venerdì 18 dicembre 2009

L'aborto delle minorenni fa litigare le donne del Pd


Affidamento ai servizi sociali o al sistema sanitario, scontro fra Lazzaroni, Lembi e Naldi
di Silvia Bignami
Primo strappo in giunta sui temi etici. E a farne le spese è l´assessore ai servizi socio sanitari Luisa Lazzaroni, cattolica Pd, rea di aver inserito nell´accordo tra Comune e Ausl una norma che ipotizzava, per le adolescenti intenzionate ad abortire, la presa in carico da parte degli assistenti sociali e non del servizio sanitario nazionale. Una frase che manda su tutte le furie le colleghe Simona Lembi, Pd, e Milena Naldi, Sinistra Democratica. Al punto che la norma viene immediatamente «stralciata dal documento».

Dopo due incidenti diplomatici sfiorati (la Lazzaroni aprì i dormitori solo ai «bolognesi» e gli spazi del Comune a Casapound, poi ritrattò le sue dichiarazioni), l´assessore inciampa per davvero. La miccia si accende ieri nel corso della riunione del comitato di distretto tra Comune e Ausl. Presenti i presidenti di quartiere e il rappresentante Ausl del distretto di Bologna Luca Barbieri. Il "caso" esplode quando la Lazzaroni presenta il piano di indirizzo per i minori. Nel capitolo dedicato all´aborto si legge: «La presa in carico della minore viene affidata a un assistente sociale del territorio di residenza della donna o, in via subordinata, a un assistente sociale del territorio su cui insiste il consultorio».

Una frase che trasforma l´aborto in "caso sociale" e non "sanitario", e che sembra obbligare la donna a rivolgersi agli assistenti sociali.
Si oppone subito l´assessore alla scuola Lembi, vecchia Scuola Ds, che avrebbe detto: «Non esiste al mondo che un assistente sociale prenda in carico un aborto». Infuriata l´assessore alla Casa Naldi. Qualche presidente di quartiere protesta. La Lazzaroni tenta una difesa, ma il testo non viene approvato e dopo appena un´ora la frase viene cancellata. Una nota della giunta spiega che «si è deciso di stralciare la parte, scritta in maniera poco chiara, che poteva confliggere con le linee guida regionali di applicazione della legge 194» e che, comunque, scarica sullo scorso mandato la redazione del documento «che risale al gennaio 2009».

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