sabato 19 dicembre 2009

La storia non si ripete. Anche se.


Da Unita
La notizia più preoccupante della settimana, assieme all'aggressione al presidente del Consiglio viene dalla Polonia, e più precisamente da Auschwitz. È stata rubata da ignoti l'insegna all'entrata del campo di concentramento. Quella tristemente celebre con l'iscrizione "Arbeit Macht Frei", "Il lavoro rende liberi". Qualcuno ieri mattina è andato all'ingresso del campo e si è portato via l'insegna. In Polonia ritengono si tratti di noenazisti, e il portare via l'insegna viene considerata una vera e propria profanazione di un luogo dove sono morte circa un milione di persone, quasi tutti ebrei. Naturalmente il ministro degli esteri polacco ha detto che troveranno i responsabili, e che verrannno assicurati alla giustizia. E Avner Shalev, direttore del museo dell'Olocausto a Gerusalemme ha dichiarato che il furto dell'insegna è "un atto che equivale a una vera dichiarazione di guerra".C'è da chiedere come sia stato possibile portarla via. Sarà lunga almeno otto metri, alta un metro ed è in ferro battuto, non può pesare meno di due quintali. Per toglierla c'è bisogno di scale, di un camion, e di almeno quattro uomini. Non ci sono telecamere che sorvegliano il campo ad Auschiwitz? E se sì, come è possibile che non siano stati identificati i responsabili? E non sarebbe giusto che in un luogo così importante, in un posto simbolico e sacro sia presente 24 ore su 24 una vigilanza, visti i tempi, anche armata? Per quasi 65 anni quel luogo non ha mai avuto bisogno di controlli particolari, e a nessuno era mai venuto in mente di andarsi a rubare l'insegna. Ma tanto viene continuamente ripetuto che i gesti, i segnali che corrono per l'Europa in questo ultimo decennio non devono allarmare, e non devono spaventare nessuno. L'altro ieri, vedevo il servizio di "Annozero" sull'intolleranza degli abitanti di un piccolo paese in provincia di Brescia, che non vogliono una moschea, e non vogliono che si parlino altri lingue nel centro del paese che non siano l'italiano. È stato intervistato un ragazzo del luogo, in una discoteca. Ha detto che loro non vogliono gente di fuori, e che bisogna mandare via gli ebrei. Ha detto: "gli ebrei". Era sconvolgente. La storia non si ripete, certo. Ma oggi le insegne si rubano e i ragazzi padani ostentano intolleranza e un antisemitismo tremendo. Siamo proprio sicuri che dobbiamo stare così tranquilli?

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