lunedì 4 gennaio 2010

POLLARI, VERZE' E LE CARTE SEGRETE DELLO SCANDALO


 
Un gruppo di mitomani convinti di far parte di una setta di buoni ed eletti che doveva fronteggiare il male come nei film di Harry Potter. A leggere le carte finora segrete del covo di via Nazionale, l’ufficio segreto del servizio militare Sismi, allora diretto da Nicolò Pollari, c’è davvero da rabbrividire. Finora erano stati pubblicati dai giornali alcuni estratti delle decine di faldoni sequestrati dalla Digos di Milano nel 2006. Il Fatto Quotidiano ha visionato le migliaia di pagine dell’inchiesta e da oggi comincia a pubblicare una serie di articoli che provano a tracciare un primo quadro dell’attività del servizio deviato che ha operato in Italia dal 2001 al 2006. Gli appunti sequestrati a Pompa dimostrano la sua ossessione per i magistrati.

Dopo l’insediamento del Governo Berlusconi nel 2001, grazie alle sue fonti sparse per gli uffici giudiziari, era in grado di controllarne le mosse. Impressionante un suo report del 2001. “da fonte certa nella giornata di sabato 11 agosto 2001 si è avuta notizia dell’acquisizione da parte dei magistrati inquirenti di un elemento di prova circa la collusione tra persona politica di primissimo piano (Silvio Berlusconi Ndr) e un magistrato relativamente al processo SME, appellato in Cassazione. Tale elemento di prova va riferito al manoscritto, depositato agli atti dal magistrato in questione, che nel giorno successivo al deposito veniva affiancato da una copia dattiloscritta la cui redazione dopo apposita inchiesta interna non risulta avvenuta come di regola presso gli uffici giudiziari”.

Pompa, in un italiano contorto, sta girando ai suoi capi una presunta “notizia bomba” su Berlusconi. Allora il premier era indagato con l’accusa di avere corrotto i giudici della contesa sulla cessione della Sme-Buitoni negli anni ottanta. Da questa accusa il Cavaliere sarà assolto con formula piena solo nel 2007 ma allora il caso lo preoccupava molto. Pompa monitorava la questione e scriveva nel suo report (probabilmente diretto a Nicolò Pollari, allora numero due del Cesis, l’organismo di cordinamento dei servizi) di avere saputo che i pm milanesi avevano trovato una sorta di “prova regina” contro Berlusconi: un documento manoscritto trovato negli atti del vecchio processo SME dal quale si capiva che un giudice non era stato il vero autore della sentenza Sme di allora, scritta in realtà da un legale amico. Scriveva Pompa nel 2001: “Pertanto si ritiene che tale documento (quello trovato dai pm milanesi Ndr) possa essere stato dattiloscritto, in periodo precedente al deposito, altrove e più precisamente presso l’ufficio di un noto avvocato anch’esso coinvolto nell’inchiesta”. Pompa, con il suo appunto, probabilmente riferisce a Pollari perché il suo capo riferisca al grande capo di tutti: il presidente indagato.

In quel periodo Pompa è solo un consulente, ben retribuito da Pollari, e cerca in tutti i modi di convincerlo ad assumerlo. Non tutte le informazioni che veicola sono buone. E magari questa sul caso Sme è imprecisa. Ma non è questo il punto. Il dato inquietante è che un consulente di un servizio segreto lavora per ostacolare la magistratura nel suo controllo di legalità sul Governo. Nello stesso report si parla anche del ministro Franco Frattini. Scrive Pompa: “un ultimo elemento informativo attiene ai contatti avuti dall’ex funzionario dei servizi, dottore Vincenzo Chianese (tradotto in carcere qualche giorno fa) con l’onorevole Franco Frattini. Tali contatti telefonici sono stati intercettati e risultano ora agli atti della magistratura inquirente. Qualora fossero resi di pubblico dominio potrebbero determinarsi condizioni di forte imbarazzo essendo il Chianese coinvolto nell’ambito dell’inchiesta sui servizi deviati e l’onorevole Frattini ha sponsorizzato la candidatura di Orofino (il generale Giuseppe Orofino, poi nominato vicedirettore del Cesis, l’organismo che allora coordinava i servizi Ndr) per il vertice del Sismi”.

L’indagine “imbarazzante” per Frattini era coordinata da un giovane pm sconosciuto, tale Luigi De Magistris. Nulla sfuggiva a Pompa. Quando il pm Felice Casson, (poi eletto in Parlamento con il Pd) si occupa di un attentato firmato dalla sigla Nta a Venezia, Pompa scrive a Pollari: “nella giornata di venerdì 10 agosto 2001 ci è pervenuta notizia da fonte certa che Casson, titolare dell’indagine sull’attentato di Venezia, sta cercando con ogni mezzo di attribuire la tentata strage all’eversione di destra”. Quando Gherardo Colombo chiede un fascicolo ai suoi collaboratori, Pompa lo segnala. Così se un politico di sinistra come Massimo Brutti o una giornalista come Chiara Berie D’Argentine, vanno a trovare il giudice Edmondo Bruti Liberati. I pm per gli appunti di Pompa erano “bracci armati” di un’area “sensibile” da controllare e disarticolare.

Quando vergava questi report Pompa lavorava per don Luigi Maria Verzé, il sacerdote ormai 89enne che ha creato un piccolo impero imprenditoriale anche grazie ai suoi potentissimi agganci con la politica. Proprio il sacerdote amico di Berlusconi (che lo sta curando dai postumi della Madonnina) lo aveva presentato a Pollari. Questo ex dipendente della Sip che aveva tentato di fare l’imprenditore senza successo era diventato così il perno dei rapporti tra mondi, apparentemente lontani, come dovrebbero essere la Chiesa e i servizi segreti. In questa maionese impazzita che è il sistema di potere berlusconiano al governo da ormai un decennio, quei due mondi si incrociano e fanno affari insieme. Lo dimostrano i documenti sequestrati a Pompa e diretti a don Verzé. Vi si parla di operazioni immobiliari per centinaia di milioni di euro con gli amici personali di Silvio Berlusconi come Renato Della Valle e poi ancora di centri scientifici congiunti tra i servizi segreti e il San Raffaele e di basi comuni della Cia e del Sismi.

Poco prima della nomina di Nicolò Pollari a capo dell’intelligence militare, Pio Pompa scrive a Don Verzé: “Caro presidente le invio un report inerente le iniziative sulle quali potremo intervenire con maggiore e puntuale efficacia immediatamente dopo la nomina dell’amico N.”. Dove N. sta per Nicolò Pollari. E poi segue un elenco di sette “iniziative”, come le chiama lui. Si va dalla nomina di un dirigente del San Raffaele (l’attuale viceministro alla salute Ferruccio Fazio) in una commissione ministeriale all’acquisizione di Palazzo Rivaldi a Roma. Al riguardo Pompa scrive a don Verzé: “aggiungo inoltre l’interesse dell’organismo a cui è destinato N. (il Sismi di Pollari Ndr) per un utilizzo parziale tramite compartecipazione finanziaria finalizzato alla creazione di un “centro studio” (nome in codice degli uffici Sismi Ndr) in eventuale combinazione con il corrispondente Organismo Usa (gestione degli aspetti sensibili della Cabina di regia)”. In questa nota Pompa sembra proporre a don Verzé di comprare a Roma un palazzo da destinare, in parte con soldi pubblici, a sede congiunta dei servizi segreti italiani e americani. Poi si passa al punto tre: “Mostacciano: costituzione di un centro studi (ancora! Ndr) utilizzando in affitto la villa limitrofa al Parco Biomedico (il centro studi del San Raffaele a Mostacciano, alla periferia di Roma Ndr). Da tale struttura sarà anche possibile dare un forte impulso allo sviluppo delle attività di ricerca e del business complessivo del parco come prefigurato tra gli obiettivi da perseguire in considerazione soprattutto delle prospettive e della mission sottese a Castel Romano”. Anche in questo caso, Pio Pompa, nel 2001, prima della nomina di Pollari a capo del Sismi, sta descrivendo un’operazione che poi effettivamente anche se con modalità differenti, sarà portata avanti dal Sismi e dal San Raffaele. Accanto alla sede del Parco biomedico del San Raffaele a Mostacciano, infatti, sorge una villetta che in quegli anni era di proprietà della Fondazione di Don Verzè e che, come ha raccontato Francesco Bonazzi in un articolo de “L’espresso” nel 2006, è stata affittata al Sismi per le sue attività segrete.

Preveggente, in quell’apppunto sequestrato in via Nazionale e agli atti dell’inchiesta, Pompa allora scriveva che tutti gli affari in ballo, compreso il campus biomedico di Castel Romano (che poi sorgerà nel 2002 vicino a Roma sempre sotto l’egida di Don Verzé e con la benedizione di Berlusconi) erano legati alla nomina di Nicolò Pollari al Sismi e aggiungeva: “in tal senso abbiamo la possibilità di avvalerci degli ottimi rapporti di amicizia resi disponibili dall’amico N. con i vertici del Polo tecnologico, il Presidente Geronzi e i responsabili degli organismi deputati al finanziamento e alla ricerca”. La nomina di Pollari era funzionale a tantissimi altri affari. Pompa scrive: “la crucialità di acquisire da parte di N. la direzione dell’importante organismo a lei ben noto per noi Raffaeliani consiste nella possibilità di sostenere adeguatamente i progetti di consolidamento economico e di sviluppo futuro attraverso interventi che potranno assumere la seguente articolazione”. E poi giù un elenco di dieci attività in Italia e una mezza dozzina all’estero. Per i pm milanesi “l’attività che emerge dal contenuto di tali documenti sequestrati non appare in alcun modo riconducibile alle finalità e competenze istituzionali del Sismi”. Ma al pm di Perugia Sergio Sottani, che ha ricevuto gli atti per competenza, il presidente del Consiglio ha opposto il segreto di Stato. Il premier ha negato le informazioni chieste dal pm: “allo scopo di evitare danni gravi agli interessi individuati dall’articolo 39 comma 1 della legge”. Cioé “l’integrità della Repubblica”. Chiunque può giudicare se le attività di Pompa, Pollari e don Verzé sono degne di questa tutela.

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