venerdì 15 gennaio 2010

lo Sciopero totale, mille operai a Palermo. «Intervenga il governo»


Gli operai di Termini Imerese sono decisi: si deve ribaltare la decisione di Sergio Marchionne - ormai definitiva, dal punto di vista della Fiat - ed evitare la chiusura dell'impianto siciliano. Così ieri a Palermo è stata una giornata di passione, con uno sciopero totale e almeno mille tute blu in piazza. I lavoratori, secondo quanto ha riferito la Fiom Cgil, hanno disertato del tutto la fabbrica, e molti pullman sono partiti dal paese alla volta del capoluogo. Lì si è svolta una manifestazione di fronte a Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea regionale siciliana. Nel pomeriggio il parlamento della regione si è riunito in seduta straordinaria, mentre Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto alle istituzioni locali di fare il massimo per difendere lo stabilimento e l'occupazione.
Come gli operai della Fiat, si sono fermati anche quelli che lavorano per l'indotto, ancora più inguaiati, almeno in termini numerici: circa due terzi delle tute blu occupate direttamente dalla casa madre sarebbero infatti avviabili alla pensione, sempre che venisse concessa una mobilità lunga (ma i governi in genere la concedono sempre alla Fiat); al contrario, nelle aziende dell'ndotto l'età e l'anzianità medie sono basse, e dunque i dipendenti di imprese come Lear Corporation, Bienne Sud, ex Ergom sono ancora più preoccupati da un'eventuale chiusura.
Il «principe» della Fiat, l'amministratore delegato Marchionne aveva ribadito ancora lunedì, da Detroit, che la decisione su Termini è ormai presa: beninteso, la Fiat non parla mai di «chiusura», ma di fine della produzione di auto a partire dal 2012. Ma i dipendenti e le popolazioni locali fanno 2+2: la cosiddetta «riconversione», a maggior ragione se devono essere coinvolti soggetti come la Regione e il governo che finora hanno abbastanza «latitato», appare sempre più come una comoda ma inafferrabile chimera.
Oggi le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm faranno il punto sulla situazione e decideranno lo sciopero generale del gruppo: la proposta della Fiom è di bloccare tutti gli stabilimenti Fiat per 8 ore, la Uilm aveva proposto di farne soltanto 2. La Fim Cisl ieri si è detta d'accordo sulla necessità di coinvolgere tutti gli stabilimenti Fiat del Paese. «Con Fim e Uilm decideremo in modo unitario iniziative nazionali contro il piano industriale della Fiat e la chiusura di Termini Imerese - spiega Enzo Masini, responsabile auto Fiom sul vertice sindacale previsto oggi - Quella di Termini non è una vertenza locale perché la fine della fabbrica siciliana avrà gravi ripercussioni per gli impianti di Cassino, Pomigliano, Mirafiori e per chi produce i motori». «Il piano di Marchionne ha un impatto generale sul gruppo - aggiunge Masini - dunque l'interesse a difendere le diverse fabbriche, a cominciare da Termini Imerese, deve essere generale».
La Fiom siciliana chiede di bloccare gli incentivi alla Fiat, nel caso che l'ad Marchionne non cambi idea rispetto a Termini: «Per scongiurare una scelta drammatica per migliaia di lavoratori - dice la segretaria Giovanna Marano - oggi chiediamo alla politica siciliana di assumere una posizione di intransigenza con il governo nazionale perché venga bloccato il provvedimento per la rottamazione. Davanti all'assenza di soluzioni per Termini Imerese non si può concedere alcuna forma di incentivo statale».
All'unanimità, centrodestra e centrosinistra all'Assemblea regionale, hanno approvato un ordine del giorno che impegna il presidente Raffaele Lombardo a chiedere al consiglio dei ministri di affrontare la vicenda: alla presenza del governatore, come impone l'articolo 21 dello Statuto autonomistico quando si tratta di discutere materie che riguardano l'isola. «Porrò la questione al Cdm come mi è stato chiesto», ha detto Lombardo. Per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, «il governo è chiamato a riprendere il filo della matassa in mano perché dobbiamo trovare una soluzione»; «molto pesanti» le parole di Marchionne.

 da il Manifesto via Essere Comunisti

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