mercoledì 9 dicembre 2009

Sul contratto separato, la Fiom «diffida» le imprese



«Comportamento antisindacale» per chi lo applica. Parte la raccolta firme per la legge sulla democrazia

Undicimila lettere di diffida - tante quante sono all'incirca le imprese associate a Federmeccanica - stanno per partire dalle sedi territoriali della Fiom. Un fatto inedito nella storia sindacale italiana, che dice della profondità della frattura segnata dal contratto separato firmato da Fim, Uilm e Federmeccanica.
Per i metalmeccanici della Cgil resta in vigore, fino alla sua scadenza naturale nel 2011, il contratto siglato a gennaio 2008, e validato con referendum dai lavoratori. Contratto che Fim, Uilm e imprese hanno deciso di disdettare, tenendo fuori l'organizzazione maggiormente rappresentativa. Di qui la diffida ad applicare «un recente testo contrattuale sottoscritto solo da Fim, Uilm Federmeccanica e Assistal e disinvoltamente presentato come il nuovo contratto» e, in caso contrario, l'avviso di citazione in giudizio per comportamento antisindacale (articolo 28 dello statuto dei lavoratori). «Non rispetteremo le regole di quell'accordo, il contratto valido per noi è quello firmato, che vale fino al 2011», spiega il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini. Quanto al biennio economico (2010-2011), aggiunge Rinaldini, «consideriamo la vertenza ancora aperta e pertanto gli aumenti che nel frattempo verranno corrisposti li consideriamo un'erogazione unilaterale». I segnali che arrivano dalle imprese, come è facile immaginare, sono chiari: all'Ilva di Taranto per esempio, dice Giorgio Cremaschi (Fiom), l'azienda ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di aumentare la parte fissa del salario aziendale (il premio di produzione, per dirne uno) proprio alla luce del nuovo contratto.
Sempre da gennaio partirà anche la raccolta firme per fare arrivare in parlamento la proposta di legge per la democrazia sindacale. Che non è questione che riguarda solo i lavoratori, spiega Rinaldini, piuttosto un tassello di quell'involuzione democratica che tutti ci riguarda. La proposta, illustrata ieri da Maurizio Landini, della segreteria Fiom, verte su tre punti sostanziali. Il diritto di tutte le lavoratrici e lavoratori a eleggere le proprie rsu (rappresentanze sindacali) a prescindere dalla dimensione d'impresa (oggi invece è consentito solo nelle imprese sopra i 15 dipendenti), con voto segreto e senza quote garantite; un sistema di certificazione della rappresentatività (in base al mix tra voti e numero di iscritti); infine, il diritto dei lavoratori di votare, tramite referendum, qualsivoglia accordo firmato dalle organizzazioni sindacali (anche da una minoranza di esse, che abbia però una rappresentanza pari almeno al 40%).
Quanto alla crisi, «la situazione sta precipitando», dice Rinaldini «e le tensioni, in assenza di una politica industriale di reale sostegno al reddito sono destinate ad aumentare».

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