martedì 8 dicembre 2009

Palermo - Prc: "L'unità dei lavoratori della Fiat di Termini"

Pubblichiamo il comunicato stampa ricevuto dal segretario del Partito della Rifondazione Comunista di Palermo, Mario Guarino.

Come c’era da aspettarsi l’intervento dei “politici” di Palermo e di Roma non ha minimamente scalfito la dura posizione dell’amministratore delegato della FIAT. Così in attesa del piano industriale che Marchionne farà trovare sotto l’albero di Natale, gli operai hanno saggiamente deciso di continuare la mobilitazione mentre la CGIL ha preannunciato lo sciopero generale.
È bene però che le maestranze di Termini Imerese guardino con occhi disincantati agli illusionismi dei governi regionale e nazionale.
La sola via d’uscita dalla crisi è attraverso la lotta degli operai della FIAT per gli operai della FIAT con la solidarietà delle altre categorie in lotta e con il sostegno di coloro che, come noi di Rifondazione, ritengono necessario imporre uno “stop” alla stagione del capitalismo senza regole. In proposito occorre grande chiarezza.
La FIAT – si ricorda – ha beneficiato di notevoli incentivazioni dallo Stato italiano che l’hanno aiutata a superare la crisi finanziaria. Oggi ha persino disponibilità sufficienti per fare operazioni di grande portata come quella americana. La produzione in Italia – però – è costantemente a rischio di riduzione e gli stabilimenti meridionali da Termini a Pomigliano a Melfi sono da sempre sotto minaccia di chiusura.
La FIAT infatti – non si comprende per quale sottile strategia industriale - è sempre meno presente sul mercato italiano e lascia sempre più spazio ai suoi concorrenti stranieri. Si sa di nuovi insediamenti in Serbia e in altri paesi dove la mano d’opera evidentemente costa di meno e dove i diritti dei lavoratori sono, rispetto al nostro paese, forse meno garantiti.
Il governo centrale ha dimostrato di non avere la minima intenzione di “stringere” la FIAT sul terreno delle delocalizzazioni e – dopo i grandi proclami di Scajola – adesso, tra mille balbettamenti, attende fatalisticamente il 21 dicembre, data di presentazione del nuovo piano industriale.
Il governo regionale – dopo anni di colpevole assenza – in un momento di pausa dei litigi bizantini che lo dilaniano, ha ora promesso una manciata di milioni (546) variamente e ipoteticamente reperiti, da destinare a opere infrastrutturali ferroviarie e portuali. È amaro constatare che i governanti siciliani si sono accorti solo adesso che il porto di Termini poteva essere la carta vincente per rendere industrialmente competitivo l’intero territorio.
Termini Imerese e la FIAT sono emblematiche della realtà siciliana e italiana odierna.
Noi sosteniamo che si deve abbandonare l’illusione di uno sviluppo industriale delegato solo ai privati, sostenuto e incentivato però dal pubblico denaro, senza alcun strumento che garantisca gli interessi della collettività e dei lavoratori.
Noi ci batteremo – conseguentemente – per abbattere gli ostacoli che limitano gli interventi pubblici in economia e perché invece sia limitata, per mezzo di una rigida programmazione, l’eccessiva libertà delle imprese multinazionali le cui strategie, votate solo e soltanto al massimo profitto, non si sentono vincolate da impegni sociali nei confronti dei lavoratori e dei territori.
Mario Guarino, Segretario del Partito della Rifondazione Comunista, Federazione di Palermo

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