martedì 10 novembre 2009

I No Tav vincono le elezioni per la Comunità montana




Da Carta.it - [9 Novembre 2009]

I No tav della Val di Susa hanno vinto, domenica 8 novembre, le elezioni della Comunità montana. Che è diventata così un notevole ostacolo all'inutile opera.

Quando si dice «democrazia chilometro zero». I No Tav della Val di Susa hanno vinto, sabato scorso, le elezioni per il presidente, il vicepresidente e il consiglio della nuova Comunità montana, che raggruppa le ex Comunità montane della Bassa e Alta Val di Susa e della Val Sangone. A votare, i consiglieri comunali di tutti i comuni interessati, oltre una quarantina.
Presidente è stato eletto Sandro Plano, ex sindaco di Susa, del Pd e fermamente contrario all’Alta velocità e al tunnel. Plano, oggi assessore a Venaus, ha battuto il candidato del centrodestra Franco Capra per 40 voti: 315 i voti andati al primo, 275 al secondo.
Della maggioranza, 13 consiglieri provengono dalle liste No Tav, che alle ultime amministrative hanno avuto un grande successo, e 13 sono Pd [ma si sa che diversi di loro sono altrettanto contrari alla Tav]. Dunque, la nuova Comunità montana è il nuovo, grande ostacolo che i favorevoli alla Tav si trovano davanti, considerato che i rappresentanti della Valle nell’Osservatorio tecnico sono appunto nominati dalla Comunità montana, e che nel programma della lista Pd-No Tav si dice chiaramente che l’Osservatorio va abolito.
Questo organismo era stato creato, all’indomani della battaglia di Venaus, alla fine del 2004, per tentare di «conquistare» i sindaci a una procedura apparentemente concordata nella progettazione del tunnel di oltre 50 chilometri cui i valsusini si oppongono da una quindicina d’anni. L’Osservatorio, presieduto dall’ingegner Virano, era effettivamente riuscito a spingere i sindaci, e in particolare l’allora presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa, Antonio Ferrentino, a scrivere un loro piano, intitolato «Fare», che cercava di dimostrare nella pratica, senza opporre un diniego assoluto, che la Tav lì non si può fare. Ma la tecnica, com’è noto, dipende dalla politica: tanto era bastato per far dire a governo e Regione Piemonte che la valle si era infine piegata, e in questi giorni dovrebbero essere effettuati i carotaggi nel terreno, preliminari al lavoro sul tunnel: gli stessi che qualche anno fa provocarono blocchi, proteste, l’occupazione militare della valle e l’aggressione al presidio di Venaus, poi «riconquistata» da decine di migliaia di persone dopo uno sciopero generale in tutta la valle e il blocco delle autostrade.
Contro i carotaggi, il 31 ottobre, il movimento No Tav ha organizzato una fiaccolata cui hanno partecipato diecimila persone.
Ora la novità è che i No Tav fanno da soli anche nelle istituzioni locali, senza delegare più nulla. E sapendo fare alleanze, quando serve. La lista comune con il Pd locale ha provocato, da parte di quello regionale, minacce di espulsioni dal partito di chi si era alleato con i No Tav, e tutti e tre i candidati alla segreteria del Pd si erano espressi contro la scelta del Pd valsusino. Ieri l’esito del voto. Gianfranco Morgando, segretario regionale del Pd, ha detto oggi alla Repubblica che quella di Plano è «una vittoria sul centrodestra raggiunta con un percorso sbagliato». E ha aggiunto: «Non ho condiviso l’alleanza con i No Tav, che continuo a considerare politicamente inaccettabile. Su questo c’è, come sanno i Valsusini, un netto dissenso. Come ho detto loro in più occasioni, le contraddizioni di questa alleanza sono destinate ad esplodere e a rendere inevitabile il suo superamento».
La prima dichiarazione del nuovo presidente della Comunità montana, Plano, è stata: «Virano ha presentato a Bruxelles il dossier con la proposta di tracciato sostenendo che avesse il via libera della valle e delle amministrazioni. Ma non era vero. Nessuno ha deliberato nulla, anzi! Siamo per il dialogo ma abbiamo molte perplessità sulla piega che ha assunto l’Osservatorio, una piega politica, non tecnica. L’organismo dovrà essere rivisto ed avere un ruolo diverso».

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