lunedì 21 dicembre 2009

Un Natale di lotta



Un brutto regalo: è quello che la crisi ha portato a tanti lavoratori per Natale. Oltre 500mila posti persi in Italia. Come passerà le feste chi non ha più un impiego? Tante storie: dalla Yamaha alla Agile, dalla Fiat all'Alcoa e alla Thyssen
 
In uno speciale di RadioArticolo1, le voci dei tanti lavoratori in difficoltà

Un brutto regalo davvero, quello che la crisi ha portato a tanti lavoratori per Natale: oltre 500mila posti di lavoro persi in Italia, secondo l’Istat, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un dramma sociale non solo italiano, ma anche europeo. Tra il marzo 2008 e l’ottobre di quest’anno nella Ue sono scomparsi oltre sei milioni di posti. I dati ci mostrano un elenco interminabile di aziende in difficoltà e di lavoratori in lotta. Una lotta che nemmeno il gelo di questi giorni è riuscito a raffreddare.

La gravità della situazione dovrebbe portare il tema del lavoro e dell’occupazione nelle prime pagine dei giornali, in apertura dei tg, farne il tema centrale dei talk show ; dovrebbe piazzare i volti e le voci nei titoli di testa. Ma, a quanto pare, l’unico volto in bella vista è quello di Berlusconi. Il premier e le sue feste, le sue donne e, per finire, il suo naso e Tartaglia che glielo ha rotto. Di sicuro sappiamo come passerà il Natale, il nostro presidente del Consiglio; ma come lo passeranno i lavoratori delle aziende in crisi? In uno speciale di RadioArticolo1, “Natale Operaio”, andato in onda venerdì 18 dicembre si è raccontato attraverso la viva voce dei protagonisti la difficile realtà di un paese alle prese con il dramma dell’occupazione e dei redditi sempre più magri.

Un Natale davvero triste quello che si prospetta per i 66 dipendenti della Yamaha di Lesmo (Milano) prossimi a essere licenziati dato che l’azienda vuole trasferire la produzione in Spagna. “Ora siamo a Roma per parlare con il ministero dell’Industria – afferma Angelo Verdelli, uno degli operai specializzati -, speriamo che si possa trovare al più presto una soluzione. Se non sarà così, il nostro sarà un Natale sui tetti e di presidio permanente”.

Di sicuro non sarà una festa serena neppure per Calogero Cucia e i suoi colleghi dell’azienda Fiat di Termini Imerese. “Tanta amarezza e tanto sconforto. Non c’è più, per noi, nessuna prospettiva, vista la volontà della casa torinese di chiudere lo stabilimento. Martedì 22 dicembre saremo a Roma, per dire alla Fiat, ancora una volta, della nostra volontà di continuare a lavorare. Perdere 900 posti di lavoro a Termini Imerese non riguarda solo noi, si tratta di un vero e proprio dramma sociale per tutta l’area”.

Da Nord a Sud le voci sembrano unirsi in un unico coro. “Sotto l’albero vorremmo trovare un accordo che non significhi assistenza, ma che guardi davvero al futuro. Insieme, chiediamo all’Inps di erogarci l’assegno di dicembre prima di Natale in modo da fare almeno la spesa e i regali”. E’ questo quello che chiedono i 3.200 operai della Merloni di Fabriano in cigs dall’ottobre 2008.

Natale di presidio previsto anche alla Agile di Pregnana Milanese. I circa 430 dipendenti si preparano a manifestare a Roma, mercoledì 23 dicembre, davanti al Tribunale per chiedere la dichiarazione di insolvenza del gruppo. “Siamo senza stipendio da luglio – ricorda Angelo Pagaria – ma per fortuna riceviamo una grandissima solidarietà. Domenica 20 in azienda ci sarà una festa per i nostri figli. La vigilia di Natale la passeremo in assemblea con il panettone e il tè e così continueremo nei giorni successivi”.

Alla Lesme di San Nicola di Melfi, azienda dell’indotto Fiat, lo sconforto è davvero grande. Dei 174 operai senza lavoro da alcuni mesi, la proprietà vuole riassumerne solo 82. Le tute blu in assemblea avevano chiesto di riassorbire i dipendenti facendo la cassa integrazione a rotazione per due anni così da consentire a tutti di rimanere in azienda. Una strana raccolta di firme, invece, ha “spinto Cisl e Uil a firmare l’accordo con l’azienda”. E’ scoraggiata l'operaia Laura Serra: “Noi volevamo tenere insieme tutti e lottare uniti, mi sento sconfitta due volte, senza lavoro e con i lavoratori divisi. Un brutto Natale”.

Dalla Basilicata alla Sardegna il clima non cambia. Dice Bruno Usai della Alcoa di Portovesme: “La multinazionale ha avuto in regalo un’azienda dalle partecipazioni statali e poi ha attenuto sconti sull’energia e altre regalie. Oggi, cambiate le condizioni di favore, decide di andarsene lasciandoci solo povertà. Cercheremo di impedire in ogni modo il blocco della produzione”.

Finalmente una (parziale) buona notizia. Arriva dall’insediamento Thyssen di Visano (Brescia). Dopo l’annuncio dei 55 licenziamenti la mobilitazione dell’intero gruppo ha portato a un accordo che prevede ammortizzatori sociali per due anni. “Ma - dice Mauro Romanelli - il nostro sarà un Natale solo relativamente tranquillo: siamo preoccupati per i colleghi della altre aziende della provincia che non se la passano bene”.

Quello dei dipendenti del Centro di riabilitazione di Pescara (gruppo Angelici) sarà il secondo Natale senza stipendio. Non verrà meno però l’assistenza ai pazienti. Un Natale senza lavoro, con grande incertezza per il futuro è quello che si apprestano a trascorrere i ricercatori dell’Ispra di Roma. “Se non arriveranno risposte positive dal ministero dell’Ambiente per il rinnovo dei contratti in scadenza e i trecento già cancellati – spiega Simone Canese - trascorreremo sul tetto anche i giorni di Natale. In gioco non ci sono solo i posti di lavoro, ma il futuro del monitoraggio ambientale del paese".

Infine Pomigliano D’Arco. I dipendenti della Fiat sono sul tetto del Comune e presidiano la fabbrica. La casa torinese ha fatto sapere che non intende rinnovare i contratti in scadenza e questo è davvero un brutto segnale per le prospettive dell’intero stabilimento. “Proseguiremo nella mobilitazione fino all’incontro con Marchionne” dichiara Francesco Pagaria. “Chiediamo conferme che garantiscano lavoro a tutti. A seconda delle risposte che avremo, decideremo se e come proseguire la lotta”.

“Sarà un Natale durissimo. Tutta l’Italia è costellata di luoghi dove cerchiamo di difendere il lavoro e i siti produttivi. Ma sarà anche un Natale di lotta. Tra i lavoratori, infatti, non c’è rassegnazione ma la consapevolezza che è possibile costruire il futuro”. Susanna Camusso, segretaria confederale della Cgil invita a non darsi per vinti. “L’importante è stare insieme, rimanere uniti - prosegue -. Occorre costruire solidarietà contro un governo che vuole solo dividere. I dati della disoccupazione sono allarmanti: se non si fa nulla, rischiamo di uscire dalla crisi con l’apparato produttivo del nostro paese fortemente ridimensionato. Occorre pensare subito a una politica industriale all’altezza della sfida che abbiamo di fronte”. Intanto un augurio: “Che le vertenze aperte si chiudano positivamente per ridare prospettive e dignità al lavoro in Italia”.

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