domenica 27 dicembre 2009

Natale di resistenza.


Come contro i nazisti: dentro le fabbriche per difendere produzione e posti di lavoro.
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Vacanze natalizie, giornate di buoni sentimenti e adunanze famigliari per tutti gli uomini probi.
Attorno all'albero ritrovano la pace gli amministratori delegati, i proprietari d'azienda, i manager pubblici e privati che forti degli aiuti statali, dei tagli al personale, delle vendite al miglior offerente o delle lucrose delocalizzazioni possono dire con patriottico ottimismo e ritrovata serenità che la crisi sta passando.
Nessuna festa invece per tanti operai e precari che non hanno proprio niente per cui essere "sereni" e "più buoni": quelli che la crisi l'hanno vista arrivare, la stanno subendo e ancora non la vedono nemmeno in procinto di andarsene.
Molti degli uomini e donne che hanno dato vita alle decine, forse centinaia di proteste in questi mesi, sui tetti delle fabbriche, dentro gli uffici o le sedi amministrative, hanno deciso di tirare dritto, si resta sul posto di lavoro.
Fanno qeullo che gli operai italiani della Resistenza avevano fatto contro l'invasore nazista che smantellava le fabbriche, rimangono dentro a difenderle.
Come abbiamo detto più volte la nuova tattica "mediatica" delle proteste funziona, giornali e telegiornali in questi giorni parlano dei casi principali:
i ricercatori precari sui tetti dell'ISPRA, per chiedere il rinnovo del contratto per 500 di loro che resteranno a piedi, per di più chiusi dentro per decisione dei commissari che gestiscono l'istituto.
I dipendenti di Eutelia che occupano gli uffici a Roma e a Milano, gli operai precari FIAT di Pomigliano D'Arco occupano il municipio.
Ma sono molti i casi meno noti, come quello dei 100 operai dell'Ave Industries di Spinea (VE), anche'essi dietro ai cancelli della fabbrica.
La lotta c'è, impossibile negarlo. Ciò che manca è la rappresentanza.
Mentre la Federazione della Sinistra, ben più che azzoppata in questo frangente dall'assenza da parlamento e commissioni, cerca ci supportare le azioni con la presenza fisica o con le "casse di resistenza", il Parlamento e tutti i suoi partiti sono un muro di gomma.
La destra porta avanti la sua linea di propaganda violenta, ignorando la crisi e concentrando l'attenzione sul presidente del consiglio.
Il PD si salva immagine e coscenza con la comparsata di qualche parlamentare isolato, ovviamente senza alcun seguito nelle sedi istituzionali dove qualcosa si potrebbe almeno tentare.
Il mantra bipartisan delle "riforme" è la cortina fumogena in cui destra e PD coprono tutta la questione della rivendicazioni del mondo del lavoro.
Uno stacco impressionante tra vertenze dei lavoratori, società reale e mondo politico istituzionale che conferma l'espulsione del conflitto di classe dalle sedi rappresentative, che per questo ormai di rappresentantivo hanno ben poco.
Resta da vedere quali conseguenze comporterà questo scenario a fronte di una mobilitazione sociale che invece è presente e secondo alcuni sondaggi inizia ad aumentare il consenso popolare anche nelle sue forme "estrme" come il sequestro dei manager.
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alessandro squizzato
resp.naz. lavoro FGCI

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