sabato 28 novembre 2009

La fine di Sinistra e libertà e l'appello ai Compagni




 
Riceviamo e pubblichiamo (in colpevole ritardo) -

E alla fine apprendiamo dalla stampa e dal web che Sinistra e Libertà esplode. Questo articolo di Matteo Bartocci del Manifesto forse la fonte meno di parte.

Prima i Verdi lasciano il progetto e si profila lo spettro del veto sull'uso del simbolo. Poi il PSI affronta una micro scissione dei clan Craxi - De Michelis contrari alla convivenza con vendoliani e SD ma contemporaneamente lo stesso PSI in toto ribadisce che SeL è solo una alleanza e nulla di più.
In un clima di diffidenza e sospetti incrociati poi scoppia il "caso Toscana", dove Nencini segretario del Partito Socialista non si vuole candidare con SeL dopo aver preso debiti accordi con il PD; esito, SeL non si presenterà alle elezioni regionali toscane.
Il tutto alla faccia del "progetto politico" e delle ciance sulle "decisioni dal basso".

Ma i fatti sono più chiari delle teorie, facciamo i conti: l'operazione di Vendola e Fava, nel nome dell'unità, ha prodotto

   - 1 Scissione dai DS
   - 1 pesante scissione dal PRC
   - 1 piccola scissione dal PdCI
   - 1 frattura congressuale dei Verdi con "possibili fuoriuscite"
   - 1 micro scissione nel PSI da parte dei clan De Michelis - Bobo Craxi
   - Lo sfaldamento della stessa SeL con il relativo sparpagliamento

Nei territori molti amministratori iniziano a guardarsi attorno in cerca della prossima collocazione, civica o nel PD, altri rinnegano facendo finta d'ssere sempre stati altro, mentre i "pasdaran" coniano le ennesime formule sulla necessità di lavorare ad una "nuova sinistra" (ancora!?).
Ma sono ormai percepibili gli imbarazzi. La base che si era buttata in buona fede nel progetto mugugna, si incazza, inizia a capire.

Davvero, ad oggi, si può continuare ad affermare che le divisioni causate dal gruppo dirigente di Sinistra e Libertà, che oltre alle dolorose rotture nei partiti di sinistra ha portato ad una presenza frammentata alle elezioni europee, fossero ispirate dalla volontà di fare un "unico partito della sinistra"?

Posto che era chiaro ai dirigenti che i Verdi e il PSI avevano altre e antitetiche idee, non è legittimo domandarsi:

   "Ma se Sinistra Democratica e vendoliani erano per il partito unico, perché nel frattempo non si sono uniti almeno tra di loro?"

Non sarebbe stato più logico e utile a quello scopo restare nei partiti d'origine che nel frattempo stavano portando avanti (e concluderanno fra poche settimane) un processo di unità possibile ed effettiva?

Il fatto è che la sostanza era altra.
Le vicende di SeL sono legate ad una classe politica - magari anche relativamente giovane - legata a doppio filo a sistemi di pensiero e pratiche sconfitti e sorpassati dai tempi.
Sconfitti infine - e qui le scissioni - dai congressi di partito e dalla maggior parte delle base di sinistra che in quell'occasione aveva votato.
Continuare a ripetere ossessivamente l'aggettivo "nuovo" non poteva cancellare il fatto che le uniche cose che si stavano ri-proponendo erano la "contaminazione" veltroniana dell' "I care" (ricordate?) o ancora più indietro l'occhettismo della "cosa".
Il partito leggero mischiato a riminiscenze gruppettare della fantasia al potere.
La subordinazione di una visione politica nitida, della certezza di chi si vuole rappresentare ad un contenitore di caratteristiche spugnose, che trova nell'eclettismo delle idee forma e contenuto.
Una "partito self service" in cui ogni simpatizzante sceglie il proprio menu.
Tutte cose già dette, già viste, già provate da una classe dirigente - e anche da moltissimi militanti e piccoli dirigenti locali, non facciamo gli ipocriti - che rappresentano la grande sconfitta storica della vecchia sinstra ma che non vogliono lasciare il campo a ciò che viene dopo.

Un grande vuoto culturale insomma, che si è tentato di coprire inventadosi una sorta di "orgoglio del dubbio", una specie di culto dell'eterna ricerca del quid politico che però senza basi e senza direzione non poteva approdare da nessuna parte.

Su tutto ciò la vera strategia di fondo, ovvero l'idea che un soggetto di sinistra oggi per esistere debba essere per forza una costola elettorale del partito social-liberale più grande, ovvero del Partito Democratico. Una idea figlia della crisi di idee certo ma che non aiuta certo a venirne fuori, né nel lungo né nel breve periodo. Una idea superata dagli anni de l'Ulivo.
Di tutto questo vuoto era scontato che gli squaletti della politica - magari pochi, magari molti - interessati ad un traghetto verso la prossima elezione prestigiosa facessero un sol boccone.

Ecco il capolavoro di Vendola, Fava, Nencini e Francescato: appello dopo appello si sono trovati sempre più soli e isolati, a formare la "coalizione degli ex", il cartello degli sconfitti ai congressi che tra odi e veti incrociati non riesce a tenersi assieme.

Ho sempre considerato inutili (oltre che viscide) le piaggerie tattiche tra "concorrenti" politici come tra compagni: io spero che per questa classe dirigente il naufragio del progetto di SeL sia la definitiva capitolazione.
Un'area di sinistra a-comunista più moderata, di stampo "zapaterista" esiste nell'opinione dell'elettorato e merita una collocazione. Non merita una classe dirigente di residuati che tenta con una retorica del rinnovamento vecchia di decenni di restare in sella del suo giocattolo virtuale.

Non la merita a Roma e a maggior ragione non la merita nei territori, nei piccoli centri in cui - tanto per fare un esempio - il vecchio ceto diessino rimasto senza giocattolo magari pretende di conservare per diritto divino la vecchia preminenza.

Alla fine, alla prova del tempo, si è rivelato cos'era settarismo e cos'era voglia di rinnovamento, cos'era un progetto politico e cos'era un gioco di specchi.

Il mio appello a tutti i compagni e compagne seri, in buona fede e che condividono il progetto di una sinistra autonoma dal Partito Democratico è di venire con noi nella Federazione della Sinistra, l'unica unità che in questi mesi è stata praticata davvero, riuscendo a mettere assieme una sufficiente solidità e consistenza.
Lo strumento è questo, sta a noi decidere di farlo crescere e di renderlo la vera sinistra unita.
(18 novembre 2009)

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