mercoledì 13 gennaio 2010

Il Prc sulla Crisi SiciliFiat




l’AD della FIAT Marchionne, come da notizie di stampa, considera ormai chiuso il capitolo Termini Imerese e, secondo le logiche “normali” del capitalismo e “tipiche” delle multinazionali (vedi ALCOA), abbandona al proprio destino le maestranze dello stabilimento e dell’indotto.
Dimentica. l’Amministratore delegato che la FIAT  ha goduto di generosi sostegni statali ogni qual volta si è profilata una crisi del settore.  Aiuti forniti (ecoincentivi docent!) con i denari dei cittadini italiani  al solo scopo di mantenere inalterati i livelli occupazionali.
Il mantenimento di decorosi livelli occupazionali, infatti, è l’unica e fondamentale contropartita che viene chiesta alla FIAT, in adempimento di un fondamentale obbligo di solidarietà sociale, da cui non possono essere esentate le imprese (per quanto grandi e multinazionali siano).
La FIAT avrebbe il dovere di onorare quest’obbligo, come chiedono i lavoratori di Termini, di Pomigliano, di Melfi.
Ma, invece, è ormai  chiaro che la decisione della FIAT è irrevocabile. E’altrettanto evidente che il governo centrale non ha finora avuto la capacità di far desistere l’azienda da questo proposito. In conseguenza, si aprono prospettive inquietanti non solo per Termini ma anche per gli altri insediamenti industriali del gruppo torinese in Italia.
Il “pallino” è nelle mani del governo regionale che dovrebbe, per un istante, accantonare i bizantinismi e le fumose alchimie che hanno condotto la Sicilia a questo livello di degrado e cercare di dare concrete soluzioni a questo dramma che coinvolge migliaia di persone, lavoratori e famiglie.
La FIAT, del resto, lasciando Termini, commetterà un atto che potrebbe rivelarsi un boomerang sia dal punto di vista dell’immagine che da quello imprenditoriale.
Certamente non avrà nulla da guadagnare nella considerazione di quei consumatori italiani ancora affezionati al marchio dell’italiana FIAT.
Marchionne ha la testa a Detroit e pensa da manager internazionale. Ma la storia insegna che se un’impresa non mantiene un buon livello di penetrazione nel mercato domestico - specialmente nelle fasi basse del ciclo economico  - è destinata a subire pesanti contraccolpi.
E Marchionne è così sicuro che una fabbrica come quella di Termini, in mano ad un concorrente che abbia la capacità e la volontà di impostare la produzione su basi tecnologicamente più avanzate, non sia in grado di conquistare proprio quei segmenti di mercato (medio-piccolo) che la FIAT ha sempre dominato?
E’ giunto il momento per il governo regionale di intervenire con decisione investendo direttamente pubblici capitali nella fabbrica, cercando partnership qualificate in grado di apportare know-how avanzati e avviando un programma di sviluppo delle infrastrutture (in primo luogo il porto di Termini).
A questo punto i lavoratori devono pretendere dalle autorità di governo regionali e nazionali interventi decisivi per riscattare il loro futuro dall’ipoteca del precariato e dallo spettro della disoccupazione.
La drammatica vertenza della FIAT a cui adesso si è aggiunta quella ITALTEL, senza dimenticare l’altra non meno grave dei Cantieri Navali di Palermo (purtroppo non episodiche nel panorama industriale italiano) conferma la giustezza delle idee di chi crede in un diverso un modello di sviluppo che possa far transitare la società, il mondo del lavoro - oppresso dal ricatto del capitalismo e dalle incertezze causate dalle sue sempre più gravi e ormai strutturali crisi - a un sistema che sappia gestire le risorse umane, tecniche e naturali in maniera socialmente ed ecologicamente sostenibile. E questa è ormai una necessità avvertita a livello planetario.
Pertanto è giunta l’ora - in questa fase di transizione - di tornare a politiche economiche che sappiano conciliare - in un articolato programma di sviluppo - l’iniziativa privata con l’intervento pubblico a cui peraltro deve competere in via esclusiva la gestione dei settori strategici come  le infrastrutture e i servizi di pubblico interesse: trasporti, acqua, telecomunicazioni, energia.
Rifondazione Comunista è - e resterà - al fianco dei lavoratori della FIAT, dei Cantieri Navali e della ITALTEL sostenendone fino in fondo le  rivendicazioni.
Palermo 12-1-10

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