domenica 20 dicembre 2009

Draghi: "Indennità per tutti i disoccupati"


 
Per Bankitalia il periodo di crisi del lavoro è destinato a durare nel tempo
STEFANO LEPRI
ROMA
Mario Draghi ritorna a suggerire una indennità di disoccupazione per tutti. In un discorso all’università di Padova, dove gli è stata conferita una laurea honoris causa in statistica, il governatore della Banca d’Italia per non urtare certe suscettibilità ha subito aggiunto che «il governo ha fatto già moltissimo» specie nel garantire fondi alla cassa integrazione. Ma la sua proposta, salutata dall’assenso di tutti i sindacati, è di fare un passo in più.

Anche la Banca d’Italia, come la Confindustria, come tanti centri studi indipendenti, teme che la disoccupazione crescerà ancora, e non per poco tempo. Nell’attuale assetto, ha detto Draghi, il sistema italiano di ammortizzatori sociali si basa su una indennità di disoccupazione modesta e sulla cassa integrazione «essenzialmente limitata ai comparti industriali» che danno «una copertura assicurativa estremamente eterogenea». Gli esclusi sono molti.

La Banca d’Italia conferma la sua stima (in passato respinta dal governo) che da questi strumenti restino fuori in caso di licenziamento «circa 1,2 milioni di lavoratori dipendenti» come pure «450.000 lavoratori parasubordinati». Sono numeri che «rafforzano l’esigenza di una revisione», dalla quale verrebbero benefici sia «per l’efficienza produttiva» sia per «l’equità sociale». Avendo come rete di sicurezza un trattamento di disoccupazione per tutti si potrebbe anche accrescere la flessibilità del lavoro.

In un incontro con gli studenti, il governatore ha spiegato che la ripresa economica nel mondo è ancora «largamente debitrice» delle misure eccezionali prese da governi e banche centrali. L’Italia è tornata alla crescita nel terzo trimestre 2009 (dopo 5 di calo) ma ora l’impulso rallenta; il risultato del quarto trimestre, pur positivo, sarà inferiore al +0,6% del terzo. I consumi sono tornati a crescere, grazie soprattutto agli incentivi per l’acquisto di auto e di altri beni durevoli; compare una lieve risalita degli investimenti dopo un vero e proprio crollo.

Nel discorso di accettazione della laurea, Draghi aveva ovviamente esaltato i pregi della statistica, invitando anche i politici a prendere le loro decisioni sulla base di «informazioni quantitative da tutti ritenute affidabili, più che a sondaggi spesso espressione di un’opinione pubblica largamente disinformata». Un esempio concreto l’aveva già fatto: una ricerca della Banca d’Italia non ha trovato evidenza alcuna che gli immigrati portino un aumento della criminalità, al contrario di quanto molti italiani ritengono.

Un altro esempio ricavato da una ricerca della Banca d’Italia è che (purtroppo?) la politica aiuta a fare affari: «i ricavi e i profitti risultano più elevati nelle imprese in cui uno o più dipendenti fanno parte delle amministrazioni locali». Insomma occorre avere buoni dati, e studiarli con «un sano scetticismo». Il governatore, che a Padova ha insegnato trent’anni fa («i tempi delle ronde di Toni Negri, ai quali certamente non vorrei tornare») conclude con una citazione anticonformista: un libro di successo in America, tradotto anche in Italia, Freakonomics, che usa gli strumenti dell’economia per una divertente analisi della vita quotidiana.

A riformare l’indennità di disoccupazione sono favorevoli tutti i sindacati, dalla confederazione di destra Ugl alla Cgil che usa toni di maggiore urgenza («per molti lavoratori le tutele stanno per esaurirsi, per altri sono irraggiungibili»). Consensi anche dalle opposizioni; silenzio dalla maggioranza.

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