mercoledì 16 dicembre 2009

PRC-Palermo: “Palermo soffoca sotto piramidi di immondizie”



Pubblichiamo il comunicato stampa ricevuto dalla Federazione di Palermo del Partito della Rifondazione Comunista.

La città soffoca da giorni sotto piramidi di immondizie. La sede stradale di molte vie è quasi ostruita da migliaia di sacchetti e le auto faticano a superare queste barricate che, nelle notti palermitane, vengono sconsideratamente incendiate, liberando nell’aria un micidiale cocktail di vapori tossici.

I cittadini di Palermo vivono da anni una intollerabile situazione di degrado igienico-ambientale, ma questo non basta – a quanto pare – per attirare l’attenzione dei media nazionali che pur a Napoli hanno stigmatizzato, con abbondanza di particolari, le inefficienze della municipalità napoletana e del governo regionale campano.

Si tratterà certamente di distrazione. Ma è un fatto che le principali reti televisive nazionali e le maggiori testate giornalistiche abbiano lasciato intendere – lanciando un messaggio qualunquistico dagli effetti dirompenti – che la Sinistra è corrotta e incapace di governare.

A Palermo però – mutuando “a contrario” l’ottimismo del Candidevoltairiano – abbiamo raggiunto la ragionevole certezza che l’attuale giunta municipale (di destra) è la peggiore delle giunte possibili. Le nostre considerazioni poggiano su basi solide.

Infatti, in altre più felici parti d’Italia, le consorelle dell’AMIA si avvalgono di efficienti sistemi di raccolta differenziata, di smaltimento e riciclo, producendo (persino!) utili.

L’AMIA invece a causa delle passate pesanti ingerenze politiche – che hanno premiato le appartenenze più che la professionalità e la competenza – si ritrova oggi con un “buco” di bilancio di dimensioni impressionanti.

Non basterebbero a coprirlo nemmeno gli amorevoli soccorsi che il governo di destra ha pur concesso ad altre amministrazioni “amiche” (come quella di Catania). La vicenda AMIA approderà a gennaio in Tribunale.

I politici di destra, in cerca disperata di vie di scampo per sfuggire all’ira (silenziosa) dei cittadini e a quella (molto più minacciosa) delle maestranze dell’AMIA che vedono in pericolo il posto di lavoro, starebbero – a quanto pare – valutando la possibilità di privatizzare l’Azienda aggrappandosi al salvagente del decreto Ronchi-Berlusconi.

Gestire i servizi di igiene ambientale, in una regione meridionale e particolarmente in Sicilia, significa disporre di una visione politica, amministrativa e industriale in grado di contrastare efficacemente gli appetiti della mafia, di assicurare una gestione trasparente ed efficiente del servizio, che deve essere erogato al minor costo possibile ma in sostanziale equilibrio tra costi e ricavi. In soccorso a siffatta impostazione rilevano le moderne tecniche di raccolta e di riutilizzo dei rifiuti.

Orbene, questi risultati sono conseguibili solo se si mantiene l’attuale regime di partecipazione pubblica. La privatizzazione dei servizi non può prescindere – come l’esperienza insegna – dall’esasperata massimizzazione degli utili comprimendo i costi (in primo luogo quello di lavoro), aumentando le tariffe e tagliando quella parte di domanda “sociale” che proviene dai ceti meno abbienti.

Singolare è poi osservare che la mentalità corrente della classe politica dominante oscilla tra pubblico e privato seguendo non precisi indirizzi programmatici, economici e culturali, ma in base a considerazioni contingenti, alle pressioni del momento e all’invincibile volontà di restare attaccati alla poltrona occupata.

Il prezzo peraltro è sempre pagato dai cittadini, che per quanto riguarda l’ambiente, ne subiscono passivamente il degrado con costi finanziari e di qualità della vita non proporzionati e insostenibili.

La situazione disastrosa dell’AMIA deve essere affrontata non svendendo il pubblico patrimonio, ma elaborando un piano industriale di transizione per un progressivo ripianamento del debito, riorganizzando l’Azienda e adottando modelli produttivi virtuosi.

Deve di conseguenza essere impedita ogni futura intromissione politico-clientelare nella gestione e si deve acquisire – una volta per tutte – il principio che le aziende pubbliche o “partecipate” non possono essere fabbriche di consenso elettorale. Una azienda come l’AMIA – ben gestita – potrebbe addirittura permettere, in aggiunta a quelli attuali, la creazione di nuovi posti di lavoro.

La vicenda AMIA rafforza il convincimento che amministrare la cosa pubblica e i pubblici servizi richiede non soltanto competenze tecniche, a dispetto di ogni concezione neutralistica, ma anche una forte motivazione orientata a realizzare il bene della collettività superando gli interessi “di parte”.

È necessario l’avvento di una classe politica interamente nuova, culturalmente all’altezza dei compiti, eticamente matura, mossa da sincero spirito di servizio verso la comunità.

Possiamo oggi affermare orgogliosamente, a dispetto delle difficoltà, che tra le nostre file crescono e si alimentano i germogli del cambiamento! E questo ci dà enorme fiducia nel futuro.

Mario Guarino (segretario del Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Palermo)

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