venerdì 27 novembre 2009

Puglia: D'Alema mette in campo Emiliano contro Vendola





Non abbiamo capito molto, lo confessiamo, dalle ultime acrobatiche idee partorite dalla mente inesauribile di Massimo D'Alema. Sembra che la sua missione vera sia di distruggere, contemporaneamente, Michele Emiliano e Nichi Vendola. Il centro sinistra partiva avvantaggiato, sia pur un poco strattonato, per quest'imminente tornata elettorale. Il Pd, come è ovvio, sta dando il meglio di sè nel farsi e non farsi partito, nel farsi in realtà dominare dalle correnti interne e dai capibastone che a parole dicono di voler cambiare la politica, ma nei fatti non mollano e non molleranno mai.
Il centro destra, basito ancora dallo strappo poli-bortoniano e dal malcelato disprezzo dell'UDC (democristianamente suddivisi fra alleanze al nord e corteggiamenti al sud) aveva candidato il suo Carneade. Di fronte alle giuste rimostranze di chi lamentava la popolarità e l'esperienza politica, pari a zero o quasi, del candidato Dambruoso (bravissima persona, peraltro), preparava i panni caldi e le aspirine per il dopo elezioni, rassegnato alla seconda sconfitta di fila. E si dava da fare ad individuare un candidato di riserva: dopo il no accortissimo di Marco Iacobini, ecco che spunta Nicola de Bartolomeo,forse erroneamnete considerato dai destri uomo per tutte le stagoni e tutti gli schieramenti.
Il centro sinistra, intanto, si avviava abbastanza quietamente a ricandidare Nichi Vendola, uscito un po' ammaccato dalle polemiche seguite alle sue, diciamo così, piccole disattenzioni in fatto di questione morale e sanità. E, soprattutto, all'operazione Tedesco "salvato" in Senato grazie alla promozione di Paolo De Castro al parlamento europeo. Sembrava fatta,anche perchè a dare una mano "anticomunista" a Vendola, ci avrebbe pensato Michele Emiliano, sicuro di diventare segretario regionale del Pd: ricordate che non aderì a nessuna delle mozioni nazionali del suo stesso partito, proprio per avere mano libera sul regionale.
Ma non è andata così: Sergio Blasi, il salentino dall'eloquio un po' spento, è stato eletto segretario regionale. Emiliano si è dunque visto azzoppare il consenso e, di conseguenza, si è indebolita la sua sponsorizzazione di Nichi Vendola. A mescolare le acque hanno dato un grande contributo i dipietristi, almeno a parole insoddisfatti di Vendola soprattutto per le questioni legate alla Sanità e alla nomina di certi assessori. Di fatto, il centro sinistra si è dissolto: ai "tavoli" di maggioranza, comunisti e rifondaroli sono pressochè invisibili, Sinistra e LIbertà non sa se diventerà mai un partito. In compenso Vendola per primo non nasconde di voler "allargare" all'UDC (e alla Poli Bortone? forse no) in nome di un'alleanza per il Sud, in netto contrasto con un governo sostanzialmente post fascista e razzista grazie alla Lega Nord, ingrovigliato in un gigantesco conflitto di interessi, con un premier che ormai comanda il parlamento a bacchetta.
Le certezze si dissolvono, Vendola è costretto ad autocandidarsi e lo annuncia prima alla stampa per poi correggere il tiro durante la sua famosa Fabbrica in Fiera, quando lancia l'idea delle primarie. Invita a tutta voce l'Udc e l'Italia dei Valori, ricorda il consenso popolare che lo portò a sfidare vittoriosamente prima Francesco Boccia, appunto alle primarie. E poi Raffaele Fitto, alle regionali.  Fu anche abbastanza semplice per lui, Nichi, dopo quasi vent'anni di regime berlusconiano, farsi prendere la mano e dire "il popolo mi vuole".
Ma tutto questo oggi cambia di nuovo: dopo il rifiuto anche piuttosto piccato dell'UDC e il giudizio sospeso dell'IDV ecco che a sparigliare la mano (già abbastanza problematica di suo) arriva Massimo D'Alema che, forte ormai della segreteria nazionale DS (Bersani si sa è cosa sua), cala l'asso di Briscola e lancia l'idea (il che nel pd di oggi è un ordine) di schierare Emiliano contro Vendola alle primarie. Manco fossimo ad un duello di gladiatori per cui, mal che vada, ammazza due mosche con un colpo solo. Infatti, comunque vada la faccenda, i due sono bruciati per sempre in politica.
Atteso che Michele Emiliano avrebbe già dichiarato che mai e poi mai verrà meno al suo patto di alleanza e sostegno con Nichi Vendola, ci chiediamo: ma che cosa vuole da noi pugliesi Massimo D'Alema? La Puglia era un magnifico laboratorio politico: stavamo dimostrando al mondo come si riesce a sopravvivere al Berlusconismo senza troppo imitarlo. Le scorse elezioni amministrative furono una magnifica esplosione di coordinamento e alleanza, di politica vecchia e nuova, di emilab e di comizi, di politica porta a porta ed elaborazioni classiche.
Ora tutto questo va probabilmente dove vanno tre quarti degli uomini politici, indipendentemente dal credo, dall'ideologia, dal colore e anche dal quoziente intellettivo. A puttane.
Un solo, umile avvertimento: Michele Emiliano è il sindaco di Bari. Ha preso impegni serissimi con tutti quelli che hanno votato per lui e anche con quelli che gli hanno votato contro. Sarebbe un tradimento senza perdonovederlo concorrere alle primarie e, in caso di vittoria, allo scranno più alto della giunta regionale. Nichi Vendola, ed è il secondo umile avvertimento, a questo punto farebbe bene a entrare nel Pd senza perdere altro tempo con Sinistra e Libertà, che sta cadendo a pezzi ogni giorno di più.
Infine: se di alleanze e programmi si deve parlare, se di sud e meridione si deve parlare, bè allora assicuriamoci che almeno Cuffaro ed altri dello stesso tipo e calibro non abbiano rinnovato la tessera dell'UDC. E abbiamo il coraggio di dire che, in fondo a questo tunnel, forse c'è solo un affare da diversi svariati miliardi di euro: la vendita a Caltagirone, suocero di Pierferdinando Casini, dell'acquedotto pugliese che tutti dicono di volere pubblico.

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