giovedì 3 dicembre 2009

Oltre Berlusconi e contro le ipocrisie

QUALCHE RIFLESSIONE SULLA LIBERTA' DI INFORMAZIONE di Peppe Quaresima



E' chiaro e banale che la libertá di informazione in una democrazia rappresentativa è un elemento essenziale e irrinunciabile per il corretto funzionamento delle “istituzioni democratiche”. Oggi nel nostro Paese il dibattito politico verte, tra altre cose, proprio sull` assenza di tale libertá e soprattutto sull'incredibile consenso che i mezzi di comunicazione accentrati riescono a costruire a scapito di qualsivoglia posizione personale indifendibile e incondivisibile di chi li possiede. Sul tema hanno scritto e parlato piú o meno tutti e se inequivocabilemnte in Italia il punto di partenza è Berlusconi, questi è solo il punto di partenza, tanto che la risoluzione del problema Berlusconi non risolve nel nostro paese il problema in maniera radicale e profonda. Cercheró di dire la mia sull'argomento sia a livello nazionale che a livello locale evitando di cadere nella trappola del berlusconi centrismo. ANDIAMO CON ORDINE.

  La libertà di stampa in questo Paese è un problema e una questione irrisolta fina dalla sua nascita. Neanche nel post fascismo nel nostro Paese essa era garantita. Nelle televisioni e nelle radio di stato permaneva una sorta di dominio del censore, e se determinate cose in questo Paese sono cambiate (almeno in termini di democratizzazione delle notizie) lo si deve agli organi di informazione dei Partiti antagonisti e ad esperimenti culturali e territoriali di non poco conto (radio popolare, radio out, radiofrecciarossa...potrei continuare). L'effetto propulsore in termini di diffusione e democratizzazione dell'informazione veniva svolto dai partiti di massa e di nicchia e la carenza di libertá di informazione garantita dallo stato veniva sopperita dall'azione congiunta e coordinata dei soggetti politici attivi. Basta guardare peró un telegiornale degli anni sessanta e degli anni settanta per poter ascoltare termini riferiti ai manifestanti (indipendentemente dal motico per il quale manifestavano) molto ma molto simili a quelli berlusconiani. Per quanto riguarda la carta stampata in particolare per i grandi periodici nazionali (Corriere in testa) la censura era non solo all'ordine del giorno ma regola e metro. Negli anni ottanta la lottizzazione ha solo in parte favorito una distribuzione degli spazi televisivi in maniera differente e proporzianale, tuttavia sembra evidente che una tale soluzione equivale a moltiplicare il problema, a trasformare le varie fonti di informazione in etichette mobili. La pluralitá garantiva comunque una sorta di ampio spazio informativo, siamo nell'ambito: se vuoi conoscerla (la notizia) a seconda di come la pensi puoi trovarla qui. E' un'epoca ancora attuale, con un cambiamento determinante. E il cambiamento non è semplicemnte l'accentramento nelle mani di Berlusconi delle principale fonti di informazioni. Quello che è realmente cambiato è la scomparsa dai principali “fornitori” di informazione pubblica e nazionale della Sinistra. Mi fanno ridere le invettive lanciate da un giornale per il diritto di stampa (mi riferisco a Repubblica) e per la libertá di espressione e per il pluralismo bla bla bla quando lo stesso periodo per interessi politici de economici scientificamente censura e boicotta notizie inerenti le forze della sinistra radicale e le azioni politiche che la vedono protagonista. Mi prudono le mani quando in questo paese la libertá di informazione significa gossip, mentre non significa parlare delle centinaia di morti bianche nel paese, mi indigno e ritengo che non ci sia la libertá e il diritto di informazione quando si dedicano paginate agli Stasi, ai Solletico e non ai morti della Thyssen; in sostanza percepisco un fondo di disgusto quando l'ipocrisia trionfa sull'analisi realistica delle cose. Quello che cerco di dire, in maniera assolutamente impopolare, è che il problema dell'informazione in questo Paese è che essa è gestita in maniera oligopolistica da un congiunto di poteri forti. Posso convenire che esista una bilancia che penda nettamente a favore di una parte, ma allo stesso tempo ammetto che la battaglia è una battaglia intestina, quasi sempre almeno. Intestina proprio ai poteri forti. Murdoch, De Benedetti, Tronchetti Provera, Berlusconi, protagonisti di dimensioni e peso specifico diverso ma alleati nel nascondere le posizioni altre dal capitale e a isolare, emarginare, screditare e denigrare chi la pensa in maniera STRUTTURALEMNTE DIVERSA. Qualcuno noterá che quanto scritto c'entra poco con il tema proposto, ovvero la libertá di espressione e di informazione, io credo che sia centrale invece. L'elemento prorpietario è l'elemento che garantisce, almeno da noi, l'indirizzo informativo. Il giornalista in questo senso è un impiegato alla stregua di qualsiasi altro impiegato, comuqnue vincolato alla fedeltá aziendale prima che alla fedeltá alla veritá. E' un fenomeno normale e naturale, molte volte indotto implicitamente e autoassunto da chi scrive senza dover passare necessariamente attraverso una determinaziona empirica dell'elemento di potere e autoritá all'interno del mezzo di coimunicazione. Probabile che non si senta dire in un giornale nazionale “il Capo sono io e si fa come dico IO”, ma è molto probabile che basti la costatazione che “Lui è il capo”, quindi. L'autocastrazione è il vero fenomeno di limitazione della libertá di informazione e di espressione perchè è l'annientamento piú profondo del pluralismo e della personale visione delle cose, nella sostanza il trionfo dell'autoritarismo. E' un evoluzione pragmatica del pensiero forte e unico, indurre ad accettare passivamente gli schemi culturali e sociali e riprodurli senza battere ciglio. L'allontanamento progressivo della sinistra dalla scena mediatica è in questo senso enormemente funzionale allo scopo.
  Quello che sto asserendo è molto semplice. Per affrontare il tema della libertá di informazione in maniera seria l'unico modo è arrivare fino alle fondamenta del discorso: la libertá di informazione e di espressione si concretizza se non esistono vincoli economici diretti, se e solo se non è il capitale sociale (e il colore che esso ha)ha imporre la linea di pensiero e l'impostazione culturale. Per quanto riguarda l'informnazione pubblica essa non è libera perchè rispecchia esattamente gli interessi di chi governa i processi politici de economici di questo paese. Come si puó notare non è un problema di berlusconismo o antiberlusconismo.
 Concludo le mie riflessioni affrontando la questione sul piano locale. Nel nostro territorio i mezzi di comunicazione e informazione non mancano. Buona è la diversificazione del servizio (dalla telestreet a internet) e altrettanto buona la capacitá di utenza, principalmente delle televisioni. La varietá dei mezzi e la pluralitá di assetti proprietari, rappresenta comuqnue una positivitá del nostro sistema informativo locale, e registriamo con positivitá infatti lon spazio che viene concesso con abbastanza facilitá alle piú disparate posizioni, con veramente rari casi di censura. Siamo peró in questo caso nel campo della comunicazione e nella riproposizione della notizia che altri hanno creato e inviato. Manca molto nel nostro territorio l'elemento dell'inchiesta e questo per un semplice motivo: evitare di toccare interessi economici importanti: fino a quando la responsabilitá se l'assume il segretario dell'associazione del PARTITO O DELL'ASSOCIAZIONE BENE, altrimenti passo. Difficile sentire parlare o leggere sui nostri mezzi a proposito di camorra, corruzione, clienterismo. Eppure sono fenomeni che esistono in maniera indiscutibile sul nostro territorio. Queste viene garantito anche, e purtroppo, attraverso la precarietá di chi svolge la funzione informativa. E' bello notare quanti collaboratori sul nostro territorio siano giovanissimi, ma allo stesso tempo non si puó non evidenziare la loro condizione di precarietá che rafforza la loro fragilitá e limita enormemente la loro libertá di espressione. In questo senso credo che non solo bisogna fare di piú ma bisogna lavorare in senso contrario, garantendo stabilitá a chi lavora e garantendo quella tranquillitá necessaria allo svolgimento di uno dei lavori piú difficili e delicati.

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