domenica 29 novembre 2009

Vendola - Puglia: "Il PD non decide"




"Dobbiamo fare noi quello che avrebbe dovuto fare Vendola e non ha fatto: chiamare le forze politiche a discutere programmi e prospettive senza fare veti e pregiudiziali". Perché il pericolo è che in Puglia si ricostituisca un blocco moderato intorno ad un'alleanza tra il Pdl di Raffaele Fitto e l'Udc proprio quando nel paese si aggrava la crisi democratica che si accavalla a una questione sociale". E' questo il mandato che Massimo D'alema trasferisce all'assemblea del Pd pugliese. Ma il governatore non si ritira dalla corsa per le regionali e rilancia: "Perderemmo se tradissimo il significato profondo che la Primavera pugliese ha avuto nel 2005 e ha avuto nel corso della stagione di governo"




Un mandato al segretario regionale, Sergio Blasi, per prendere contatti con i partiti del centrosinistra e i potenziali alleati in vista dell'allargamento della coalizione attorno a un nome 'condiviso', quindi non quello dell'attuale presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (Sl), perché sul suo nome c'è il veto di Udc e Idv.
Preceduta da grandi attese perché ritenuta una riunione decisiva, l'assemblea regionale del Pd pugliese, partito che ha dato un iniziale appoggio all'autocandidatura di Vendola (del 15 novembre scorso) ma poi ha fatto negli ultimi quattro giorni un rapido dietrofront, si protrae fino a sera.


Sono state le parole di Massimo D'Alema alla direzione Pd il 24 novembre scorso a riaprire clamorosamente i giochi, dopo i numerosi 'no' di Pier Ferdinando Casini e di Lorenzo Cesa sul nome di Vendola. Ma D'Alema - dicono - tiene molto, come nel Pdl ci tiene Raffaele Fitto, all'allenza con l'Udc, partito che in Puglia vale tra il 7 e il 9% dell'elettorato.
Nella Direzione Pd del 24 novembre scorso D'Alema, in nome di alleanze vincenti, aveva ipotizzato "sacrifici del partito e di persone", frase che tra i partecipanti alla riunione era stata immediatamente riferita a Nichi Vendola, per il veto di Udc e Idv, e a Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte.
Assai improbabile anche che si possa, come auspicato da Vendola, giungere alle primarie. Gli alleati centristi è difficile vogliano correre il rischio che 'Nichi il rosso' - come accadde cinque anni fa a dispetto del candidato che era già stato scelto dalla Margherita, Francesco Boccia - risulti vincente nella scelta del 'popolo dei gazebo'.
Ancor più improbabile è che il candidato presidente del centrosinistra possa essere il presidente pugliese del Pd, Michele Emiliano, nonostante il suo nome risulti gradito ai centristi. Candidare lui significherebbe nuove elezioni a Bari, a soli sei mesi dal rinnovo dell'amministrazione comunale, col rischio di non ottenere di nuovo il successo avuto da Emiliano.
Proprio il sindaco di Bari ieri aveva gettato acqua su chi s'infiammava per una sua candidatura: ai consiglieri di maggioranza al Comune, che gli chiedevano di restare a fare il sindaco, aveva detto di sperare che "la maggioranza di centro sinistra allargata all'Udc sappia trovare una candidatura condivisa che non obblighi ad innaturali sacrifici". 

L'intervento conclusivo dell'assemblea è affidato proprio a D'Alema: "Abbiamo dato mandato al segretario regionale, Sergio Blasi, - ha detto D'Alema - perché riprenda il dialogo con le forze politiche con le quali riteniamo di voler governare la Puglia.
Naturalmente bisognerà discutere con tutti i partiti - ha aggiunto - facendo riferimento in particolare all'Udc e all'Italia dei Valori che in Puglia hanno dichiarato di non voler sostenere la ricandidatura di Vendola".

D'Alema non si è nascosto le difficoltà del momento e pur dichiarando ai giornalisti, alla fine del discorso: "Per noi Vendola è il presidente ieri, oggi e domani" nel corso del suo precedente intervento gli ha rimproverato di non aver guidato direttamente il dialogo programmatico per allargare l'alleanza di centro sinistra prima ancora di porre la sua candidatura.
"La situazione è resa difficile non dalle nostre trame ma dalla decisione di Vendola di candidarsi nella convinzione che di fronte al fatto compiuto i partiti si sarebbero accodati", ha detto Massimo D'Alema. "Noi - ha proseguito - avevamo chiesto a lui di prendere l'iniziativa di chiamare le forze politiche attorno a un tavolo e verificare la possibilità di portare l'alleanza per il Mezzogiorno al governo della regione. Lui non lo ha fatto, probabilmente nella consapevolezza che forse attorno a quel tavolo sarebbe stata posta la questione della guida della regione e ha deciso di candidarsi".

Una scelta, quella del presidente della Puglia che - è il j'accuse di D'Alema- ha posto il Pd in una situazione difficile da sbrogliare: "Noi non abbiamo mai posto il problema di scegliere tra Vendola e Udc - ha proseguito l'ex ministro degli Esteri - perché in questi termini si tratta di decidere come perdere le elezioni e, scusatemi, anche per la mia storia preferirei perderle avvolto nella bandiera rossa".
Quindi, dopo la decisione di Vendola, secondo D'Alema, il Pd pugliese può accodarsi ma così facendo verrebbe meno alla " nostra responsabilità di fronte a un partito che non può pensare di farsi eterodirigere". Insomma, il partito pugliese deve tener conto del quadro nazionale.
"Dobbiamo fare noi - ha concluso D'Alema - quello che avrebbe dovuto fare Vendola e non ha fatto: chiamare le forze politiche a discutere programmi e prospettive senza fare veti e pregiudiziali". Perché il pericolo è che in Puglia si ricostituisca un blocco moderato intorno ad un'alleanza tra il Pdl di Raffaele Fitto e l'Udc proprio quando nel paese si aggrava la crisi democratica che si accavalla a una questione sociale. "La maggioranza vive contraddizioni profonde e la tentazione del suo leader di un appello al popolo è fortissima. Berlusconi vorrà fare delle regionali un referendum sul destino politico del Paese. Il berlusconismo è in crisi ma è arrogantemente proteso a sfidare il Paese a partire dalla sua stessa maggioranza, per questo serve un'alleanza con un insieme di forze politiche e della società civile" è il monito di D'Alema.


"Il rischio di riconsegnare la Puglia alla destra c'è ed è reale", è la risposta affidata da Nichi Vendola alle agenzie di stampa. Ma non è certamente il passo indietro auspicato dal partito democratico. E il governatore pugliese proprio in queste re ottiene la fiducia e il sostegno di Rifondazione (pronti a sostenerlo in una coalizione che escluda l'Udc), Verdi e socialisti.
"Non solo vado avanti malgrado tutto e tutti ma vado avanti perché tutto e tutti mi spingono ad andare avanti", commenta Vendola. Perché il pericolo di riconsegnare la Puglia alla destra è strettamente connesso al tentativo di rimozione del significato profondo che la Primavera pugliese ha avuto nel 2005 e ha avuto nel corso della stagione di governo. E' il significato - ha aggiunto Vendola - di un cambiamento non fittizio, non costruito sulla rincorsa di un moderatismo che uccide in nuce la prospettiva del cambiamento.
E' una vicenda nella quale il centrosinistra è stato in grado di parlare a strati larghi della società pugliese, di conquistare anche il popolo pugliese, di spostare gli orientamenti anche dell'elettorato di destra perché ha offerto una proposta di cambiamento chiara, nitida, forte".
"Immaginare oggi dopo cinque anni di annullare politicamente questo punto di forza del centrosinistra - ha concluso Vendola - mi pare davvero un gravissimo rischio".


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