venerdì 1 gennaio 2010

In 300 digiunano per il permesso di soggiorno


Ad essere illegale questa volta è proprio il ministero degli Interni, che però non sembra preoccuparsi più di tanto di non rispettare quelle regole che lui stesso dovrebbe garantire. E così, per ripristinare la legalità (come dovrebbe dire Maroni) ma soprattutto per far rispettare un loro diritto, da 18 giorni hanno messo in atto uno sciopero della fame. Sono ormai 300 gli immigrati che hanno aderito all'iniziativa lanciata il 13 dicembre scorso da Gaousoou Ouattara, esponente del Partito radicale, per protestare contro i ritardi con cui agli stranieri regolari presenti nel nostro paese viene rinnovato il permesso di soggiorno. «Il testo unico sull’immigrazione prevede che il permesso sia rilasciato entro venti giorni dalla domanda - ha spiegato ieri Ouattara, insieme al segretario del Pr Marco Staderini e alla parlamentare Rita Bernardini -. Oggi invece si devono aspettare dai 7 ai 13 mesi». Una situazione che riguarderebbe almeno 500 mila persone e per risolvere la quale i radicali hanno chiesto di poter incontrare Maroni e promosso un sit-in per il 1° gennaio, alle ore 15 in piazza della Repubblica a Roma. Allo stesso tempo hanno anche invitato avvocati volontari ad assistere quanti hanno presentato richieste di risarcimento danni, in deroga alla legge.
Non si tratta, naturalmente, di una semplice questione burocratica. Il ritardo di mesi con cui vengono rinnovati i permessi di soggiorno provoca infatti dei veri terremoti nella vita di tutti i giorni degli immigrati. Senza permesso di soggiorno, infatti, oltre a non poter lasciare l’Italia, diventa impossibile firmare un contratto di lavoro, ma anche affittare una casa o semplicemente iscrivere i propri figli a scuola. E poco importa se una circolare emessa dal precedente governo Prodi riconosca come valido il cedolino che certifica l’avvenuta presentazione della domanda di rinnovo del permesso. «Si tratta di un’informazione che non conosce nessuno, e quindi la vita di queste persone si blocca», spiega Staderini. «Come se non bastasse, spesso il nuovo permesso di soggiorno arriva talmente in ritardo da essere praticamente scaduto di nuovo, così per l’immigrato oltre al danno si aggiunge la beffa di dover pagare di nuovo 75 euro per il rinnovo».
Uno degli effetti di questa situazione si è avuto lo scorso Natale. Molte delle badanti interessate dalla recente regolarizzazione non sono tornate a casa perché per la prima volta il governo non ha emesso una circolare transitoria che garantisse loro il rientro in Italia». «Vogliamo gridare al mondo la nostra rabbia che è carica di speranza - ha detto Ouattara. Questo è il paese in cui abbiamo scelto di vivere. Qui sono nati i nostri figli, al terra dei Balotelli. Vogliamo vivere nella legalità».
Per mettere fine a questo stato di cose, i radicali chiedono a Maroni tre cose: «Come intende mettersi in regola facendo rispettare i tempi per la concessione del permesso di soggiorno - prosegue Staderini -. Ma anche cosa pensa di fare per smaltire tutte le domande arretrate e, infine, di mettere in campo una campagna informativa per far sapere agli italiani che gli immigrati hanno dei diritti che vanno rispettati, anche se sono in una fase di rinnovo del permesso di soggiorno. Una questione nella quale Marco Pannella tira dentro anche il ministro della Funzione pubblica. «Non vorrei che il compagno Brunetta proprio sui diritti degli immigrati facesse il fannullone - ha detto il leader radicale -. Chiediamo un incontro per comprendere come superare questa inaccettabile situazione».
Solidarietà agli immigrati in sciopero della fame è stata espressa da Livia Turco: «La loro è una battaglia di civiltà - ha detto al capogruppo del Pd in commissione Affari sociali della Camera - ed è inammissibile che alle soglie del 2010 in Italia si debba arrivare a non mangiare e bere per chiedere il rispetto di un diritto previsto dalla legge».

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