-sociale, quando addirittura non assumono il ruolo di vero e proprio strumento ideologico al servizio dei potentati economici e dunque del liberismo contro la Costituzione e la democrazia sociale da essa prevista.
Riteniamo dunque strumentale e frutto di una logora “politica dello scambio”, uscita sconfitta dal referendum popolare del 2006, l’ennesima riproposizione del tema delle cosidette "riforme" costituzionali. Sappiamo che sono ben altre le urgenze del paese!
Consideriamo perciò irricevibile la proposta dell’attuale maggioranza, perché finalizzata unicamente al recepimento in Costituzione dei postulati politici e culturali del berlusconismo e del leghismo.
Qualsiasi “revisione” costituzionale nel contesto dato, considerando i rapporti di forza in campo e la squilibratissima possibilità di comunicazione, equivarrebbe ad un vero e proprio salto nel buio per la democrazia e la libertà, ed un’ulteriore perdita secca, in termini di diritti di libertà e diritti sociali, per i lavoratori e per i cittadini, già duramente colpiti da una crisi, il cui acme non è stato ancora raggiunto.
Con questa nostra Chiamata vogliamo, invece, recuperare quello slancio e quella linearità d’azione che hanno caratterizzato la battaglia referendaria per la salvaguardia della Costituzione del 2005-2006, in cui, la giustezza e la nettezza della Lotta per la Costituzione furono compresi dalla maggioranza dei cittadini italiani, e dove le forze di sinistra seppero uscire, dopo molti anni, dalla marginalità per tornare a parlare, da protagoniste, al paese!
E’ questo ciò che ci prefiggiamo. Sono terminati i tempi degli slogan, delle mezze parole dal sapore incomprensibile e tecnocratico, del politichese più o meno corretto.
Intendiamo tornare tra la nostra gente, tra i lavoratori per proporre, nell’immediato, un Patto per la salvezza della Costituzione fondata sul lavoro, che costituisca il primo passo da cui proiettarsi in direzione della effettiva e duratura riconquista democratica e costituzionale del paese, per l’attuazione del programma democratico–sociale della Carta, che significa non soltanto Governo ma qualità dell’azione politica sui temi fondamentali per il paese e i suoi cittadini (politiche redistributive e di pace, piena e buona occupazione, scuola e sanità pubbliche, beni e servizi pubblici e sociali, casa ecc..).
Siamo ben consci che il nostro Appello e la nostra Chiamata avvengono dopo che molte, troppe occasioni, funzionali al ristabilimento di una normale dialettica democratica, sono state sprecate.
Ne sono seguiti errori, gravi sottovalutazioni della pericolosità dell’avversario, si é manifestata all’interno del ceto politico e conseguentemente nella società una vera e propria subalternità culturale rispetto ai temi delle destre, vecchie e nuove, e lo specchio di ciò è rappresentato dal recepimento di un sistema elettorale antidemocratico, funzionale e omologante al mainstream capitalistico internazionale, formalmente bipartitico ma sostanzialemente monopartitico (il monopartitismo disgiunto), che costituisce una della cause principali del riduzionismo democratico in atto. Ed in più piccoli e insensati egoismi di partito. Soltanto se sapremo superare tali errori di prospettiva e di prassi politica, potremo risollevarci.
Siamo però persuasi che ciascun cittadino, ciascun lavoratore italiano, ogni soggetto collettivo destinatario del nostro Appello e della nostra Chiamata, nessuno escluso, sia in buona parte consapevole della drammaticità del momento che stiamo vivendo, e della grandissima responsabilità che questo implica per il futuro della nostra democrazia e della nostra libertà. Se non ora quando? La resistenza (costituzionale) continua.

Primi firmatari: Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Michelangelo Bovero, Emiliano Brancaccio, Maurizio Brotini, Alberto Burgio, Lorenza Carlassarre, Massimo Ceciarini, Antonello Ciervo, Mario Dogliani, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Elisabetta Grande, Alfiero Grandi, Claudio Grassi, Donata Gottardi, Carlo Lucchesi, Maria Rosaria Marella, Giovanni Marini, Gerardo Marotta, Ugo Mattei, Corrado Mauceri,Giorgio Mele, Siliano Mollitti, Diego Novelli, Andrea Panaccione, Roberto Passini, Marcello Rossi, Cesare Salvi, Paolo Solimeno, Alessandro Somma, Massimo Torelli, Gianni Vigilante, Massimo Villone, Luigi Vinci

Per aderire all'appello: appelli(at)ilmanifesto.it

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