lunedì 7 dicembre 2009

Sorpresa la manifestazione si tinge di rosso




La manifestazione viola è colorata anche di rosso. Tanto. Organizzato. Orgoglioso. Con migliaia di bandiere rosse con falce e martello che punteggiano tutto il corteo fino a piazza San Giovanni. Rifondazione ha aderito alla manifestazione fin dal primo giorno insieme ad Antonio Di Pietro. Quando il successo della giornata era solo un miraggio e prevalevano sospetti e scetticismo. Anche con i pochi soldi rimasti in cassa ha contribuito con discrezione a centinaia di autobus da tutta Italia. E a fine giornata tra i dirigenti c’è il sorriso di chi, almeno per una volta, l’ha azzeccata, per dirla in dipietrese.
«Non è bizzarro chiedere le dimissioni di Berlusconi: è costellato di processi, è ritenuto colluso con la mafia e non sta facendo nulla per fronteggiare la crisi», commenta soddisfatto Oliviero Diliberto del Pdci. Paolo Ferrero (Prc) è invece molto critico con il Pd: «Mi fa specie che non ci sia. L’opposizione drammaticamente è solo qui in piazza – dice a piazza San Giovanni – ma dire no a Berlusconi è necessario per poter dire sì alle cose che vogliamo fare». Sinistra e Verdi intanto, esclusi dal parlamento, hanno cominciato a raccogliere le firme per diversi referendum: contro la legge 30 e il nucleare, per l’acqua pubblica.
Parte la federazione Prc-Pdci
Per la sinistra “rossa”, la giornata inizia un po’ prima degli altri manifestanti. A migliaia affollano dalle 10 il teatro Brancaccio, a due passi da piazza Esedra. Rifondazione, Comunisti italiani e le associazioni Socialismo 2000 (Cesare Salvi) e Lavoro-solidarietà (Giampaolo Patta) hanno scelto il giorno del «No-B day» per battezzare la loro Federazione della sinistra. Un progetto un po’ bizantino un po’ sudamericano per unire la sinistra, non solo comunista, a partire da quello che c’è. «Ci siamo ispirati al Fruente amplio e a Izquierda Unida», spiega il responsabile esteri Fabio Amato. «L’America Latina è oggi il punto più avanzato contro l’imperialismo e il capitalismo», aggiunge Ferrero. L’idea sulla carta è ambiziosa: a guidare la federazione dopo il congresso del 2010 sarà un coordinamento composto per un quarto dai partiti fondatori ma per i tre quarti eletto dagli iscritti secondo il principio una testa, un voto. Le decisioni verranno prese solo con una maggioranza dei due terzi in modo da garantire il consenso.
Non è ancora un partito unico come avrebbe voluto il Pdci né c’è una cessione di sovranità vera e propria da parte dei partiti fondatori. Però «è un tentativo di unire la sinistra a partire dal 90% su cui siamo d’accordo. Larga parte di chi vuole fare politica del resto oggi lo fa fuori dai partiti» (Ferrero). Nel documento politico si parla di «un processo aperto rivolto a tutti quelli – partiti, associazioni, movimenti, singole persone – che vogliono il superamento del capitalismo e del patriarcato». Lothar Bisky, leader della Linke tedesca, è venuto apposta a Roma per fare gli auguri.
Ferrero dal palco apre la porta anche agli ex compagni del Prc Nichi Vendola e Fausto Bertinotti. Perché nel marasma di Sinistra e libertà non sono pochi, almeno sul territorio, a pensare a un ritorno a casa nel campo «neutro» della federazione. Per il leader si vedrà. Per ora ci saranno portavoce a rotazione (tre mesi per uno, inizia Ferrero, poi Diliberto, Salvi e Patta). E’ ovvio che il primo scoglio sono le regionali. Le alleanze sono ancora tutte per aria. E non è esclusa una «bicicletta» con i simboli delle sinistre rosso-verdi in un’unica lista.
Pesa lo scontro sulla Cgil
Tra le iniziative in cantiere c’è «Arancia metalmeccanica». Come per la vendita diretta di pane dell’anno scorso stavolta si venderanno arance a 5 euro: metà del ricavato va ai coltivatori, l’altra metà a un «fondo di resistenza» per i lavoratori in lotta come quelli di Eutelia. Iniziativa lodevole. Se non fosse però che nonostante la tradizionale vicinanza con la Fiom la «federazione» non si è ancora espressa sul prossimo, delicatissimo, congresso del primo sindacato italiano. Anzi, la presenza di Patta tra i fondatori fa inclinare la bilancia verso un sostegno implicito alla maggioranza di Epifani. Un punto su cui lo scontro, dentro e fuori il Prc, non manca.

di Matteo Bartocci su “Il Manifesto”

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