giovedì 3 dicembre 2009

Le stragi Usa in Afghanistan



Marc W. Herold
Qualche settimana fa il professor Marc Herold, del Dipartimento di economia dell'Università del New Hampshire ha pubblicato un lungo rapporto dal titolo perfettamente esplicito: “Uccidere innocenti per salvare ‘le nostre truppe’: otto anni di orrori perpetrati nei confronti dei civili afghani dall’esercito statunitense
e dal suo megafono, il sistema dei media”. Qui di seguito ne riportiamo un estratto con i dieci punti principali, mentre il testo intero, in formato PDF, lo si può trovare cliccando qui.
I dieci punti principali
1. Le guerre statunitensi nel Terzo Mondo dopo la guerra in Corea hanno a che fare col diverso valore attribuito alla vita di esseri umani di diverso colore, gli “altri”; in altre parole, è una questione di razza e di etnia. Questo si riscontra nel linguaggio e nella concezione dei discorsi ufficiali, nel linguaggio dei soldati e negli esiti, che mettono in evidenza il diverso valore che gli statunitensi attribuiscono alla vita quale risarcimento per i cosiddetti assassini per negligenza.
2. La guerra statunitense in Afghanistan non è stata altro che una guerra “di precisione” eseguita con armi nuove ad alta tecnologia. Tuttavia, l’errore non risiede tanto nelle armi quanto nel come queste sono state utilizzate dal personale militare statunitense, esecutore delle politiche volute dalle amministrazioni Bush e Obama. Lo scarto fra il numero delle perdite tra i civili afghani e i soldati delle forze occupanti fornisce una stima della mortalità relativa nella guerra afghana condotta dagli USA.
3. I costi di questa guerra per l’Afghanistan e per la popolazione afghana sono enormi e multidimensionali.
4. Il “nuovo” approccio militare portato avanti dal generale McCrhystal. che, per mantenere l’impegno della NATO, è rivolto a provocare un minor numero di vittime tra i civili afghani, esponendo di conseguenza a maggiori rischi di morte i soldati statunitensi (per la maggior parte di basso ceto rurale), conferma ciò che sostengo da tempo: i bombardamenti aerei USA sono stati voluti solo per ridurre al minimo le perdite statunitensi a discapito della popolazione civile afghana.
5. Obama, quintessenza del “signor Immagine”, ha intensificato significativamente la guerra USA in Afghanistan e in Pakistan, mentre anche i più fedeli alleati NATO sono sempre più riluttanti a continuare quella che sembra tramutarsi in una guerra senza fine; questi ultimi stanno accortamente cercando di evitare i costi della sconfitta, mentre Obama si sta lasciando travolgere. Ma gli USA non possono continuare questa guerra da soli (con la
presenza pressoché simbolica di soldati mal addestrati dell’Estonia, della Mongolia, della Colombia o della Macedonia).
6. I principali media statunitensi, in particolare la televisione (per esempio Lara Logan, la corrispondente estera più gettonata della CBS, da sempre sostenitrice dell’esercito USA in Afghanistan e ora sfrontata sostenitrice della guerra3) e la radio, ma l’Associated Press, hanno rivestito un ruolo chiave nel confondere il pubblico statunitense sulle ragioni per cui gli USA continuano la guerra in Afghanistan. Dove sono le fotografie di coloro che sono stati uccisi o mutilati dalle truppe statunitensi?
7. Altri commentatori statunitensi – gli interventisti umanitari in Afghanistan, inclusi Human Rights Watch, Sarah Chayes, Harvard’s Carr Center ecc. – prospettano un’idilliaca conclusione del conflitto, in cui allegri agricoltori afghani lavorano in cooperative producendo melagrane o zafferano destinati all’esportazione e nelle stesse campagne si moltiplicano a vista d’occhio le scuole femminili. Questo non ha niente a che vedere con la realtà, ma solo con la propaganda della guerra presso il pubblico statunitense.
8. La guerra in Afghanistan non può essere vinta né militarmente né conquistando i cuori e le menti della resistenza afghana. Inoltre, i bombardamenti statunitensi e l’occupazione dell’Afghanistan hanno rafforzato – e non indebolito – Al Qaeda, favorendo la sua propagazione in almeno due continenti (Asia e Africa). Grazie agli USA, ora Al Qaeda un’organizzazione globale.
9. L’unica soluzione per gli USA sarebbe un immediato ritiro, proprio come fecero i sovietici nel 1989, lasciando che gli afghani trovino una soluzione come fecero i vietnamiti nel 1975. Il metodo Obama/McChrystal lascia intravedere una guerra senza fine e il metodo Biden è un invito per un nuovo 11 settembre.
10. La storia ci insegna che l’unico importante fattore in grado di determinare un immediato ritiro USA da un conflitto è l’aumento delle perdite militari. Sono sotto gli occhi di tutti i casi dell’Indocina (1965-75), dell’attacco al Libano nel quale rimasero uccisi 241 soldati statunitensi (1983), dei Blackhawks abbattuti in Somalia (1993).

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